John Grisham e i Cardinals

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Abbiamo parlato più volte, in questo blog, del particolare legame che unisce John Grisham e il baseball. Da buon americano, lo scrittore è praticamente cresciuto a stretto contatto con il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti, tanto da realizzare un complesso di sei campi nella sua proprietà in Virginia. E ha inserito spesso il baseball nei suoi libri, dedicandogliene uno intero.

SOGNANDO STAN MUSIAL

Nella recente intervista a Publishers Weekly, Grisham ha raccontato che “quando ero bambino, ogni sera ascoltavo alla radio i St. Louis Cardinals“, esattamente come il piccolo protagonista del romanzo La casa dipinta e i suoi familiari. “La storia raccontata in quel libro è inventata – continua – ma nasce dai ricordi della mia infanzia. Ho trascorso i primi sette anni della mia vita in una piantagione di cotone in Arkansas, ascoltando i racconti dei miei nonni e zii. La sera si ascoltava il baseball“.

Nelle sperdute campagne intorno a Jonesboro, città natale di John Grisham, negli anni ’50 e ’60 non arrivavano molti input da fuori e la voce che raccontava le gesta dei Cardinals era uno di questi: bastava una radiolina per sognare le imprese di Stan Musial e degli eroi in casacca rossa. “Quando da ragazzino giocavo a baseball – continua – intorno al campo c’erano sempre cinque o sei radio sintonizzate con i Cardinals. Tutti sapevano cosa stavano facendo e mentre io e gli altri ragazzi eravamo sul diamante, volevamo rivivere la partita della sera precedente“.

LA PRIMA VOLTA

E poi arrivò la grande occasione: andare a vedere dal vivo una partita di baseball. Una partita dei Cardinals. “Quando avevo tredici anni – racconta JG – mio padre trovò lavoro e riuscì a procurarsi i biglietti per una serie di tre partite al Busch Stadium di St. Louis. Si affrontavano i Cardinals e i San Francisco Giants. Era il settembre del 1968: mio padre portò allo stadio me e mio fratello. Fu qualcosa di magico, che mi resterà sempre dentro“.

E’ abbastanza facile immaginare quanto indimenticabile possa essere stato quel giorno per un ragazzo della provincia americana degli anni ’60, che vive per il baseball. In un grande stadio della MLB, in mezzo alla folla, assaporando ogni momento della partita, dalle fasi di riscaldamento fino all’ultimo out, guardando finalmente dal vivo quei giocatori finora sempre e solo immaginati o al massimo visti sulle figurine o su qualche rara rivista, in un’epoca dove la televisione era ancora rara e il computer neanche fantascienza…

Per la cronaca, in quella stagione 1968 i Cardinals vinsero la National League con 97 vittorie e 65 sconfitte qualificandosi per la World Series, dove furono sconfitti 4-3 dai Detroit Tigers. Ancora non esistevano i playoff, che sarebbero comparsi l’anno successivo. Questi i risultati della serie a cui assistette John Grisham:

6 settembre 1968 – Cardinals – Giants 7-8.
7 settembre 1968 – Cardinals – Giants 1-5.
8 settembre 1968 – Cardinals – Giants 3-2.

John Grisham contro la HB 1532

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Nel mese di aprile 2016 lo scenario politico del Mississippi, stato di cui John Grisham è originario, è stato interessato da una turbolenza scatenata dalla firma della legge HB 1532 (House Bill) da parte del governatore repubblicano Phil Bryant. Il provvedimento autorizzerebbe esercizi pubblici e privati quali hotel, ristoranti, negozi, scuole e ospedali, in nome della libertà religiosa, a negare i propri servizi agli omosessuali e in genere alle persone LGBT. Il Mississippi, storicamente, è uno degli stati più conservatori e retrogradi degli Usa, ma non tutti sono rimasti a guardare.

LA PROTESTA

Ben 95 scrittori e intellettuali del Mississippi, tra cui appunto Grisham e altri autori noti come Donna Tartt, hanno firmato una lettera di protesta (scaricabile qui) contro la legge firmata dal governatore Bryant, per la difesa dei diritti civili. Alla mobilitazione si sono presto aggiunti aziende importanti come la IBM e personaggi di altri ambiti come Bruce Springsteen e Bryan Adams, con quest’ultimo che ha persino cancellato un concerto in Mississippi in segno di protesta.

