Matt Damon, l’uomo della pioggia

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Matt Damon compie 45 anni. L’attore originario del Massachusetts è nato l’8 ottobre 1970 e in questi giorni è sul grande schermo con il fantascientifico Sopravvissuto. The Martian, diretto da Ridley Scott. Noto per la sua versatilità e per aver sempre schivato gli eccessi dello star system di Hollywood preferendo la sua east coast, Matthew Paige Damon – questo il nome completo – ha interpretato i ruoli più diversi che si possano immaginare: dal ragazzo geniale e problematico di Will Hunting – con cui vinse Oscar e Golden Globe per la miglior sceneggiatura – all’ex agente Cia nella saga di Bourne, dal capitano della nazionale sudafricana di rugby in Invictus al soldato disperso Ryan, per non parlare della memorabile trilogia Ocean’s 11, 12 e 13, fino a Monuments Men, Interstellar e troppi altri ce ne sarebbero da elencare…

C’è un film però, spesso passato inosservato, in cui la strada di un giovane Matt Damon si è intersecata con quella di John Grisham: L’uomo della pioggia.

IL GIOVANE AVVOCATO

E’ il 1997. Matt Damon ha ventisette anni, recita nel cinema da nove, ha già all’attivo quattro film e camei in altri due. Quell’anno si rivela cruciale per lui: è infatti protagonista in due film che lo consacrano definitivamente, il già citato Will Hunting. Genio ribelle di Gus Van Sant e L’uomo della pioggia di Francis Ford Coppola, tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham.

Il primo diventerà più famoso dell’altro, che tra l’altro appare lento di ritmo e con una fotografia piuttosto cupa, ma ne L’uomo della pioggia – titolo originale The Rainmaker, da non confondere con Rain Man con Tom Cruise e Dustin Hoffman, anch’esso tradotto in italiano con L’uomo della pioggia – il cast è davvero stellare: Danny DeVito, Jon Voight, Mickey Rourke, Claire Danes.

A parte qualche inevitabile differenza e alcune inversioni nell’ordine degli eventi, il film segue la trama del libro di Grisham. Rudy Baylor, un giovane avvocato appena laureato e con pochi soldi, si ritrova a difendere la causa di due poveri coniugi ai quali l’assicurazione ha negato qualsiasi indennità per le cure del figlio, che sta morendo di leucemia. Aiutato da Deck Shifflet, un goffo praticante che non ha mai superato l’esame di abilitazione ma conosce tutti i segreti del mestiere, Rudy decide di andare fino in fondo in questa causa milionaria contro una grande e potente compagnia di assicurazioni.

THE RAINMAKER

jg_uomo_pioggiaSono particolarmente legato a questo bestseller, che è stato quello che mi ha fatto scoprire il re del legal thriller. E’ stato il primo libro di Grisham che ho letto, circa dieci anni fa. Lo acquistai a Roma, in una giornata di pioggia, appunto. Vagando per la città, ero entrato in una libreria: dando fugaci e svogliate occhiate ai libri ammassati qua e là, mi imbattei in questo titolo, che forse mi incuriosì per l’omonimia con l’altro “uomo della pioggia”, il suddetto film con Cruise e Hoffman. Invece, scorrendo rapidamente la sinossi in quarta di copertina, la trama mi attirò subito. E la lettura ripagò pienamente le aspettative. Tra l’altro, avrei presto scoperto che la denuncia delle ingiustizie di un sistema che favorisce i ricchi e potenti, a discapito della povera gente, è un tema molto presente nelle opere di John Grisham.

Il titolo, comunque, non c’entra niente con le precipitazioni atmosferiche. Nel gergo degli studi legali, è definito rainmaker, uomo della pioggia, quell’avvocato che genera i profitti più alti, il socio che porta i clienti più ricchi e le cause più remunerative. A volte inaspettatamente, come nel caso di Rudy Baylor, l’uomo della pioggia è l’avvocato che riesce a “pizzicare” la causa giusta, il colpo grosso, il caso che, se otterrà la sentenza desiderata, potrà generare, ad esempio, ingenti risarcimenti danni e parcelle da capogiro per i rappresentanti legali.

John Grisham compie 60 anni

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John Grisham compie 60 anni. L’8 febbraio 2015 lo scrittore americano, noto come il “re del legal thriller”, entra in quella che una volta era considerata l’anzianità. Una volta, appunto. Oggi in realtà non è più così: con l’innalzamento dell’aspettativa di vita – e con lo spostamento in avanti di una serie di tappe importanti come il matrimonio, l’avere figli, la pensione – avere 60 anni rientra molto più nella “mezza età” che nella “terza età”.

