Rogue Lawyer, il nuovo romanzo

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Si intitola Rogue Lawyer ed è il nuovo romanzo di John Grisham. Protagonista della storia è Sebastian Rudd, un avvocato di strada molto particolare. Il libro è in uscita il 20 ottobre 2015 negli Stati Uniti ed è il ventottesimo romanzo (il trentaseiesimo titolo in carriera) dell’autore noto come il re del legal thriller. Non si conosce ancora la versione italiana, che presumibilmente arriverà a dicembre.

In questa nuova fatica letteraria, John Grisham torna a un tipo di personaggio a cui aveva già dedicato un intero romanzo nel 1998, intitolato appunto L’avvocato di strada (The Street Lawyer). La figura dell’avvocato che si prende a cuore le cause che nessun altro vuole e dei più deboli è molto ricorrente nell’opera grishamiana: da Il momento di uccidere a Il cliente, da L’uomo della pioggia a Il re dei torti, da I contendenti al recente I segreti di Gray Mountain.

Stavolta, però, il nuovo eroe di Grisham è un avvocato davvero sui generis.

LO STUDIO MOBILE DI SEBASTIAN RUDD

Il protagonista di Rogue Lawyer (letteralmente “avvocato canaglia”) viene presentato direttamente da John Grisham sul suo sito ufficiale. Sebastian Rudd non è certo l’unico avvocato di strada degli Stati Uniti, ma sicuramente è uno dei più strani, perché non ha nulla in comune con il tipico avvocato di strada. Nonostante la sua netta linea anti-establishment.

Intanto, non ha un ufficio. Lavora in un furgone personalizzato e blindato, dotato di wi-fi, eleganti sedie in pelle, un frigobar, uno scomparto segreto per le pistole. Non avendo uno studio, Rudd non ha neppure soci, associati, segretarie, impiegati: l’unico dipendente è il suo autista, che gli fa anche da guardia del corpo, paralegale, confidente e… caddy quando Sebastian gioca a golf. Il suo ultimo ufficio è stato fatto saltare in aria, non si è mai capito se per mano degli spacciatori di droga o della polizia. L’avvocato gira armato e vive solo, in un piccolo appartamento all’ultimo piano di un alto edificio, a debita distanza dalle strade.

Sebastian Rudd accetta i casi che gli altri avvocati rifiutano per paura di sporcarsi le mani. E sono casi piuttosto delicati: il punk tossicodipendente accusato di molestare e uccidere ragazzine; un boss della criminalità nel braccio della morte; un proprietario con l’accusa di aver sparato alle teste di cuoio durante un’irruzione nella casa sbagliata. Rudd è in costante conflitto con la polizia e con i politici locali. Crede che ogni persona accusata di un crimine abbia diritto a un giusto processo e non si preoccupa di giocare sporco pur di ottenerne uno. Odia le ingiustizie e tutti i loro responsabili, le compagnie di assicurazione, le banche, le multinazionali, non si fida dei politici e disprezza gli altri avvocati. Ama la pubblicità e si diverte a far filtrare delle “soffiate” ai suoi giornalisti preferiti.

Sebastian Rudd, tuttavia, combatte le sue battaglie più cattive contro la sua ex moglie. Una donna che lui detesta, e il sentimento è reciproco. Hanno un figlio, un ragazzino che suo malgrado è spesso una pedina nella loro guerra.

“AVREI VOLUTO ESSERE UN ROGUE LAWYER

Ho praticato l’avvocatura in provincia per dieci anni – racconta John Grisham sul suo sito – una carriera che ho interrotto quando decisi di dedicarmi soltanto alla scrittura. Al pari degli altri avvocati impacchettati nei loro studi lungo la via principale della città, passavo le giornate scrivendo atti e memorie e soltanto occasionalmente andavo in tribunale. Era una piccola, sicura carriera, che non ti creava molti rischi. Tuttavia, segretamente ammiravo quegli avvocati che avevano poco tempo per stare in ufficio e preferivano invece trascorrere i loro giorni in tribunale, sul campo di battaglia, spesso alle prese con clienti e cause che chiunque altro avrebbe rifiutato per la loro impopolarità. Io non ero uno di questi. Non ho mai assunto la difesa di un imputato di un efferato delitto o di un condannato nel braccio della morte, né ho mai dato la caccia a società truffaldine. Ero spaventato dallo sporcarmi le mani. In fondo, tuttavia, avrei voluto essere un rogue lawyer”.

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Avvocati di strada

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Avvocato di Strada onlus

L’avvocato di strada” è un romanzo di John Grisham uscito nel 1998, “The Street Lawyer” nel suo titolo originale. Appena tre anni dopo, nel 2001, è nata in Italia l’associazione Avvocato di Strada, una onlus che offre tutela legale gratuita alle persone senza dimora.

IL ROMANZO

L’avvocato di strada” narra la storia di Michael Brock, un avvocato dalla sfrenata ambizione che un giorno, al lavoro, viene preso in ostaggio da un senzatetto armato. Minuti interminabili a cui pone fine l’intervento della polizia, che uccide l’aggressore. Sconvolto dall’accaduto, Michael indaga su quel senzatetto e, a poco a poco, scopre gli sporchi affari dello studio legale di cui fa parte. Deciderà allora di passare dalla parte opposta, abbandonando le sue ambizioni per diventare un avvocato di strada che difende la causa degli homeless, pronto a dare battaglia ai suoi potenti ex colleghi.