L’HB 1523 viene vista come un esempio tangibile del lato reazionario del Mississippi, ma che secondo i firmatari della lettera non è l’unico, nello stato che diede i natali a William Faulkner. Il Mississippi reazionario “ha nutrito intolleranza, degrado e brutalità, considerando ciò che è diverso come una minaccia alla famiglia e ai suoi valori. Invece esiste un altro volto del Mississippi, che tiene in considerazione compassione, carità, gentilezza e una serie di altre affinità condivise quotidianamente dagli abitanti dello stato, abbracciando ciò che è diverso. E’ questo sentimento che ha allevato la grande letteratura nata in Mississippi

Ciò che la letteratura ci insegna è l’empatia – prosegue il testo – Ci ricorda che tendere una mano ai nostri prossimi, anche se sembrano differenti da noi e amano differentemente da noi, significa dire loro: tu sei un essere umano come me, vieni dallo stesso posto, affronti le stesse difficoltà. Gli autori del Mississippi hanno narrato il dolore e la delusione, ma anche l’orgoglio e il fiero desiderio di vedere una politica di questo stato che sia all’altezza delle aspettative dei suoi cittadini. E’ davvero sgradevole per molti di noi vedere la retorica dell’odio, sottilmente velata, avvelenare ancora una volta la nostra vita pubblica. Il governatore Bryant e i firmatari della legge non sono le sole voci del Mississippi: qui ci sono sempre state persone che combattono le ingiustizie e lo faranno ancora. Questo è il volto del Mississippi che vogliamo“.

I 95 AUTORI

Ed ecco la lista, aggiornata a metà aprile 2016, degli autori del Mississippi che sostengono la protesta contro la legge HB 1532: Ellis Anderson, Ace Atkins, Howard Bahr, Angela Ball, Marion Barnwell, Steven Barthelme, Matt Bondurant, William Boyle, Carolyn Brown, Kelly Butler, Jimmy Cajoleas, Sarah C. Campbell, Julie Cantrell, Hodding Carter III, Hodding Carter IV, Maari Carter, Jim Dees, James Dickson, Kendall Dunkelberg, William Dunlap, Lee Durkee, Margaret Eby, John T. Edge, Liz Egan, Kelly Ellis, W. Ralph Eubanks, Beth Ann Fennelly, Ellen Ann Fentress, William R. Ferris, Ann Fisher-Wirth, Tom Franklin, Martha Hall Foose, Christopher Garland, Melissa Ginsburg, John Grisham, Matthew Guinn, Minrose Gwin, Becky Hagenston, Derrick Harriell, Brooks Haxton, Gerard Helferich, Ravi Howard, Lisa Howorth, T. R. Hummer, Greg Iles, Deborah Johnson, Rheta Grimsley Johnson, Michael Kardos, James Kimbrell, Taylor Kitchings, Jamie Kornegay, Kos Kostmayer, Catherine Lacey, Kiese Laymon, T. K. Lee, Beverly Lowry, Richard Lyons, Suzanne Marrs, C. Liegh McInnis, Margaret McMullan, Greg Miller, Mary Miller, Andrew Malan Milward, Benjamin Morris, Family of Willie Morris, Scott Naugle, Teresa Nicholas, Michael Pickard, Catherine Pierce, John Pritchard, Douglas Ray, Julia Reed, James Seay, Kevin Sessums, Gary Sheppard, Katy Simpson Smith, Matthew Clark Smith, Michael C. Smith, Michael Farris Smith, Kathryn Stockett, Donna Tartt, Tate Taylor, Wright Thompson, Natasha Trethewey, Tiffany Quay Tyson, Jesmyn Ward, Brad Watson, Larry Wells, Neil White, Curtis Wilkie, Ruth Williams, Austin Wilson, Gerry Wilson, Steve Yarbrough, Steve Yates.