In ogni caso, John Grisham ha 60 anni e taglia il traguardo dopo alcuni mesi sull’ottovolante: prima, nell’ottobre 2014, il presunto scandalo relativo ad alcune controverse dichiarazioni sul delicato tema della pedofilia; quindi, il successo del suo ultimo bestseller, “I segreti di Gray Mountain“, un romanzo di forte impegno sociale in cui si è rivisto il Grisham brillante.

VITA, CARRIERA E TEMATICHE

John Grisham è nato l’8 febbraio 1955 a Jonesboro, Arkansas, ed è cresciuto a Southaven, Mississippi. Sposato dal 1981 con Renee, è padre di Shea e Ty. Laureatosi alla Mississippi State University – è quindi un Bulldog – e specializzatosi alla scuola di legge della University of Mississippi, “home of the Rebels“. Professione: scrittore, ex avvocato. Religione: cristiano battista. Orientamento politico: democratico, ex membro della Camera dei Rappresentanti del Mississippi. Segni particolari: presidente onorario dei Parma Panthers, squadra italiana di football americano.

Il suo palmares parla chiaro: in meno di 30 anni di carriera 33 titoli pubblicati, di cui 27 romanzi (22 dei quali sono legal thriller), 1 saggio inchiesta, 1 raccolta di racconti e 4 libri per ragazzi. Tradotti in 40 lingue, dei suoi bestseller sono state vendute quasi 300 milioni di copie e tratti 8 film, confermando John Grisham come uno dei maggiori scrittori al mondo.

Tra le tematiche ricorrenti nella sua opera, oltre alle vicende di carattere legale e avvocatesco attraverso cui vengono illustrati alcuni contesti chiave della società statunitense, spiccano la critica a varie componenti del sistema giudiziario, politico ed economico americani (tra cui la pena di morte e l’operato delle grandi corporation) e una genuina passione per lo sport e per l’Italia.

John Grisham baseball Chicago CubsAUGURI JOHN!

Da ideatore e autore del primo fan blog in lingua italiana dedicato a John Grisham, non posso che rivolgere un caloroso buon compleanno al mio scrittore preferito!

Da quando mi imbattei casualmente nella lettura de “L’uomo della pioggia” e fino a “I segreti di Gray Mountain“, divorato durante le ultime ferie natalizie, non ho mai smesso di apprezzare i suoi romanzi e spero in futuro di avere la possibilità di incontrarlo, se dovesse tornare ospite in Italia o se riuscissi a recarmi io negli Usa (altro piccolo grande sogno, per me).

I suoi libri mi accompagnano da ormai dieci anni e sono sempre una piacevole evasione. Di lui apprezzo la capacità di trattare argomenti anche delicati e impegnativi senza perdere il gusto per l’intrattenimento e inoltre mi sono rimasti particolarmente dentro i romanzi “non legal thriller“, in cui Grisham riesce a penetrare in profondità nei nostri sentimenti e valori quotidiani.

La mia top ten di John Grisham!

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Libri di John Grisham

Ecco una mia top ten dei libri di John Grisham. Premetto che, nello stilare questa classifica, non mi sono basato sul successo editoriale, sulla critica, sulla qualità complessiva o su altri parametri, ma è una top ten esclusivamente fondata sui miei gusti personali.

1) L’allenatore. Un “gioiellino” e un omaggio al football, all’America di provincia e a valori semplici e universali come l’amicizia, l’amore, lo sport, il perdono. E una bella atmosfera d’autunno. Per uno come me, appassionato sia di Grisham sia di sport, è il top.

2) Il socio. Non è tutto oro quello che luccica: non sempre lavorare strapagati in uno studio super lussuoso è la soluzione migliore, soprattutto se scopri che i tuoi superiori, dietro le loro impeccabili apparenze, sono dei mafiosi senza scrupoli. Come farsi abbindolare e poi escogitare un colpo di genio per uscire dalla trappola. Memorabile.

3) L’uomo della pioggia. Il romanzo con cui ho scoperto John Grisham. Un giovane avvocato alle prime armi si ritrova in tribunale a sostenere la causa di una povera donna contro una grande e potente compagnia di assicurazioni. Fonte di ispirazione per chi ama osare e vincere contro ogni pronostico.

