The Carousel Bar @ New Orleans

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La tipica atmosfera del Sud degli Stati Uniti e la magia del Quartiere Francese: sono due, ma non gli unici, motivi per cui il The Carousel Bar & Lounge di New Orleans è uno dei locali più apprezzati al mondo, soprattutto da artisti, letterati e intellettuali. Tra cui anche John Grisham.

Lo scrittore, conosciuto in tutto il mondo come il re del legal thriller, ogni volta che passa a New Orleans, non perde occasione di fare un salto nel locale, caratterizzato dal bar girevole da 25 posti, come se fosse una giostra, installato nel 1949. Quasi ogni sera si suona musica jazz.

The Carousel Bar & Lounge è stato aperto nel 1886 all’interno del Hotel Monteleone, nel French Quarter, ed è stato un punto di riferimento per alcuni tra i nomi più importanti della letteratura americana, da Ernest Hemingway a Tennessee Williams, fino a William Fauklner.

Grisham dice no alla bandiera sudista

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John Grisham favorevole alla rimozione della bandiera confederata, comunemente nota come bandiera sudista, attualmente presente sul vessillo ufficiale del Mississippi. Lo ha dichiarato lo stesso scrittore in un’intervista a Time, in cui si dice convinto che il cambiamento avverrà molto presto e che un simbolo della schiavitù e dell’odio razziale non sarà più presente sulla bandiera dello Stato in cui Grisham è cresciuto (è nato in Arkansas). Tutto questo nonostante il Mississippi non si sia mai distinto sul piano del progresso e dei cambiamenti di mentalità.

Il re del legal thriller è tra i firmatari di una petizione lanciata sul locale Mississippi Clarion-Ledger. Insieme a lui ci sono anche altri personaggi celebri originari del Mississippi: l’attore Morgan Freeman, il cantautore Jimmy Buffett, l’ex quarterback Nfl Archie Manning, il coach di football della University of Mississippi Hugh Freeze, la scrittrice Kathryn Stockett (autrice del libro The Help sulle tematiche dei diritti civili, da cui è stato tratto l’omonimo film), più i due senatori federali e una serie di giornalisti, politici, editori legati al Mississippi. Si sono detti favorevoli persino alcuni candidati alle primarie del Partito Repubblicano in vista delle elezioni presidenziali Usa 2016.

Non è pulito né onorevole – si legge nell’appello – chiedere a cittadini neri del Mississippi di frequentare scuole, gareggiare in competizioni sportive, lavorare nel settore pubblico, prestare servizio nella Guardia Nazionale e condurre le loro vite normali sotto una bandiera statale che glorifica una guerra combattuta per tenere in schiavitù i loro antenati“. I firmatari richiamano inoltre la storia della bandiera, facendo notare che lo stesso generale confederato Robert E. Lee aveva chiesto che venisse rimossa già alla fine della guerra civile, avvenuta nel lontanissimo 1865.

UNA BANDIERA NON PIU’ AMATA

jg_bandiera_confederata_sudistaLa bandiera confederata rappresenta i 13 stati – Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Carolina, South Carolina, Tennessee, Texas, Virginia – che nel 1861 operarono una secessione dal resto degli Stati Uniti, dando il via alla guerra civile americana, nota anche come guerra di secessione e conclusasi quattro anni dopo con la vittoria dei nordisti e la riunificazione degli Usa.

Il vessillo è composto da una croce di Sant’Andrea blu su campo rosso, percorsa da tredici stelle, uno per ogni Stato. Nelle singole bandiere degli stati confederati, colori e motivi della bandiera sudista sono richiamati in almeno sei di essi ed è esplicitamente presente in quella del Mississippi. Essa, inoltre, viene persino issata in contesti ufficiali, nonostante richiami un mondo dominato fino a pochi decenni fa dalla schiavitù e dalla segregazione razziale.