La convocazione

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Uscito nel 2002, La convocazione – titolo originale The Summons – è un legal thriller di John Grisham dai toni piuttosto tranquilli e meno impegnativi rispetto ai grandi titoli della sua produzione come, ad esempio, Il socio, Il rapporto Pelican o, tra gli ultimi usciti, L’ombra del sicomoro e L’avvocato canaglia. Il romanzo è costruito attorno a un particolare stato d’animo: ritrovarsi troppi soldi in mano può dare alla testa e trasformarsi in una pericolosa schiavitù.

Ray Atlee è un quarantenne, solitario docente di legge all’Università della Virginia. Divorziato, senza figli né nuove relazioni, conduce una vita tranquilla nella piccola Charlottesville, tra una lezione e una chiacchierata con i colleghi, un esame e un volo su un aereo da diporto che noleggia ogni volta presso la scuola degli ex piloti di Marina Dick, Charlie e Fog, diventati suoi amici fidati.

LA LETTERA

All’inizio della storia, Ray riceve una lettera del padre Reuben, un noto giudice di Clanton, Mississippi, ormai malato terminale di cancro. Il giudice, da tempo in pensione, con la sua solita freddezza convoca i figli Ray e il minore Forrest, uno sbandato sempre alle prese con problemi di alcol e droga, per discutere l’eredità e l’amministrazione dei beni di famiglia – pochi, in realtà, nonostante gli Atlee siano stati un tempo una facoltosa famiglia del sud – in vista della propria scomparsa.

Ray, che da ragazzo aveva sofferto l’ingombrante personalità del padre né vuole di nuovo avere a che fare con il fratello e i suoi guai, torna controvoglia a Clanton con l’intento di riandarsene molto presto. Giunto nella vecchia casa, lo attende invece una sorpresa: il padre è morto e il cadavere giace come addormentato su una poltrona. Non solo: Ray in un nascondiglio trova scatole piene di banconote, per un totale di tre milioni di dollari. Contanti che non figurano nel testamento del padre.

IL MISTERO DEI DOLLARI

Ray cerca di ragionare sull’accaduto. Preferisce tenere Forrest, arrivato sul posto poco dopo di lui, all’oscuro del denaro, perché sa lo che dilapiderebbe nei suoi stravizi. E non lo alletta neppure l’idea di denunciare il ritrovamento allo Stato, visto che il fisco si mangerebbe buona parte di quei soldi.

La vita monotona di Ray, d’un tratto, diventa un ricordo e la sua mente si carica presto di ansie, timori e interrogativi apparentemente senza risposta: da dove vengono i soldi? Chi è al corrente della loro esistenza? Si tratta di denaro sporco? Come è possibile che un uomo rigido, devoto alla legge e meticoloso come il giudice Atlee abbia tenuto nascosta in casa una fortuna del genere?

Deciso a non far cadere i dollari nelle mani di Forrest e a risolvere l’enigma, Ray li carica nel bagagliaio della sua auto e, sbrigate le formalità del funerale, torna a Charlottesville, dove prova a riprendere la vita di sempre e nel frattempo, con calma, a indagare sulla provenienza del denaro. Ma non è più così: Ray deve convivere con la paranoia di essere seguito e spiato, perché quando si ha troppo da perdere è facile sentirsi osservati… I sospetti diventano una minaccia concreta: qualcuno di molto pericoloso è davvero a caccia di quei tre milioni. Ancora una volta, Ray si mette al volante e torna in Mississippi, dove tutto è nato, per chiarire il mistero una volta per tutte. La soluzione sarà sconvolgente, ma il colpo di scena finale lo è ancor di più.

AMBIENTAZIONE E TEMI

Ne La convocazione viene subito evidenziata la doppia ambientazione: la reale cittadina di Charlottesville in Virginia, dove tra l’altro risiede lo stesso Grisham, e la fittizia Clanton in Mississippi, che ritroviamo anche in altri romanzi ed è situata nello stato dove l’autore è cresciuto. Il protagonista Ray ha in Charlottesville il suo rifugio sereno, mentre il Mississippi, per il quale non sente minimamente nostalgia, gli rievoca i dispiaceri di gioventù e le vicissitudini familiari. Ma è proprio laggiù, nel profondo sud, che si annida la soluzione ai fatti misteriosi in cui si trova coinvolto.