4) Il Broker. Un intrigo internazionale e una bella ambientazione italiana (Treviso e Bologna) intorno a Joel Backman detto “Il Broker”, un ex avvocato lobbista detentore di pericolosi segreti e braccato da agenti di mezzo mondo. Anche qui la storia di una via d’uscita da quello che sembra un trabocchetto senza scampo. Coinvolgente. Un invito a stare sempre con gli occhi aperti.

5) Il ricatto. Mi è piaciuto complessivamente, non saprei indicare un motivo preciso. C’è un po’ di tutto: dai grandi studi legali di New York alle realtà di provincia, dallo spionaggio a numerosi accenni allo sport. E la voglia del protagonista di riprendersi la propria vita.

6) Il professionista. Di nuovo il Grisham amante dell’Italia. Solo lui poteva ambientare nel nostro Paese un romanzo dedicato al football americano, e lo ha fatto pure bene. Un omaggio alla città di Parma e una storia ben costruita, con la crescita umana del protagonista che si affianca a quella della squadra, fino alla vittoria finale. Da film.

7) Il rapporto Pelican. Pericolose vicende rimaste nascoste, un complotto politico, il coraggio di una giovane studentessa e la missione di un giornalista vero… tutti ingredienti che rendono “Il rapporto Pelican“, a mio avviso, uno dei migliori romanzi di John Grisham.

8) La convocazione. La vita tranquilla di uno scapolo professore universitario è messa in subbuglio dal ritrovamento, nella casa del padre appena deceduto, di una scatola piena di dollari per un totale di tre milioni. Da dove vengono? A chi appartengono? L’atmosfera è tranquilla, ma solo apparentemente: quando si ha qualcosa da perdere, è fin troppo facile sentirsi osservati…

9) Calico Joe. L’omaggio di John Grisham al baseball, il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti. Una storia di perdono e riscatto, tra un padre e un figlio. Nel nome del baseball, uno sport che sono felice di aver scoperto negli ultimi anni e che ogni tanto provo persino a praticare in modo stra-amatoriale…

10) La giuria. Sono contrario al fumo e quindi cosa di meglio di un romanzo che è un vero e proprio attacco alle multinazionali del tabacco? Anche se nel film è stato cambiato il “cattivo”, sostituendolo con i produttori di armi da fuoco, resta un bel romanzo.

E i vostri romanzi di John Grisham preferiti quali sono?

Mai stati… film

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Libri di John Grisham

Svariate volte, in questo blog, abbiamo parlato delle numerose trasposizioni cinematografiche – già passate alla storia oppure in corso d’opera – dei romanzi di John Grisham. L’industria di Hollywood ha sfornato grandi pellicole tratte dai bestseller di J.G. con alcune delle più conosciute e amate star del cinema mondiale, basti pensare a “Il socio“, “Il rapporto Pelican“, “La giuria“, “L’uomo della pioggia“. Tuttavia esistono alcuni libri di Grisham che, nonostante si prestino ottimamente a una versione cinematografica, non sono finora stati oggetto di attenzione da parte delle case di produzione. Ne suggeriamo tre.

1) L’allenatore

Davvero strano che il cinema made in Usa, il migliore al mondo nella realizzazione di film sullo sport e in particolare sull’autoctono football americano, non abbia ancora pensato a regalare agli appassionati del genere un sogno in più: un film tratto da “L’allenatore” di John Grisham. Si inserirebbe così in un florido filone sull football liceale che annovera già, tra gli altri, “Il ribelle“, “Varsity Blues“, “Il sapore della vittoria“, “Gridiron Gang“, “Friday Night Lights“. Motivo della dimenticanza? Forse il fatto che nel romanzo non è narrata una storia classica e lineare del tipo caduta-rinascita-vittoria, così ricorrente negli stereotipi hollywoodiani. Ci permettiamo anche di suggerire i possibili interpreti del protagonista Neely Crenshaw: Brad Pitt o Matt Damon, già alle prese nel recente passato con film sportivi quali “Moneyball” e “Invictus“. Tratti del coach Eddie Rake, invece, trovano qualche similitudine nel Bud Kilmer di “Varsity Blues“, interpretato da Jon Voight.

2) Innocente

E’ una storia vera, e come tale ben adattabile al grande schermo. Tra l’altro affronta due tematiche alle quali John Grisham è particolarmente sensibile: la pena di morte e gli errori giudiziari. In questo libro – che non è un romanzo, ma un vero e proprio saggio-inchiesta – si ripercorrono l’ascesa e la rapida caduta di una promessa del baseball, Ron Williamson, che, diventato alcolista e tossicodipendente, verrà ingiustamente accusato dell’omicidio di una ragazza, arrivando a un passo dall’esecuzione. Una storia umana avvincente e coinvolgente, ricca di tensione narrativa, che punta il mirino sull’intero sistema legale americano.