Da diverso tempo, negli Stati del sud si sta facendo fortemente strada l’idea di eliminare qualsiasi riferimento alla bandiera confederata. I grandi supermercati Wal-Mart hanno cessato la vendita di qualsiasi prodotto abbia a che fare con quella bandiera. Una questione rafforzata in seguito alla strage di matrice razziale avvenuta nel giugno 2015 a Charleston, in South Carolina, in cui il ventunenne Dylann Roof sparò in una chiesa uccidendo nove fedeli afroamericani.

Persino la Ncaa – la potente organizzazione che amministra lo sport universitario negli Usa – ha soltanto quest’anno posto fine a un divieto al South Carolina di ospitare alcune competizioni sportive, che durava da quasi quindici anni, in quanto la bandiera confederata sventolava sull’edificio del parlamento statale.

“CAMBIAMENTO LENTO E DIFFICILE, MA ARRIVERA'”

jg_jackson_mississippi_capitolLa minaccia di sanzioni della Ncaa – ha detto John Grisham – potrebbe accelerare la soluzione del problema. Lo sport universitario qui è una parte importante delle nostre vite e se la Ncaa adottasse regole che penalizzano le squadre per cui tifiamo, potremmo pure cominciare a dimenticarci della guerra civile. In Mississippi, purtroppo, il cambiamento è lento ma credo che succederà più presto che tardi“.

John Grisham è favorevole alla rimozione della bandiera confederata dal Mississippi fin dal referendum statale del 2001, in cui tuttavia gli elettori dello Stato in cui vive bocciarono l’idea. Ora il tema è tornato fortemente di attualità, non solo per i fatti di sangue ma anche grazie alla petizione promossa da personaggi molto noti in tutti gli States.

Ma cosa ne pensa il cittadino medio del Mississippi? E cosa serve per cambiarne la mentalità? “Non c’entra il cittadino medio e non voglio speculare su cosa pensano gli abitanti del Mississippi – spiega Grisham – Si tratta di una questione politica, spetta alla legislatura occuparsene. Nel 1984, quando ero un giovane membro democratico alla Camera dei Rappresentanti, ci fu la proposta di rendere festivo il giorno di nascita di Martin Luther King. Ma cadde nel vuoto. Mentre il tempo passava, molti Stati hanno introdotto quella festività e finalmente la facemmo passare anche in Mississippi. Come ho detto, qui il cambiamento è lento e difficile“.

John Grisham, tra i firmatari della lettera, ha ovviamente contribuito alla redazione del testo, la cui prima bozza è stata scritta dallo scrittore Greg Iles. “Abbiamo iniziato a contattare altri amici – conclude Grisham – soprattutto scrittori, giornalisti, editori, poeti. La risposta è stata davvero entusiasta e la lista è man mano cresciuta sempre di più, fino a comprendere i due senatori locali Thad Cochran e Roger Wicker, oltre allo speaker della Camera statale. Tuttavia è impossibile prevedere come la questione sarà affrontata nell’arena politica“.

jg_momento_uccidere_bandieraLA BANDIERA NE IL MOMENTO DI UCCIDERE

La bandiera confederata è mai apparsa nei romanzi di John Grisham?

Sì, nel suo esordio letterario, Il momento di uccidere. I lettori più attenti, e anche coloro che hanno visto il film tratto da quel romanzo, ricorderanno la bandiera appesa al lunotto del fuoristrada giallo di Billy Ray Cobb e Pete Willard, i due trucidi teppisti che violentarono la figlia di Carl Lee Hailey venendo poi uccisi a fucilate da quest’ultimo.

Clanton, Mississippi

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Non vi scervellate a cercare Clanton, Ford County, Mississippi su Google Maps o, se siete all’antica, su mappe stradali o atlanti, neppure sui più dettagliati. La cittadina di provincia in cui John Grisham ha ambientato vari e importanti romanzi – Il momento di uccidere, La convocazione, L’ultimo giurato, Ritorno a Ford County, L’ombra del sicomoro – in realtà non esiste. Al massimo c’è una Clanton nel vicino Alabama, ma non è la stessa cosa.