L’atmosfera del romanzo, come detto, è gradevole e pacata. Lo stile è scorrevole e ricco di particolari. Non ci sono morti violente né processi giudiziari carichi di tensione, ma l’unico cadavere è quello di Reuben Atlee nelle prime pagine e poi, al massimo, c’è solo qualche raid intimidatorio.

I protagonisti della storia sono tre. Uno è Ray, costantemente presente con i suoi stati d’animo, il passato che lo tormenta e la voglia di proseguire la sua vita sicura e confortevole. I soldi che ha con sé “scottano” e svelano i lati più egoistici del suo carattere, fino a quando si rende conto che tenere tutto quel denaro è solo un peso dal quale liberarsi incondizionatamente. Il secondo è Forrest, una sorta di “ombra” imprevedibile che compie di tanto in tanto delle improvvise quanto decisive apparizioni. Il terzo è Reuben, il giudice morto, la cui personalità continua a influenzare e condizionare la vita dei due figli con cui non aveva mai tenuto un buon rapporto: né con Ray, che il padre voleva diventasse avvocato, né Forrest, che si è rovinato con le sue stesse mani.

Nel libro ricorre una serie di situazioni presenti anche in altri romanzi di Grisham come il personaggio di Harry Rex Vonner, il pittoresco avvocato divorzista di Clanton, la descrizione della vita nelle piccole città di provincia del sud e dei loro giudici e avvocati, il racconto di un tipico funerale di quelle parti, i soliti accenni allo sport e il tema della responsabilità civile delle grandi aziende farmaceutiche e le conseguenti class action che fanno arricchire certi avvocati senza scrupoli, come Patton French, che si rivelerà l’elemento chiave della vicenda.

La terra dimenticata da Internet

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Wired Usa ha realizzato un interessante reportage sul digital divide e sui problemi di accesso a Internet in Mississippi, lo stato in cui John Grisham è cresciuto e in parte ancora vive. The land that Internet era forgot (La terra dimenticata dall’era di Internet) è il titolo del long-form, firmato da W. Ralph Eubanks e corredato da splendide fotografie di Tabitha Soren, che puoi leggere in inglese qui.

Al seguito di un curioso “evangelizzatore digitale”, il giornalista ha percorso le campagne e le cittadine di provincia del Mississippi, soprattutto nella zona del Delta, evidenziando come l’arretratezza economica e l’isolamento culturale – si tratta uno degli stati più poveri e retrogradi degli Usa – si rispecchiano anche nelle difficoltà di accesso alla Rete e nella scarsità di banda larga. Un fattore, oggi, a dir poco fondamentale per lo sviluppo di un territorio.

MISSISSIPPI OGGI

L’arretratezza sociale, economica e culturale del Mississippi è un aspetto che emerge nettamente, in molte occasioni, dagli stessi romanzi di John Grisham. Lo scrittore ha frequentato qui liceo e università, ha esercitato l’avvocatura ed è stato persino parlamentare: insomma, il Mississippi è casa sua.

Eubanks – anch’egli un Mississippian – riporta che oggi lo stato con capitale Jackson è in fondo a tutte le classifiche di prosperità e benessere rispetto agli altri stati dell’Unione e oltre un milione di persone (cioè più di un terzo della popolazione totale) è tagliato fuori dalla banda larga. Gran parte della popolazione, afroamericana al 38% (la più alta percentuale degli Usa), è troppo povera per permettersi un abbonamento da rete fissa o un piano dati per il proprio smartphone, sempre che ne abbia uno.

Decenni di segregazione razziale e di isolamento voluto e strenuamente difeso dalle élite bianche hanno reso il Mississippi un luogo da cui si cerca di scappare, mentre chi resta si trova tuttora a fare i conti con persistenti diseguaglianze, tra bianchi e neri, tra abitanti di città e di campagna. Internet potrebbe essere una delle chiavi per livellarle.

EVANGELIZZATORI DI INTERNET

Ad accompagnare l’inviato di Wired è Roberto Gallardo, 36enne di origine messicana che lavora per l’Extension Service. È un ente che risale al tempo in cui gli Stati Uniti erano ancora una nazione prevalentemente rurale e che aveva come scopo la diffusione del know-how più avanzato in fatto di agricoltura a tutte le case e le fattorie dell’entroterra. In pratica, agenti statali “evangelizzatori” battevano le campagne per istruire i contadini sui metodi più moderni per incrementare la produttività della loro terra.