3) Il broker

Un thriller internazionale ricco di suspense che vede protagonista un potente ex avvocato, noto come “Il Broker”, nascosto dalla Cia sotto falsa identità in una città italiana, Bologna, e braccato da agenti segreti, misteriosi killer e persino dagli stessi individui che hanno organizzato la sua protezione. Riuscirà a fuggire da un destino letale? Certo che in questo romanzo di John Grisham c’è davvero tutto per un capolavoro cinematografico: questioni di politica internazionale, i servizi segreti Usa, personaggi misteriosi, colpi di scena e un’ambientazione unica al mondo, l’Italia.

John Grisham si racconta

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John Grisham,

Riportiamo un ampio riassunto dell’intervista rilasciata da John Grisham al sito Goodreads.com, realizzata da Amy King. Una lunga chiacchierata in cui lo scrittore statunitense parla del suo prossimo romanzo, “Gray Mountain“, ripercorre i suoi successi, descrive il suo metodo di scrittura, racconta quali sono i suoi modelli e i suoi libri preferiti. Curioso notare come Goodreads, che è una sorta di social network dedicato ai libri e ai lettori, sia proprietà di Amazon, contro il quale è in atto una protesta da parte di alcuni grandi autori mondiali tra cui proprio Grisham. Ma qui rischiamo di andare fuori tema. Ecco invece l’intervista a John Grisham.

Goodreads: Hai creato alcuni personaggi diventati vere e proprie icone: Jake Brigance, Mitchell McDeere, Darby Shaw. Parlaci allora di Samantha Kofer, la giovane avvocatessa protagonista di “Gray Mountain“.
John Grisham: La protagonista è un’avvocatessa ventinovenne proveniente da un grande studio di New York che improvvisamente perde il lavoro a causa del collasso della Lehman Brothers nel 2008. Perso il posto a Manhattan, si ritrova disoccupata: è lei l’eroina della mia storia.

GR: La grande industria del carbone gioca un ruolo chiave in questo libro, dal momento che le miniere di carbone sono sempre state una presenza diffusa ma controversa nella regione dell’Appalachia. Dal momento tu hai analizzato e denunciato conflitti di potere in vari contesti, la tua percezione del potere – specialmente quello nelle mani di pochi che controllano enormi organizzazioni e anche parti del governo degli Stati Uniti – è cambiata?
JG: Beh, non sono sicuro che le cose siano cambiate. Sono sempre stato molto scettico riguardo ai grandi affari e alle grandi società, e penso che ci sia bisogno di un salutare scetticismo: ci sono così tante società e industrie. Per quanto riguarda la mia percezione del governo, penso di essere cambiato molto rispetto a quando ero un giovane avvocato. Ho avuto molti clienti e anche criminali, ma non ne ho mai avuto uno di cui ho pensato fosse veramente maltrattato dal governo. Avevamo un ottimo sistema giudiziario quando ero un praticante avvocato; abbiamo ottimi giudici e ottimi procuratori. Ma durante la scrittura di ‘Innocente’, che narra una storia vera, ho conosciuto il mondo degli errori giudiziari, che ha seriamente scosso la mia fede nel sistema. Ci sono tuttora migliaia di innocenti in prigione, e sono stati spediti dentro da polizia, procuratori e giurie che credono a polizia e procuratori. Purtroppo vengono emesse tante brutte sentenze e questo non fa che minare la tua fede nel sistema.

GR: Hai lasciato la Camera del Mississippi durante il tuo secondo mandato perché ti eri accorto “che è impossibile fare cambiamenti“. Speri che pubblicando storie su questi argomenti potrai effettivamente cambiare le cose in un altro modo? Nella tua scrittura c’è l’idealismo dei giovani avvocati?
JG: Certo, l’idealismo è dentro di me, sono io lo scrittore. E sul cambiare le cose, non sono sicuro che i libri abbiano questo pubblico così vasto. Ciò che cerco di fare, quando scrivo un libro su una determinata questione, è intrattenere. Non puoi issarti su un podio troppo a lungo, devi divertire. Se riesci a portare il lettore a pensare su un argomento – che siano errori giudiziari, carcerazioni sbagliate, pena di morte, frodi assicurative, gli homeless – per la prima o la seconda volta nel contesto di un romanzo di intrattenimento, per me è abbastanza. Forse quanto portare le persone a pensare in un modo differente.

