“I segreti di Gray Mountain”, la recensione

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Un attacco frontale e senza pietà alcuna alle grosse società minerarie che devastano il territorio dei monti Appalachi, nell’est degli Stati Uniti, per estrarre il carbone con l’abominevole pratica dello strip mining. Di contro, una difesa della povera gente del posto che subisce sulla propria pelle le prepotenze, le illegalità, le violenze, le distruzioni ambientali della grande industria carbonifera, la “Big Coal”. Da cui, tuttavia, dipende in larga parte l’economia locale.

Questo è il cuore de “I segreti di Gray Mountain“: intorno, c’è praticamente “tutto” John Grisham, vecchio e nuovo, con la sua capacità di raccontare argomenti impegnativi senza perdere di vista l’obiettivo di intrattenere il pubblico.

LE NOVITA’

Non si vedeva una protagonista femminile dai tempi de “Il rapporto Pelican“, ed ecco a voi Samantha Kofer, giovane e promettente avvocato che all’improvviso, perso il lavoro, si ritrova catapultata da un prestigioso studio di New York a una sperduta cittadina di montagna della Virginia, dove suo malgrado otterrà un posto da stagista non pagata presso il gratuito patrocinio.

La causa di questo sradicamento è la crisi finanziaria del 2008, che funge da inquadramento iniziale e finale della vicenda narrata: John Grisham contestualizza dunque il suo romanzo in una situazione storica attuale.

C’è spazio per una storia di sesso, descritta con toni che fanno pensare addirittura a Nicholas Sparks. Con la differenza importante, però, che qui si tratta soltanto di sesso, in quanto la protagonista rifiuta esplicitamente qualsiasi altro coinvolgimento sentimentale.

IL GRISHAM “CLASSICO”

John Grisham,Ecco alcuni dei leit-motiv che hanno fatto grande John Grisham, presenti nel romanzo:

  • la critica ai grandi studi legali delle metropoli e alle loro totalizzanti condizioni di lavoro;
  • l’opposta realtà del gratuito patrocinio nelle aree più povere;
  • la vita nelle cittadine di provincia con i loro curiosi e controversi personaggi;
  • gli avvocati specializzati in risarcimento danni, dipinti come pavoni che fanno la ruota saltando da un posto all’altro a bordo di lussuosi jet;
  • un minimo accenno allo sport sotto forma di partita di football che scorre sullo schermo di un locale.

Ci sono poi altri piccoli richiami qua e là che agli attenti seguaci grishamiani non saranno sfuggiti. Ad esempio la passione per il volo da turismo e l’accenno a modelli di piccoli aeroplani (che troviamo ne “La convocazione” e “Il re dei torti“), oppure un antipatico agente Fbi che si chiama Frohmeyer, esattamente come l’altrettanto detestabile vicino di casa di “Fuga dal Natale“. Per non parlare dello studio legale Scully & Pershing attorno a cui ruota “Il ricatto” e al quale, stavolta, Grisham riserva un’ingloriosa fine.

ALCUNE PECCHE DI TRADUZIONE

jg_sportsbarQualche sbavatura emerge qua e là dalla traduzione italiana di Nicoletta Lamberti. “Il giorno di Thanksgiving” non suona così bene rispetto a quanto farebbe un più fluido e comprensibile “giorno del Ringraziamento“.

Le tipiche espressioni americane “Big Law” e “Big Coal” – termini generici che si riferiscono alla realtà d’insieme rispettivamente dei grandi studi legali e della grande industria carbonifera – nella versione in italiano sono purtroppo tradotte come se fossero una singola società o persona (“di Big Law“, invece di un più corretto “della Big Law“).

Infine, ciò che a un certo punto della narrazione, è stato tradotto con “bar dello sport” in realtà si riferisce a uno “sports bar“: mentre in Italia con bar dello sport si indica il “baretto” di quartiere in cui gli avventori discutono in maniera più o meno appropriata di calcio, negli Stati Uniti lo “sports bar” è un particolare tipo di locale, poco o per nulla diffuso dalle nostre parti, in cui i clienti si fermano a guardare gli eventi sportivi su grandi schermi.

Fuga dal Natale

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john_grisham_fuga_natale_krank“Dare buca” al solito Natale e andarsene in crociera ai Caraibi? E’ il sogno di molti. Luther Krank ha deciso: niente spese per gli addobbi, il pupazzo Frosty sul tetto di casa, i regali, i pranzi, le donazioni a questo o a quello… Niente di niente, si va ai Caraibi: i soldi che a ogni Natale escono dal portafogli, stavolta si spendono al mare!

Luther e la moglie Nora, ritrovatisi soli dopo la partenza della figlia Blair, appena laureata, per una missione umanitaria in Perù, decidono una clamorosa “fuga dal Natale” e da tutto il suo consumismo. Il piano è pronto. Ma Luther e Nora non hanno fatto i conti con l’invadenza dei vicini di casa – vivono in un tipico sobborgo dell’Illinois – e con la potenza di quella che, comunque, resta pur sempre la festa più bella e coinvolgente dell’anno…

LIBRO E POI FILM

Fuga dal Natale” è un romanzo di John Grisham del 2001, uscito in Italia nell’anno successivo. Titolo originale: “Skipping Christmas“. Nel 2004 ne è stato tratto il film diretto da Joe Roth, omonimo solo nella versione italiana (“Fuga dal Natale“, appunto), mentre il titolo originale per il grande schermo è “Christmas with the Kranks“.

