Rat Mullins, lo “Zeman” di John Grisham

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C’è uno Zeman in un romanzo di John Grisham. Il libro, di sport, è “Il professionista” (titolo originale: “Playing for pizza“) ed è ambientato nel mondo del football americano… in Italia. Lo Zeman in questione è Rat Mullins, un personaggio minore della storia, quasi una comparsa, ma dal profilo interessante. Che sia football americano o calcio (o meglio, soccer, come negli Usa, per evitare confusioni, definiscono lo sport più popolare del mondo), cambia poco: qui si parla della mentalità e del modo di essere di un allenatore.

RAT MULLINS

Rat Mullins è un anzianotto ed eccentrico allenatore di football che a un certo punto compare nel romanzo, facendo una proposta di ingaggio a Rick Dockery, il protagonista, per giocare nella squadra canadese in cui è stato assunto come head coach. Rick è un quarterback che, dopo un clamoroso fallimento sportivo nella Nfl, ha trovato il suo ambiente ideale nella squadra italiana dei Parma Panthers. E infatti rifiuterà la pur allettante offerta, nonostante Rat sia stato l’unico allenatore con cui Rick si fosse trovato bene nel corso della sua travagliata carriera.

Rat Mullins – si legge ne “Il professionista” – era stato assunto da più squadre professionistiche di Rick. Vent’anni prima si era inventato una macchina da guerra offensiva basata sui lanci e aveva spedito ondate di ricevitori a correre in tutte le direzioni. Era stato famoso per un po’, ma nel corso degli anni era passato di moda perché le sue squadre non vincevano. Quando Rick aveva giocato a Toronto, Rat era stato coordinatore dell’attacco della squadra. Erano diventati molto amici. Se Rat fosse stato l’head coach, Rick sarebbe stato nella formazione iniziale di ogni partita e avrebbe lanciato cinquanta volte“.

QUELLI COME ZEMAN

Leggendo queste parole dal punto di vista italiano, inzuppato di calcio fino al midollo, chi vi ricorda Rat Mullins? Facile: Zdenek Zeman. E tutti quelli come lui. Onestà morale, sistema di gioco super offensivo e votato allo spettacolo, qualche successo entusiasmante e poi “rientro nei ranghi”, pochi trofei sollevati, se non nessuno. E quindi esoneri, limitazioni, bastoni fra le ruote, difficoltà a entusiasmare non tanto il pubblico (perché in fondo quelli come Zeman alla gente onesta piacciono) ma i “padroni del vapore”, che presto si riprendono il loro predominio.

Ma chi sono, gli allenatori come Zeman? Li potrei definire “integralisti gentili dall’altra parte della barricata”. Allenatori moralmente sani, che traducono sul campo la loro integrità attraverso il sistema di gioco di cui si fidano ciecamente e che li rappresenta al cento per cento. Se li assumi, sposi un’idea, non compri vittorie. Un po’ burberi ed eccentrici, sicuramente contro l’ipocrisia, i giochi di potere e gli squallidi rappresentanti del Palazzo. Basano tutto sulla correttezza, l’onestà intellettuale e il coraggio. Chi merita, gioca, indipendentemente dal nome e dall’età. Costruiscono la “Zemanlandia”, l’isola felice in cui ci si diverte e si fanno le cose in un certo modo. Al di là del risultato. In nome della bellezza: la verità è bellezza, la bellezza è verità, per dirla con Yeats.

Sono talmente in pace con sé stessi, che non si curano minimamente se il loro metodo porti vittorie o meno, ma vanno avanti per la loro strada. Forse troppo, tanto che qualcuno se ne accorge e allora, per loro, potrebbe essere troppo tardi. Chiedono tempo per lavorare e ottenere risultati, ma spesso non glielo danno. E sono sempre pronti a ributtarsi in una nuova, affascinante sfida.

NOI VINCEREMO, BABY

Vi lascio con le parole di Rat Mullins ne “Il professionista” di John Grisham: “Noi vinceremo, baby. Faremo cinquanta punti a partita e, se le altre squadre ne faranno quaranta, non me ne importa perché tanto non riusciranno mai a raggiungerci. Ieri ho detto al grande capo che abbiamo bisogno di un nuovo tabellone segnapunti perché quello vecchio non potrà stare al passo con me, il mio attacco e il mio grande quarterback, Dockery l’idiota. Ci sei ancora, ragazzo?“.

Possono piacere o meno, gli Zeman. O i Rat Mullins. Ma quel che è certo è che, nella vita, non si può piacere a tutti.

Go Panthers!

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Domenica 6 luglio a Ferrara (ore 18), sul campo dello stadio “Paolo Mazza“, va in scena il 34° Italian Super Bowl, cioè la finale del nostro campionato di football americano. A contendersi il titolo i Seamen Milano e i Parma Panthers. Esattamente quei Panthers che John Grisham ha immortalato nel suo romanzo “Il professionista” (titolo originale: “Playing for pizza“).

PARMA CAPITALE DEL FOOTBALL

I Parma Panthers sono una vera e propria potenza degli ultimi anni. In questo Super Bowl, il settimo della loro storia, inseguono il quinto titolo nazionale consecutivo. In caso di vittoria i nero-argento emiliani completerebbero una stagione perfetta, senza alcuna sconfitta. John Grisham è il presidente onorario della squadra, che ha contribuito in maniera fondamentale a rendere celebre nel mondo.

Nel 2007 lo scrittore statunitense fu ospite d’onore nella finale, persa, contro i Bergamo Lions, per tanti anni dominatori del campionato. Nel romanzo “Il professionista“, però, Grisham fece finire la storia in modo opposto, con i Panthers a trionfare, guidati dal quarterback americano Rick Dockery. Il libro, di lì a pochi anni, portò fortuna ai Panthers che hanno conquistato il titolo ininterrottamente dal 2010 al 2013.

I RICORDI EMILIANI DI JOHN GRISHAM

Qualche anno fa – racconta Grisham nelle note finali del libro, uscito nel 2007 – mentre stavo effettuando ricerche per un altro libro, ho scoperto per puro caso l’esistenza del football americano in Italia. C’è una vera Nfl italiana, con squadre vere, giocatori veri e perfino un vero Super Bowl“.

I Panthers di Parma – continua – sono assolutamente reali. Li ho visti giocare sotto la pioggia allo stadio Lanfranchi contro i Dolphins di Ancona. Il loro coach è Andrew Papoccia (Illinois State), la cui collaborazione è stata preziosa (…) Quando si è trattato di football, questi ragazzi americani hanno risposto a tutte le mie domande. Quando si è trattato di cucina e vini, si sono dimostrati ancora più entusiasti“.

Infine: “Il proprietario della squadra dei Panthers è Ivano Tira, una persona di grande cordialità che ha fatto in modo di rendere piacevole il mio breve soggiorno a Parma (…) I Panthers sono un simpatico branco di robusti italiani che giocano a football per amore di questo sport e per la pizza. Una sera, dopo l’allenamento, mi hanno invitato con loro al Polipo e ho riso fino alle lacrime“.

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