GR: Nel tuo precedente romanzo, “L’ombra del sicomoro“, hai affrontato ancora una volta il problema razziale, includendo una pesante sorpresa su una storia di cui molti americani non parlano. Sei consapevole della necessità di portare alla luce questi argomenti, specialmente nel clima di tensioni razziali che viviamo oggi, dove i neri sono imprigionati e aggrediti in maniera sproporzionata?
JG: La razza è sempre stato un problema in questo paese. Ci sono sempre state tensioni e non sono sicuro che se ne andranno. E’ qualcosa con cui abbiamo a che fare nella nostra società, così come cercare di trovare la tolleranza razziale. A volte facciamo progressi, altre volte no. La razza è sempre stata un problema complicato, specialmente nel Profondo Sud, con tutte le cose orribili successe. Non tento consapevolmente di portare alla luce tali questioni, semplicemente non se ne sono mai andate. Potrebbe volerci lungo tempo per dissolverle, perchè tanti che agivano in un certo modo 40 o 50 anni fa sono ancora vivi e molti di loro non sono mai stati portati davanti alla giustizia, e probabilmente mai lo saranno e si porteranno i loro segreti nella tomba. Poi, guardi a oggi ed è una disgrazia. I giovani neri sono trattati in modo differente rispetto ai bianchi. Un milione di loro sono in prigione per crimini non violenti, e sono stigmatizzati come criminali condannati. Non solo neri, ma ora anche neri criminali. E le loro vite diventeranno difficili anche quando usciranno. Quindi, gli errori giudiziari: gran parte di loro riguardano i neri e la ragione è solo una, che essi sono trattati peggio dei bianchi dal sistema. Noi scriviamo, scopriamo, speriamo di portare qualche cambiamento, ma sarà sempre difficile e complicato. Per le persone come me che scrivono, c’è un’infinità varietà di storie fuori da qui.

GR: Pensi che, nei tuoi romanzi futuri, ti occuperai di corruzione e abuso di potere?
JG: Sicuramente l’abuso di potere. Voglio scrivere un libro che pone al centro la parzialità delle sentenze giudiziarie che riguardano ragazzi neri e ragazzi bianchi provenienti dalla stessa situazione delittuosa. Il sistema li tratta con pesi differenti e presto voglio sollevare l’attenzione sul problema.

GR: Molti membri di Goodreads sono molto interessati al tuo metodo di scrittura. Essi si chiedono: lavori “all’indietro”, cioè inventando prima il finale e poi tutta la storia che lo precede, oppure no?
JG: Beh, non lo chiamerei lavorare all’indietro. E’ un processo che richiede molto tempo e non è sempre piacevole. Quando scrivo un libro, faccio lavorare me stesso alla scena finale prima di scrivere l’inizio. E per fare ciò, devi sempre sapere dove stai andando. John Irving, uno scrittore che ammiro davvero, ha detto che lui scrive sempre l’ultima frase prima di scrivere l’inizio. Io non ci riesco sempre, ma è un meraviglioso modo di scrivere. Molti scrittori non lo fanno perché porta via loro un sacco di tempo e preferiscono costruire tutta la storia di contorno, capitolo dopo capitolo. Quando fai questo, vedi quali personaggi e situazioni possono non essere necessari o dove hai bisogno di qualcos’altro. Ti spinge ad approfondire l’intera storia.

GR: Viene prima il personaggio o la trama?
JG: Prima viene la trama. Penso sempre a una grande trama. Leggo articoli di giornali e riviste su fatti riguardanti cronaca, processi, studi legali e penso “Ok, posso prendere questa storia, cambiarla, aggiungerci personaggi e situazioni” e lì hai in mano un uncino con cui afferrare il lettore. Questo è il modo con cui iniziano quasi tutti i miei libri. Mi capita, a volte, di avere in mente un personaggio, ma senza una trama non mi porterà mai lontano.

GR: Hai visto “Il momento di uccidere” a Broadway?
JG: Sì, ero là alla prima. Non è durato molto, ha avuto circa 35 repliche tra metà ottobre e metà novembre. Non ha venduto abbastanza biglietti per essere tenuto in cartellone più a lungo. E’ costoso ottenere uno spettacolo a Broadway. L’ho visto tre volte e il pubblico era sempre abbastanza numeroso, tuttavia non sono stati venduti abbastanza biglietti per tenerlo più a lungo. Credo sia vergognoso, perché io non sarò un critico teatrale, ma mi sono divertito moltissimo.