Oggi gli Extension Service fanno ancora questo, ma non solo: il lavoro di Gallardo e dei suoi colleghi è spargere il verbo di Internet nell’arretrato contado del Mississippi, nelle piccole biblioteche delle cittadine, negli uffici pubblici, nelle sonnolenti assemblee del Rotary. L’alfabetizzazione digitale, la banda larga e l’accesso alla Rete come diritto garantito sono fattori decisivi per entrare a pieno titolo nelle dinamiche sociali ed economiche di oggi.

Se non hai accesso alla tecnologia o se non sai come usarla, è ormai simile al non saper leggere o scrivere. La banda larga è essenziale per le infrastrutture di questo paese così come lo fu l’elettricità 110 anni fa o il sistema autostradale 50 anni fa“, spiega Gallardo, come se fosse uno di quei predicatori itineranti cari a questa nazione, mentre sbalordisce il suo uditorio con parole come cloud computing, internet delle cose, rivoluzione mobile e invita tutti ad aprire un sito e a sbarcare sui social media.

LA SOCIETA’ CHIUSA

La società chiusa”, così gli attivisti per i diritti civili definirono il Mississippi negli anni ’60. In quel periodo W. Ralph Eubanks era un bambino che suo padre, funzionario dell’Extension Service, si portava appresso in giro per lo stato. Erano ancora in vigore le leggi segregazioniste e allora la sua qualifica ufficiale era “Negro county agent”: Eubanks padre, uomo in gamba ma sempre visto come uno straniero seppur proveniente dalla vicina Alabama, agiva convinto che insegnare ai contadini neri del sud, ex mezzadri e ora piccoli proprietari, come ottenere profitto dalla loro stessa terra era la strada migliore per portarli fuori dalla povertà. Il terreno di quella zona fluviale era fertile e spesso bastava un piccolo appezzamento coltivato per assicurarsi una vita dignitosa. Tutto questo mentre le élite bianche ricorrevano a ogni mezzo, compreso l’oscuramento di trasmissioni televisive, per difendere i propri privilegi. Oggi suo figlio vuole verificare se il digital divide di oggi affonda le sue radici in quel lungo isolamento.

Il Mississippi è povero, su questo non ci piove. La fine della segregazione razziale ha determinato un allontanamento di élite e capitali bianchi, e il governo statale tuttora non fa molto per integrare pienamente i neri nell’economia. Nel suo viaggio, Eubanks incontra cittadine povere e degradate come Clarksville, Tchula o Ruleville, in cui avere una connessione veloce non è una priorità per gli abitanti, ma anche centri dinamici come Quitman che nonostante i mille problemi ha fatto fronte comune non appena si è presentata l’opportunità di avere la banda larga per tutti, nonostante qualche resistenza e pregiudizio sempre presenti soprattutto da parte dei cittadini più anziani e diffidenti. E i miglioramenti si sono visti, ma si tratta di casi isolati. Spesso le città non hanno risorse da investire nell’incremento dell’infrastruttura digitale, perché tra criminalità, incarcerazione di massa e povertà hanno ben altro per la testa.

In fin dei conti, disporre di accesso a Internet continua a essere considerato in Mississippi come un lusso per pochi e non un diritto civile per tutti. Con tutte le conseguenze che, nel 2015, si possono ben immaginare.

10 motivi per cui mi piace John Grisham

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John Grisham è il mio scrittore preferito. Leggo i suoi romanzi da circa dieci anni e da un anno e mezzo gli dedico questo blog. Sono oltre trenta titoli, tra legal thriller – per cui è conosciuto in tutto il mondo – e libri di altro genere, in cui ha raggiunto ugualmente livelli molto interessanti. Ci sono storie irresistibilmente coinvolgenti e altre meno, “di routine” le potrei definire.