Protagonisti del film Tim Allen nel ruolo di Luther Krank, Jamie Lee Curtis nei panni di Nora, mentre Dan Aykroyd (che molti ricorderanno come uno dei due Blues Brothers) è Vic Frohmeyer, il volitivo e antipatico capoquartiere che comanda l'”assedio” ai Krank per far sì che trascorrino il Natale a casa come tutti gli anni…

UN GRISHAM DA COMMEDIA

Fuga dal Natale“, libro e film, sono assolutamente da leggere e da guardare nei giorni che precedono il 25 dicembre. Una commedia ironica e divertente, ma anche piena di umanità. E con una critica, tutt’altro che velata, verso l’ipocrisia e il moralismo a oltranza della classe borghese e tendenzialmente conservatrice.

John Grisham e, sulle sue orme, Joe Roth dipingono un convincente quadretto dell’America delle casette con giardino e delle piccole comunità in cui tutti si interessano di tutti, ma anche stracarica di apparenze e falsità. Tuttavia a trionfare, al di là di ogni desolante meschinità, è la magica atmosfera del Natale: le luci, la neve, il calore del trascorrere le feste con i propri cari. Cose di cui, in fondo, tutti abbiamo bisogno. Tanto da arrivare alla frase conclusiva del romanzo: “Saltare il Natale. Che idea ridicola. Magari l’anno prossimo“.

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Hollywood Grisham

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In attesa de Il ricatto” con Zac Efron, i film tratti dai romanzi di John Grisham sono finora otto. Registi quali Sydney Pollack, Alan J. Pakula, Joel Schumacher, Francis Ford Coppola hanno diretto le trasposizioni cinematografiche dei bestseller di Grisham, interpretate da alcune delle più grandi stelle del cinema americano. Abbiamo scelto – in base alla celebrità ma anche al ruolo effettivamente interpretato – le dieci maggiori star che hanno incarnato i personaggi nati dalla penna di J.G.

1) Tom Cruise. Il Pete Mitchell di “Top Gun” ne “Il socio” interpreta un altro Mitchell, l’avvocato McDeere, che finisce a lavorare nel lussuoso studio legale Bendini, Lambert & Locke, gestito dalla… mafia. Da rampante avvocato con un contratto favoloso alla fuga da una trappola mortale. L’intensità dell’interpretazione vale il primo posto.

2) Gene Hackman. Presente in tre film con altrettanti parti da “cattivo”. Ne “Il socio” è Avery Tolar, diretto superiore di Tom Cruise alias Pete Mitchell: Avery fa parte della mafia che gestisce lo studio legale, tuttavia è un edonista e si lascia andare a leggerezze che gli costeranno la vita. Ne “L’ultimo appello” è Sam Cayhall, ex militante del Ku Klux Klan condannato a morte. Infine ne “La giuria” è Rankin Fitch, avvocato senza scrupoli. Il più assiduo.

3) Julia Roberts. Darby Shaw, la protagonista de “Il rapporto Pelican“, è finora il maggiore personaggio femminile in un romanzo di John Grisham. Una studentessa di legge che, lavorando a una semplice tesina, arriva a scoprire la verità sull’assassinio di due giudici federali, toccando interessi enormemente più grandi di lei. Memorabile.

4) Matt Damon. “L’uomo della pioggia“, diretto da Francis Ford Coppola, è spesso passato inosservato. L’allora ventisettenne Matt Damon interpreta l’avvocato in erba Rudy Baylor che, per difendere una povera donna, si ritrova coinvolto in una causa plurimilionaria contro una grande società di assicurazioni.

5) Denzel Washington. Di nuovo “Il rapporto Pelican“: Denzel è l’energico giornalista d’assalto Gray Grantham del Washington Post che, mettendo a repentaglio la propria vita, accetterà di aiutare Darby Shaw a salvarsi e a rendere pubbliche le scottanti verità contenute nel rapporto Pelican.

6) Susan Sarandon: interpreta Reggie Love ne “Il cliente“. Un’avvocatessa combattiva e testarda che si prende a cura il caso del piccolo Mark Sway (un dodicenne Brad Renfro, scomparso nel 2008, al suo esordio)

7) Matthew McConaughey: un altro dei belli di Hollywood, all’età di ventisette anni è l’avvocato Jack Brigance, protagonista de “Il momento di uccidere“. Nella versione cinematografica del primo romanzo di John Grisham, McConaughey brilla in un cast stellare che include Sandra Bullock, Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, Chris Cooper, Ashley Judd, Donald e Kiefer Sutherland.

8) John Cusack: nei panni dello sfuggente e misterioso Nicholas Easter è il protagonista de “La giuria“, film sulla spinosa questione della vendita e del possesso di armi da fuoco negli Stati Uniti (nel romanzo, invece, sono imputate le aziende produttrici di tabacco).

9) Dustin Hoffman: anche lui presente ne “La giuria” nel ruolo di Wendall Rohr, avvocato anziano e idealista che perora la causa della vedova Celeste Wood contro l’azienda produttrice di armi da fuoco, ritenuta responsabile della strage in cui un pazzo ha ucciso il marito.

10) Dan Aykroyd: l’ultima scelta è caduta su questo attore canadese dalla prolifica carriera quasi quarantennale: è uno dei due “Blues Brothers“, lo troviamo anche in “Ghostbusters“, “A spasso con Daisy“, “Teste di cono“, “Pearl Harbor“, “50 volte il primo bacio“, “Candidato a sorpresa” e in un altro classico natalizio, “Una poltrona per due“. In “Fuga dal Natale” indossa le vesti del “capo-quartiere” antipatico e conservatore Vic Frohmayer.

Fuori classifica: Danny DeVito e Jon Voight, rispettivamente il goffo paralegale Deck Shifflet e l’arrogante avvocato Leo F. Drummond ne “L’uomo della pioggia“. Due efficaci interpretazioni come spalla e antagonista di Matt Damon.

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