GR: Hai avuto un ruolo nella stesura del copione?
JG: No, ne sono rimasto fuori. Non so nulla di teatro, non è il mio lavoro. Lessi la prima stesura forse cinque anni fa e dissi “Mi piace, è buono”.

GR: Quale tuo libro consiglieresti a un novello appassionato di John Grisham?
JG: Uno vale l’altro. “Calico Joe” è un libro di baseball che mi sono davvero divertito a scrivere. “Fuga dal Natale” è stato il mio primo sforzo con la commedia, e anche questo mi ha divertito. “Innocente” è una storia vera che mi ha colpito perchè così coinvolgente e straziante. “Il testamento” è un libro di cui vado orgoglioso in quanto differente dagli altri e ambientato in Brasile, dove mi sono recato per le ricerche.

GR: Cosa stai leggendo in questo periodo?
JG: “Natchez Burning” di Greg Isles, un vecchio amico del Mississippi. E’ un bel librone, 775 pagine, troppe per me, ma mi sta divertendo. Ho appena finito “Just Mercy” di Bryan Stevenson, una storia vera basata sulle sue avventure nel difendere i suoi compagni nel braccio della morte in Alabama. Chiaramente tendo a leggere molte storie vere, storie di legge: sono le mie fondamenta, la mia casa, il mondo da cui provengo, che amo, mi diverte e mi dà idee. Mi è piaciuto l’ultimo di Ian McEwan, “The Children Act“, l’ho letto due mesi fa, uno dei migliori.

GR: Sei talmente indaffarato con la ricerca che non vai più nelle aule di tribunale, vero?
JG: Volontariamente, no. Non ho visto un aula per tanto tempo. Ci vado tutte le volte che sono in una città, sono affascinato dalle aule, mi piacciono. Ma adesso quando mi reco in un tribunale, è perché qualcuno mi ha fatto causa, e non è piacevole! I processi sono stressanti e per un avvocato è dura. Guardando indietro, sono molto affezionato ai ricordi dei processi che ho vissuto. Ma quando ci sei davvero dentro, non è affatto divertente.

GR: I nostri utenti ti chiedono: nei grandi film tratti dai tuoi romanzi, quale attore ha interpretato così bene uno dei tuoi personaggi che tu, suo creatore originale, hai sentito che il personaggio era stato creato apposta per lui? E quali tra i tuoi personaggi sarebbero tuoi amici, se fossero reali?
JG: Beh, dobbiamo tornare a “Il momento di uccidere” e a “L’ombra del sicomoro“, perché io vengo da lì e quei personaggi e i loro compagni sono anche i miei, è autobiografico, sono persone che conosco. Per quanto riguarda l’attore, direi Matt Damon ne “L’uomo della pioggia“. Matt era molto giovane, non era nervoso, ma non era ancora una grande star ed era in realtà molto preoccupato dall’accento del sud. Siamo stati sul set a Memphis, gli ho parlato, mi ha ascoltato e ha detto: “Non sono sicuro dell’accento“. Gli risposi: “La cosa peggiore tu possa fare, Matt, è cercare di falsificare un accento del sud. Non puoi riuscirci. Non è stato mai fatto, non provarci. Sii te stesso“. Così si è rilassato e ha fatto un gran lavoro. E poi Danny DeVito, perfetto nel ruolo di Deck, quello strano e trasandato “paravvocato” – non paralegale, ma paravvocato: penso che quei due, insieme, abbiano davvero incarnato i personaggi del romanzo.

GR: Quali sono i libri che consideri come punto di riferimento?
JG: “Furore” di John Steinbeck quando ero studente, è quello che ho letto più di ogni altro, per la storia, lo stile. Quindi “La tamburina” di John Le Carré, mentre per trama, suspense ed efficienza delle parole direi “Il maratoneta” di William Goldman, da cui è stato tratto un grande film.