E’ normale. Una squadra vincente non gioca tutte le partite di campionato con la stessa intensità. E’ dominante in buona parte di esse, in altre stringe i denti e porta a casa il risultato al di là dello spettacolo e qualcuna la perde pure, nulla di strano. Ciò che conta è il modello di gioco, la realtà costruita intorno a un successo, e John Grisham ci è riuscito: la sua identità è ormai inconfondibile, ogni volta che inizi un suo romanzo sai che ti porterà in un mondo a te familiare oppure ti guiderà alla sua scoperta senza farti perdere l’orientamento.

Ecco allora 10 motivi per cui mi piace John Grisham.

1) LA PASSIONE PER LO SPORT. Grisham considera lo sport fondamentale per la crescita di un individuo e altrettanto basilare per la convivenza sociale. Tre suoi romanzi sono a tematica sportiva e molti altri sono ricchi di riferimenti e accenni al mondo dello sport.

2) LA DENUNCIA SOCIALE. Le distorsioni del sistema economico, giuridico e sociale degli Stati Uniti d’America sono al centro di alcuni dei migliori romanzi di Grisham, ex avvocato. Gli attacchi alla pena di morte, alle grandi società senza scrupoli, alle falle dell’apparato giudiziario sono familiari per i suoi lettori.

3) IL RACCONTO DI ALCUNI CONTESTI DELLA SOCIETA’ AMERICANA. Grisham ci fa conoscere dall’ìnterno alcune importanti realtà, senza le quali non comprenderemmo le storie narrate: la vita nei grandi studi legali, i meccanismi della giustizia, la familiarità degli statunitensi con il baseball e il football, le cittadine di provincia, i vari tipi di avvocati, il funzionamento delle lobby.

4) IL RAPPORTO CON IL CINEMA. Senza la fantasia di Grisham non avremmo mai potuto vedere film di grandi successo, interpretati e diretti da alcuni tra i più celebri attori e registi: Tom Cruise, Gene Hackman, Julia Roberts, Denzel Washington, Matt Damon, Susan Sarandon, Matthew McConaughey e molti altri.

5) L’AMORE PER L’ITALIA. Il Broker è ambientato a Bologna, Il Professionista a Parma e sono due straordinari omaggi allo stile di vita italiano. Grisham “spizzica” un po’ la nostra lingua e ogni tanto è ospite a qualche festival. Chissà, magari prima o poi si comprerà una casa da queste parti…

6) LO STILE DI VITA. Grisham vive in modo sano e disciplinato. Si alza prestissimo ogni mattina e si mette a scrivere fino a ora di pranzo. Quando lavorava duro come avvocato, era costretto a farlo nel poco tempo libero, tra cui appunto nelle prime ore di luce. Oggi si gode la sua vita in campagna e gestisce il suo centro sportivo dedicato al baseball.

7) LA SEMPLICITA’. John Grisham tratta spesso argomenti seri e complessi, ma senza mai dimenticare il gusto per l’intrattenimento. Altrimenti il pubblico si annoierebbe a morte. La sua prosa è lineare e alla base delle sue storie ci sono valori semplici come la famiglia, l’amicizia, il perdono.

8) GLI STATI UNITI. Che siano i grattacieli di New York o i piccoli centri rurali del Mississippi, l’ambientazione di gran parte dei romanzi di John Grisham non tradisce: niente sa attirare il lettore come il fascino degli States!

9) L’ANTIRAZZISMO. John Grisham è fortemente antirazzista, pur essendo cresciuto un luogo culturalmente arretrato come il Mississippi. Recentemente si è espresso a favore dell’eliminazione, dalla bandiera dello Stato, dei richiami alla bandiera sudista.

10) NIENTE E’ IMPOSSIBILE. Molte storie di John Grisham hanno per protagonisti degli “outsider” che, di fronte a imprese apparentemente impossibili, riescono con grinta e tenacia a conquistare traguardi inimmaginabili oppure a tirarsi fuori da trappole mortali.

E a te, perché piace John Grisham?

Clanton, Mississippi

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Non vi scervellate a cercare Clanton, Ford County, Mississippi su Google Maps o, se siete all’antica, su mappe stradali o atlanti, neppure sui più dettagliati. La cittadina di provincia in cui John Grisham ha ambientato vari e importanti romanzi – Il momento di uccidere, La convocazione, L’ultimo giurato, Ritorno a Ford County, L’ombra del sicomoro – in realtà non esiste. Al massimo c’è una Clanton nel vicino Alabama, ma non è la stessa cosa.