Le vostre ricerche, così, si fermeranno al Mississippi. Perché quello – uno degli stati più poveri degli Usa, nel cosiddetto Profondo Sud – esiste eccome. E Grisham lo conosce bene, dal momento che ci è cresciuto e andato a scuola, vi ha lavorato ai tempi in cui faceva l’avvocato e lì possiede tuttora una residenza di campagna, a Oxford.

Clanton, invece, così come la contea in cui sorge, è una località immaginaria, in cui il re del legal thriller cerca di riprodurre le caratteristiche, nel bene e nel male, del “suo” Mississippi. Clanton è inventata, così come la Messina de L’allenatore, la Bowmore di Ultima sentenza o la Strattenburg della saga di Theodore Boone, mentre in altri casi John Grisham ha optato per città veramente esistenti. Anche la contea di Ford è immaginaria, e qui è stato facile: le contee americane (equivalenti pressappoco alle nostre province) portano spesso il cognome di presidenti degli Usa.

WELCOME TO CLANTON

In base alle informazioni deducibili dai romanzi di Grisham, Clanton è una cittadina di circa diecimila abitanti situata nella parte nordoccidentale dello stato, in una zona rurale non lontana da Memphis, che, seppure ubicata nel Tennessee, è la grande città più vicina, il punto di riferimento per tutto ciò di cui si ha bisogno e che nelle campagne non si trova. Il clima è tipicamente caldo umido.

Clanton rispecchia i caratteristici problemi del Sud degli Usa: in primis la difficile convivenza tra bianchi e neri e le gravi questioni razziali – più acute negli anni ’60 e ’70 e poi, con l’integrazione, affievolitesi ma mai scomparse – e quindi la povertà e l’ignoranza dell’abitante medio, le abitudini retrograde della popolazione, l’isolamento culturale, la violenza, la pena di morte, la frustrazione dei piccoli avvocati e l’indifferenza della borghesia locale. Anche se, come ha rivelato lo stesso Grisham in un’intervista a La Repubblica nel 2010, “ci sono persone meravigliose, e generose. Vivo in Virginia, in una piccola città, e mi sarebbe difficile vivere in qualsiasi altro posto. Il Sud rappresenta la mia cultura, le mie origini. E i problemi che ci sono… beh, sono comuni a molti altri luoghi“.

PROVINCIA PROFONDA

Clanton è una tipica città di provincia americana, con l'”aggravante” di trovarsi nel povero Mississippi. L’arteria principale è la Main Street, ricorrente in quasi tutte le cittadine d’America, sulla quale si affacciano i principali negozi, caffè e attività. Edificio dominante è il tribunale, che si affaccia sulla piazza centrale, circondato da edifici in gran parte occupati da studi legali.

Gli svaghi sono davvero pochi, a Clanton. Qualche locale e nulla più, e clientela non sempre raccomandabile. Allora, nei venerdì sera d’autunno, tutti ad affollare le gradinate dello stadio per tifare a squarciagola per la locale squadra di football liceale: i Cougars della Clanton High School, stando al racconto riportato ne L’ultimo giurato. I personaggi locali costituiscono una fauna ben riconoscibile: da onesti lavoratori a delinquenti senz’arte né parte, da contadini del circondario ad avvocati di piccolo cabotaggio, da normali famiglie a fidati tutori dell’ordine (immancabile lo sceriffo), dalle varie personalità di giudice fino a pastori e fedeli di svariate confessioni religiose.

Alcuni hanno visto nel nome Clanton un richiamo al famigerato Ku Klux Klan (“Klan Town”), che fu molto attivo in quel territorio, ma lo stesso Grisham ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. In realtà, un aggancio tra il nome Clanton e la biografia di John Grisham c’è: Don Clanton era il suo allenatore di football ai tempi del liceo alla Southaven High School.