L’ASSOCIAZIONE

L’associazione Avvocato di Strada tutela gratuitamente i senzatetto. Ha base a Bologna (dove è nata nel 2001 da un’idea dell’associazione Amici di Piazza Grande) ma ha aperto sedi in una quarantina di città italiane. Sul suo sito ufficiale – dove l’associazione si definisce “lo studio legale più grande d’Italia (e anche quello che fattura meno)” – c’è l’elenco completo delle sedi e la pagina Facebook ufficiale conta oltre 26 mila like.

In ogni sportello avvocati e laureati in giurisprudenza offrono consulenza e assistenza legale gratuita, oppure ricevono gli homeless direttamente presso i centri di accoglienza e i dormitori. Inoltre i volontari realizzano iniziative pubbliche, corsi di formazione e pubblicazioni tematiche.

Sono numerosi gli avvocati che – anche senza essere stati degli “squali” come Michael Brock, il protagonista del romanzo di Grisham – hanno scelto di offrire la propria professionalità a supporto della causa di Avvocato di Strada, per aiutare chi ha bisogno.

GRISHAM E BOLOGNA

In almeno due occasioni, quindi, si crea uno speciale legame tra John Grisham e Bologna. Così come lo scrittore statunitense ha scelto il capoluogo dell’Emilia-Romagna come ambientazione del thriller “Il Broker“, così dei cittadini bolognesi hanno adattato il titolo di un suo bestseller come nome di un’associazione dalle finalità altamente nobili e importanti.

Perché per combattere la povertà, bisogna in primo luogo conoscere la realtà e le situazioni. Lo stesso Grisham, prima della stesura del libro, ha voluto toccare con mano il mondo degli homeless (al quale era completamente estraneo) attraverso il contatto con la Washington Legal Clinic for the Homeless.

VIDEO Il Tg La7 del 6 ottobre 2014 parla di Avvocato di Strada:

John Grisham, L'avvocato di strada

I 30 secondi di John Grisham

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Archivio - John Grisham

Una scrivania organizzata è indice di una mente organizzata. Se in trenta secondi non trovi una cosa che cerchi, stai perdendo soldi“. Lo scrive John Grisham nel romanzo “Il re dei torti“. L’autore riprende lo stesso concetto anche ne “L’avvocato di strada“, quando fa affermare al protagonista che “non c’era niente di più frustrante che sfogliare una pratica del peso di qualche chilo in cerca di qualcosa che non era stato registrato con la dovuta precisione. Se non lo trovavi in trenta secondi, diceva l’assioma, era inutile“. Ecco a voi l’archivistica secondo John Grisham.

GLI ARCHIVI E LA REGOLA DEI 30 SECONDI

Il nucleo del ragionamento è semplice: se non si riesce a reperire un documento in un archivio in tempi molto rapidi, allora si sta sprecando denaro.

Ho trovato questa teoria che si rifà ai suddetti passi di John Grisham in un blog apparentemente lontano sia dai miei interessi personali, sia dagli argomenti vicini al romanziere noto come il re del legal thriller. Il post che applica le affermazioni di Grisham all’archivistica è apparso nel blog “Foederis Arca“, che l’autore Emanuele Atzori definisce “il primo blog per gli archivi degli istituti religiosi“. E forse anche l’unico, dato il tema estremamente settoriale che viene trattato.

Senza voler estrapolare da Grisham – scrive Atzori – nozioni di archivistica sulla corretta gestione dell’archivio corrente (per la qual cosa rimando alla relativa manualistica) ritengo però che l’idea di misurare il tempo di recupero di un documento in un dato fascicolo sia molto buona e possa darci un’idea piuttosto chiara dello stato di efficienza del nostro archivio. Ovviamente laddove la tempistica risultasse piuttosto insoddisfacente potrebbe essere il tempo di una seria analisi della modalità di gestione del flusso documentale per provvedere a un suo miglioramento. Ma questa è un’altra storia…

IL TEMPO E’ DENARO

L’attenzione e la propensione di John Grisham verso una corretta e proficua gestione del tempo risalgono al periodo in cui esercitava la professione di avvocato. All’epoca la scrittura era per lui un hobby, che poteva coltivare soltanto nelle prime ore del mattino, svegliandosi all’alba, prima di indossare giacca e cravatta e andare al lavoro. Questa necessità, unita alla consapevolezza che per guadagnarsi da vivere bisogna sgobbare (atteggiamento sempre presente in Grisham), ha contribuito notevolmente a sviluppare in J.G. un elevato livello di autodisciplina, alla base della sua prolificità e dei suoi successi letterari.

Quindi, si può tranquillamente affermare che alla radice della “teoria dei 30 secondi” di John Grisham, che rispunta per almeno due volte all’interno dei suoi bestseller, ci sia l’esperienza di vita e di lavoro dell’autore di Jonesboro. Una convinzione applicabile non solo ai tradizionali e polverosi archivi cartacei, ma anche e soprattutto a qualsiasi computer, la cui organizzazione per cartelle, sottocartelle e file altro non è che un archivio elettronico.