Le vostre ricerche, così, si fermeranno al Mississippi. Perché quello – uno degli stati più poveri degli Usa, nel cosiddetto Profondo Sud – esiste eccome. E Grisham lo conosce bene, dal momento che ci è cresciuto e andato a scuola, vi ha lavorato ai tempi in cui faceva l’avvocato e lì possiede tuttora una residenza di campagna, a Oxford.

Clanton, invece, così come la contea in cui sorge, è una località immaginaria, in cui il re del legal thriller cerca di riprodurre le caratteristiche, nel bene e nel male, del “suo” Mississippi. Clanton è inventata, così come la Messina de L’allenatore, la Bowmore di Ultima sentenza o la Strattenburg della saga di Theodore Boone, mentre in altri casi John Grisham ha optato per città veramente esistenti. Anche la contea di Ford è immaginaria, e qui è stato facile: le contee americane (equivalenti pressappoco alle nostre province) portano spesso il cognome di presidenti degli Usa.

WELCOME TO CLANTON

In base alle informazioni deducibili dai romanzi di Grisham, Clanton è una cittadina di circa diecimila abitanti situata nella parte nordoccidentale dello stato, in una zona rurale non lontana da Memphis, che, seppure ubicata nel Tennessee, è la grande città più vicina, il punto di riferimento per tutto ciò di cui si ha bisogno e che nelle campagne non si trova. Il clima è tipicamente caldo umido.

Clanton rispecchia i caratteristici problemi del Sud degli Usa: in primis la difficile convivenza tra bianchi e neri e le gravi questioni razziali – più acute negli anni ’60 e ’70 e poi, con l’integrazione, affievolitesi ma mai scomparse – e quindi la povertà e l’ignoranza dell’abitante medio, le abitudini retrograde della popolazione, l’isolamento culturale, la violenza, la pena di morte, la frustrazione dei piccoli avvocati e l’indifferenza della borghesia locale. Anche se, come ha rivelato lo stesso Grisham in un’intervista a La Repubblica nel 2010, “ci sono persone meravigliose, e generose. Vivo in Virginia, in una piccola città, e mi sarebbe difficile vivere in qualsiasi altro posto. Il Sud rappresenta la mia cultura, le mie origini. E i problemi che ci sono… beh, sono comuni a molti altri luoghi“.

PROVINCIA PROFONDA

Clanton è una tipica città di provincia americana, con l'”aggravante” di trovarsi nel povero Mississippi. L’arteria principale è la Main Street, ricorrente in quasi tutte le cittadine d’America, sulla quale si affacciano i principali negozi, caffè e attività. Edificio dominante è il tribunale, che si affaccia sulla piazza centrale, circondato da edifici in gran parte occupati da studi legali.

Gli svaghi sono davvero pochi, a Clanton. Qualche locale e nulla più, e clientela non sempre raccomandabile. Allora, nei venerdì sera d’autunno, tutti ad affollare le gradinate dello stadio per tifare a squarciagola per la locale squadra di football liceale: i Cougars della Clanton High School, stando al racconto riportato ne L’ultimo giurato. I personaggi locali costituiscono una fauna ben riconoscibile: da onesti lavoratori a delinquenti senz’arte né parte, da contadini del circondario ad avvocati di piccolo cabotaggio, da normali famiglie a fidati tutori dell’ordine (immancabile lo sceriffo), dalle varie personalità di giudice fino a pastori e fedeli di svariate confessioni religiose.

Alcuni hanno visto nel nome Clanton un richiamo al famigerato Ku Klux Klan (“Klan Town”), che fu molto attivo in quel territorio, ma lo stesso Grisham ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. In realtà, un aggancio tra il nome Clanton e la biografia di John Grisham c’è: Don Clanton era il suo allenatore di football ai tempi del liceo alla Southaven High School.

Rat Mullins, lo “Zeman” di John Grisham

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C’è uno Zeman in un romanzo di John Grisham. Il libro, di sport, è “Il professionista” (titolo originale: “Playing for pizza“) ed è ambientato nel mondo del football americano… in Italia. Lo Zeman in questione è Rat Mullins, un personaggio minore della storia, quasi una comparsa, ma dal profilo interessante. Che sia football americano o calcio (o meglio, soccer, come negli Usa, per evitare confusioni, definiscono lo sport più popolare del mondo), cambia poco: qui si parla della mentalità e del modo di essere di un allenatore.