L’allenatore

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Oggi è un venerdì sera d’autunno e quale momento migliore per il grande omaggio di John Grisham all’high school football? Il football americano giocato nei licei, che in tantissime località degli Stati Uniti è una vera e propria religione, ha stranamente trovato il suo più bel tributo non in uno dei mille film su questo tema, ma in un romanzo del nostro JG: “L’allenatore” (titolo originale: “Bleachers“, spalti).

Il maestro del legal thriller, infatti, è capace di raggiungere picchi di eccellenza tutte le volte che si cimenta con lo sport, perché a certi livelli ci si arriva soltanto quando si scrive delle proprie passioni più genuine. E quella di John Grisham per lo sport, in particolare per il football americano, decisamente lo è: ex quarterback della sua squadra di liceo, ha dedicato il romanzo “L’allenatore” a suo figlio Ty, a sua volta campione statale con la sua high school. “L’allenatore” è un piccolo capolavoro da non perdere per gli appassionati di football e non solo.

NEELY TORNA A CASA

Neely Crenshaw è un disilluso uomo di trentatré anni che, dopo tanto tempo, torna nella sua cittadina natale, Messina. Non quella in Italia ma una località fittizia dell’America profonda, uguale a migliaia di altre. Non è specificato nel libro, ma probabilmente si trova in Mississippi, lo stato in cui John Grisham è cresciuto. Messina è un posto piccolo, provinciale, ma è speciale per il football: ha un grande stadio e la partita del venerdì sera è vissuta come un rito da santificare con devozione assoluta, anche perché è l’unico svago, l’unico motivo di vanto per gli abitanti.

Lì, spensierato diciottenne tutto sport e ragazze, Neely era stato una stella degli Spartans, la squadra del liceo locale che l’allenatore Eddie Rake aveva condotto a un’incredibile serie di vittorie in oltre trent’anni di carriera. Eddie Rake era un coach durissimo e burbero, sottoponeva i ragazzi ad allenamenti estenuanti, mai un complimento, mai un elogio: lo si amava o lo si odiava. Ma i suoi successi lo avevano reso leggendario e finiva per esercitare un’influenza enorme sulla città e su tutti quelli che giocavano per lui.

L’ALLENATORE SE NE VA

Coach Rake, ormai anziano e malato, è in fin di vita. La notizia ha richiamato a Messina una moltitudine di ex giocatori, che ora sono diventati uomini, ciascuno con la propria vita, il lavoro, la famiglia, le gioie, i rimpianti e le delusioni. Come Neely Crenshaw: campione mancato e uomo amareggiato, Neely rivede i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, incontra i vecchi compagni e altre persone, tra cui la sua prima ragazza, lasciata con troppa leggerezza per portarsi a letto la procace reginetta della scuola; ripercorre i giorni di gloria ormai svaniti sulle gradinate dello stadio deserto, insieme ad altri ex Spartans che vegliano in attesa della morte del coach raccontandosi aneddoti di quegli anni.

Neely non si era lasciato bene con Eddie Rake e non aveva mai perdonato il suo allenatore per un brutto litigio avvenuto durante l’ultima, drammatica finale di campionato. Soltanto al funerale di Rake, Neely si renderà conto di quelli che erano stati i suoi veri insegnamenti e saprà finalmente giudicare il coach che aveva tanto odiato sotto un’ottica completamente diversa. Perché la vita non si esaurisce in una partita di football. E per Neely è giunta l’ora di smettere di vivere nel passato.

STEREOTIPI E VALORI PROFONDI

Ne “L’allenatore“, John Grisham non dimentica proprio nessuno degli stereotipi del football liceale, gradevolmente narrati pagina dopo pagina senza eccessi (a parte qualche termine tecnico di troppo): il venerdì sera, gli allenamenti di agosto, tutta la città allo stadio, il fascino dei riflettori, le cheerleader e la banda, lo sceriffo che era stato campione in gioventù, il locale con appese foto e maglie della squadra, la capacità del football di unire una città del sud anche dopo l’integrazione razziale del 1970. Ma le tematiche principali sono altre: i valori semplici, eterni, universali come l’amicizia, l’amore, la capacità di saper perdonare e accettare i propri limiti.