GR: Molti lettori sono spesso meravigliati dal fatto che tu hai passato tre anni a scrivere il tuo primo romanzo, Il momento di uccidere, il quale vendette meno di 5000 copie, di cui 1000 acquistate da te. Puoi dare un incoraggiamento o un consiglio ai giovani aspiranti scrittori? La scrittura è un lavoro?
JG: Sicuro, è un lavoro. Alcuni giorni le parole fluiscono, altri no. Alcuni giorni i personaggi sono vivi, altri no. Alcuni giorni la trama si muove nella giusta direzione, altri no. E’ una bella lotta. Io sorrido perché, almeno oggi, non lavoro poi così duramente. In passato invece ho lavorato duro perché ero un avvocato, e scrivere era un hobby secreto per il quale rubavo una mezz’ora qui e una là. Non do molti consigli, ma dico sempre agli aspiranti scrittori che finché non hai raggiunto una media di almeno una pagina al giorno, non sei un vero scrittore. Quando ci arrivi, allora le pagine cominciano a susseguirsi velocemente. Questo è un consiglio, e poi: sappiate sempre dove state andando, delineate bene la storia.

GR: Dopo tanti romanzi, senti il peso delle aspettative del pubblico?
JG: Veramente non penso molto alla gente che comprerà il mio prossimo libro. Sai, dopo 30 libri so che quando ne pubblico un altro, ci sarà gente che lo comprerà e lo leggerà in ogni caso. Questi sono i fan, e sono grato a loro. Ma se penso a tutte le persone possibili, sarei paralizzato! Tutto quello che posso fare è cercare di scrivere bene ogni giorno. Sai, con l’esperienza che ho, penso di sapere quello che faccio. Ciò che ho imparato è che con perseveranza e disciplina posso arrivare alla fine del libro come voglio, la trama lavora per me, so se è valida oppure no. Di nuovo, non posso pensare alle aspettative di tutte le persone, diventerei pazzo.

GR: D’altronde, non puoi piacere a tutti sempre.
JG: Infatti. E sai che la gente ha gusti differenti, ad alcuni piacciono i miei libri ad altri no. Non ho controllo su questo. Tutto ciò che posso fare è scrivere un libro nel modo migliore possibile, pubblicarlo e sperare che tutto vada per il meglio.

Hollywood Grisham

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In attesa de Il ricatto” con Zac Efron, i film tratti dai romanzi di John Grisham sono finora otto. Registi quali Sydney Pollack, Alan J. Pakula, Joel Schumacher, Francis Ford Coppola hanno diretto le trasposizioni cinematografiche dei bestseller di Grisham, interpretate da alcune delle più grandi stelle del cinema americano. Abbiamo scelto – in base alla celebrità ma anche al ruolo effettivamente interpretato – le dieci maggiori star che hanno incarnato i personaggi nati dalla penna di J.G.

1) Tom Cruise. Il Pete Mitchell di “Top Gun” ne “Il socio” interpreta un altro Mitchell, l’avvocato McDeere, che finisce a lavorare nel lussuoso studio legale Bendini, Lambert & Locke, gestito dalla… mafia. Da rampante avvocato con un contratto favoloso alla fuga da una trappola mortale. L’intensità dell’interpretazione vale il primo posto.

2) Gene Hackman. Presente in tre film con altrettanti parti da “cattivo”. Ne “Il socio” è Avery Tolar, diretto superiore di Tom Cruise alias Pete Mitchell: Avery fa parte della mafia che gestisce lo studio legale, tuttavia è un edonista e si lascia andare a leggerezze che gli costeranno la vita. Ne “L’ultimo appello” è Sam Cayhall, ex militante del Ku Klux Klan condannato a morte. Infine ne “La giuria” è Rankin Fitch, avvocato senza scrupoli. Il più assiduo.

3) Julia Roberts. Darby Shaw, la protagonista de “Il rapporto Pelican“, è finora il maggiore personaggio femminile in un romanzo di John Grisham. Una studentessa di legge che, lavorando a una semplice tesina, arriva a scoprire la verità sull’assassinio di due giudici federali, toccando interessi enormemente più grandi di lei. Memorabile.

4) Matt Damon. “L’uomo della pioggia“, diretto da Francis Ford Coppola, è spesso passato inosservato. L’allora ventisettenne Matt Damon interpreta l’avvocato in erba Rudy Baylor che, per difendere una povera donna, si ritrova coinvolto in una causa plurimilionaria contro una grande società di assicurazioni.

5) Denzel Washington. Di nuovo “Il rapporto Pelican“: Denzel è l’energico giornalista d’assalto Gray Grantham del Washington Post che, mettendo a repentaglio la propria vita, accetterà di aiutare Darby Shaw a salvarsi e a rendere pubbliche le scottanti verità contenute nel rapporto Pelican.