RAT MULLINS

Rat Mullins è un anzianotto ed eccentrico allenatore di football che a un certo punto compare nel romanzo, facendo una proposta di ingaggio a Rick Dockery, il protagonista, per giocare nella squadra canadese in cui è stato assunto come head coach. Rick è un quarterback che, dopo un clamoroso fallimento sportivo nella Nfl, ha trovato il suo ambiente ideale nella squadra italiana dei Parma Panthers. E infatti rifiuterà la pur allettante offerta, nonostante Rat sia stato l’unico allenatore con cui Rick si fosse trovato bene nel corso della sua travagliata carriera.

Rat Mullins – si legge ne “Il professionista” – era stato assunto da più squadre professionistiche di Rick. Vent’anni prima si era inventato una macchina da guerra offensiva basata sui lanci e aveva spedito ondate di ricevitori a correre in tutte le direzioni. Era stato famoso per un po’, ma nel corso degli anni era passato di moda perché le sue squadre non vincevano. Quando Rick aveva giocato a Toronto, Rat era stato coordinatore dell’attacco della squadra. Erano diventati molto amici. Se Rat fosse stato l’head coach, Rick sarebbe stato nella formazione iniziale di ogni partita e avrebbe lanciato cinquanta volte“.

QUELLI COME ZEMAN

Leggendo queste parole dal punto di vista italiano, inzuppato di calcio fino al midollo, chi vi ricorda Rat Mullins? Facile: Zdenek Zeman. E tutti quelli come lui. Onestà morale, sistema di gioco super offensivo e votato allo spettacolo, qualche successo entusiasmante e poi “rientro nei ranghi”, pochi trofei sollevati, se non nessuno. E quindi esoneri, limitazioni, bastoni fra le ruote, difficoltà a entusiasmare non tanto il pubblico (perché in fondo quelli come Zeman alla gente onesta piacciono) ma i “padroni del vapore”, che presto si riprendono il loro predominio.

Ma chi sono, gli allenatori come Zeman? Li potrei definire “integralisti gentili dall’altra parte della barricata”. Allenatori moralmente sani, che traducono sul campo la loro integrità attraverso il sistema di gioco di cui si fidano ciecamente e che li rappresenta al cento per cento. Se li assumi, sposi un’idea, non compri vittorie. Un po’ burberi ed eccentrici, sicuramente contro l’ipocrisia, i giochi di potere e gli squallidi rappresentanti del Palazzo. Basano tutto sulla correttezza, l’onestà intellettuale e il coraggio. Chi merita, gioca, indipendentemente dal nome e dall’età. Costruiscono la “Zemanlandia”, l’isola felice in cui ci si diverte e si fanno le cose in un certo modo. Al di là del risultato. In nome della bellezza: la verità è bellezza, la bellezza è verità, per dirla con Yeats.

Sono talmente in pace con sé stessi, che non si curano minimamente se il loro metodo porti vittorie o meno, ma vanno avanti per la loro strada. Forse troppo, tanto che qualcuno se ne accorge e allora, per loro, potrebbe essere troppo tardi. Chiedono tempo per lavorare e ottenere risultati, ma spesso non glielo danno. E sono sempre pronti a ributtarsi in una nuova, affascinante sfida.

NOI VINCEREMO, BABY

Vi lascio con le parole di Rat Mullins ne “Il professionista” di John Grisham: “Noi vinceremo, baby. Faremo cinquanta punti a partita e, se le altre squadre ne faranno quaranta, non me ne importa perché tanto non riusciranno mai a raggiungerci. Ieri ho detto al grande capo che abbiamo bisogno di un nuovo tabellone segnapunti perché quello vecchio non potrà stare al passo con me, il mio attacco e il mio grande quarterback, Dockery l’idiota. Ci sei ancora, ragazzo?“.

Possono piacere o meno, gli Zeman. O i Rat Mullins. Ma quel che è certo è che, nella vita, non si può piacere a tutti.