6) Susan Sarandon: interpreta Reggie Love ne “Il cliente“. Un’avvocatessa combattiva e testarda che si prende a cura il caso del piccolo Mark Sway (un dodicenne Brad Renfro, scomparso nel 2008, al suo esordio)

7) Matthew McConaughey: un altro dei belli di Hollywood, all’età di ventisette anni è l’avvocato Jack Brigance, protagonista de “Il momento di uccidere“. Nella versione cinematografica del primo romanzo di John Grisham, McConaughey brilla in un cast stellare che include Sandra Bullock, Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, Chris Cooper, Ashley Judd, Donald e Kiefer Sutherland.

8) John Cusack: nei panni dello sfuggente e misterioso Nicholas Easter è il protagonista de “La giuria“, film sulla spinosa questione della vendita e del possesso di armi da fuoco negli Stati Uniti (nel romanzo, invece, sono imputate le aziende produttrici di tabacco).

9) Dustin Hoffman: anche lui presente ne “La giuria” nel ruolo di Wendall Rohr, avvocato anziano e idealista che perora la causa della vedova Celeste Wood contro l’azienda produttrice di armi da fuoco, ritenuta responsabile della strage in cui un pazzo ha ucciso il marito.

10) Dan Aykroyd: l’ultima scelta è caduta su questo attore canadese dalla prolifica carriera quasi quarantennale: è uno dei due “Blues Brothers“, lo troviamo anche in “Ghostbusters“, “A spasso con Daisy“, “Teste di cono“, “Pearl Harbor“, “50 volte il primo bacio“, “Candidato a sorpresa” e in un altro classico natalizio, “Una poltrona per due“. In “Fuga dal Natale” indossa le vesti del “capo-quartiere” antipatico e conservatore Vic Frohmayer.

Fuori classifica: Danny DeVito e Jon Voight, rispettivamente il goffo paralegale Deck Shifflet e l’arrogante avvocato Leo F. Drummond ne “L’uomo della pioggia“. Due efficaci interpretazioni come spalla e antagonista di Matt Damon.

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Una recensione de “L’ombra del sicomoro”

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A chi non piacciono i suoi libri? E’ uno di quegli scrittori che srotolano le storie con tale scioltezza da restarne ammaliati“. Così Monica Bartolini detta “La Rossa”, autrice di gialli e critica letteraria, parla di John Grisham sul suo blog. “E anche se vi foste rifiutati in passato – continua – di scegliere un suo libro come compagno di viaggio o di vacanza, non potete negare di aver visto ‘Il rapporto Pelican’ di Alan Pakula, ‘Il socio’ di Sydney Pollack, ‘L’uomo della pioggia’ di Francis Ford Coppola o ‘Il momento di uccidere’ di Joel Schumacher, solo alcuni dei film di Hollywood tratti da romanzi di Grisham“.

UN SICOMORO PARTICOLARE

Monica Bartolini compie un’attenta e interessante recensione dell’ultimo legal thriller di John Grisham, “L’ombra del sicomoro” (titolo originale: “The Sycamore Row“), pubblicata sul portale Thriller Cafè e richiamata sul suo blog.

Partiamo dalla curiosità finale: il sicomoro tradotto nel titolo è in realtà una variante del platano, il platanus occidentalis o platano della Virginia, noto anche come sicomoro americano. “L’albero di sicomoro del titolo originale non deve essere confuso con il sicomoro ‘biblico’ – spiega la scrittrice – Vero è, comunque, che nell’immaginario collettivo il sicomoro rimanda immediatamente ad un suicidio per impiccagione, tema centrale dell’intera trama“.

CLANTON, MISSISSIPPI, 2014?

Nella recensione, seppur criticando una certa scontatezza del finale, la Bartolini sottolinea la capacità da parte di John Grisham di aver reso letteratura una materia come il diritto ereditario, mentre individua nella denuncia sociale (e non tanto nella brillantezza della trama) il principale intento di John Grisham ne “L’ombra del sicomoro“.

L’odio razziale è ancora vivo – continua Bartolini, richiamando anche l’intervento di Grisham in marzo all’evento romano Libri Come – e, nonostante gli sforzi profusi a tutti i livelli dalle istituzioni e dal governo federale, la mala pianta non è stata sradicata (…) L’ombra del sicomoro, quindi, rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno politico che Grisham riversa nella scrittura, impegno al quale può anche permettersi di sacrificare qualcosina sul versante thriller: stigmatizzare con rinnovato vigore qualsiasi manifestazione anche strisciante di odio razziale e introdurre a chiare lettere il concetto di tolleranza“. Il tutto tornando indietro di 25 anni e nello stesso luogo dove John Grisham aveva esordito: Clanton, Mississippi, 1988.