Estate 2017: arriva “Il caso Fitzgerald”

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E’ uscito negli Stati Uniti il 6 giugno 2017 Camino Island, il nuovo romanzo di John Grisham. In Italia arriverà il 20 giugno, come sempre per Mondadori, con il titolo Il caso Fitzgerald. Per annunciarlo, come fa spesso, John Grisham ha scritto una lettera ai suoi lettori.

Camino Island è il mio trentesimo romanzo. Mentre lo scrivevo, guardavo indietro a tutti quelli ordinatamente allineati in una libreria nel mio ufficio, e ne sono grato ancora una volta, perché sono stato piuttosto fortunato a perseverare in questa cosa dello scrivere per un periodo così lungo.

Mentre per me ciascun romanzo deve essere diverso, e possibilmente migliore del precedente, molti dei legal thriller in realtà hanno elementi e temi ricorrenti. Puoi contare su una caterva di avvocati, naturalmente, e crimini, tribunali, processi, appelli, e cose del genere. Molti di questi romanzi riguardano temi delicati come la pena di morte, gli errori giudiziari e la corruzione dei magistrati.

Per gli altri libri, tuttavia, ho preferito rilassarmi. Ne ho scritti due sul football, uno sul baseball e uno comico su come scappare dal Natale. Cosa c’entra Camino Island? Lasciatemi dire solo che il mio obiettivo era scrivere un giallo senza neppure un avvocato, e ce l’ho quasi fatta. Ne compaiono un paio nell’ultimo capitolo, ma giusto perché non ho potuto fare altrimenti.

Camino Island è puro divertimento, pensato per essere letto tutto d’un fiato e scritto con la spiaggia in mente. Infatti, proprio una spiaggia è un elemento importante nella storia, perché gran parte della trama si svolge vicino l’oceano, in Florida.

L’anti-eroe è un tipo colorito che si chiama Bruce Cable, proprietario di una bella libreria chiamata Bay Books, e un serio collezionista di prime edizioni. Solo pochi sanno che Bruce occasionalmente si cimenta nel torbido mondo dei libri rari rubati. Quando alcuni preziosi manoscritti spariscono, Bruce diviene un sospettato. L’eroina, Mercer Mann, è una giovane scrittrice in difficoltà, che la polizia manda a Camino Island per unirsi alla ‘gang letteraria’ di Bruce Cable e cercare di scoprire qualcosa. E lo fa!

E’ stato un piacere scrivere questo libro, spero che possiate divertirvi quanto mi sono divertito io”.

John Grisham e la giustizia sociale

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John Grisham ha fatto parte di un panel di relatori che hanno parlato del libro Il buio oltre la siepe di Harper Lee e in generale di giustizia sociale in un convegno svoltosi il 3 marzo 2017 alla scuola di legge della University of Alabama, a Tuscaloosa.

Il buio oltre la siepe, il cui titolo originale è To kill a mockingbird ed è uscito nel 1960, è il romanzo-simbolo della lotta per i diritti civili contro la segregazione razziale, in un periodo cruciale della storia degli Stati Uniti. Ambientato proprio in Alabama, ha per protagonista un avvocato bianco, Atticus Finch, che assume la difesa di un uomo di colore accusato di un crimine che non ha commesso, in una cittadina ribollente di rabbia e pregiudizio.

IL BUIO OLTRE LA SIEPE COME IL MOMENTO DI UCCIDERE?

C’è chi ha visto un parallelismo tra l’opera di Harper Lee (autrice scomparsa nel 2016, all’età di novanta anni) e il romanzo d’esordio di John Grisham, Il momento di uccidere, pubblicato per la prima volta nel 1989. Grisham, tuttavia, ha evidenziato che le somiglianze sono ben poche. “Fin dal primo capitolo è ben chiaro che Il momento di uccidere è molto differente da Il buio oltre la siepe”, ha detto lo scrittore, pur ammettendo l’influenza che il libro della Lee ha avuto su di lui, appassionato lettore già da adolescente, durante gli anni di crescita in Mississippi. Uno stato molto simile all’Alabama in quanto a problemi razziali, il cui clima, in quegli anni ’60, era seriamente infuocato.

Il personaggio principale di Il momento di uccidere, Jack Brigance, è un brillante avvocato bianco e benestante del profondo Sud, ma a differenza di Atticus Finch si trova a difendere un nero che ha ucciso per vendetta due bianchi, dopo che questi avevano violentato sua figlia. Il protagonista di Il buio oltre la siepe, invece, difende un uomo accusato di aver abusato sessualmente di una ragazza. Tuttavia è stato un romanzo che, introdotto a scuola da un suo insegnante di inglese, fece presa sul giovane Grisham grazie allo stile chiaro e diretto, alla comprensibilità di personaggi e temi, in contrapposizione con l’eccessivamente complesso ed ermetico Faulkner il quale, ricorda Grisham “più lo leggevo più provavo repulsione per lui”.

LA SCRITTURA COME DENUNCIA SOCIALE

Il buio oltre la siepe si pone in un filone di molti libri che sostenevano il cambiamento sociale contro la disuguaglianza e la corruzione, grazie ai quali “la situazione del Sud fu finalmente esposta, furono fatte conoscere al mondo le tristi verità su segregazione razziale, violenza, leggi Jim Crow, ingiustizie, tutte questioni che furono assorbite e fatte proprie da tante persone in tutto il mondo”.

John Grisham ha ricordato poi i complimenti di Gregory Peck, attore che interpretò Atticus Finch nell’adattamento cinematografico di Il buio oltre la siepe nel 1962, per Il momento di uccidere: “Disse che mentre lo leggeva, c’erano attimi in cui si sentiva trasportato di nuovo in quel tribunale dell’Alabama. Quindi Atticus Finch si complimentava con me per il mio primo romanzo! Un libro che vendette solo cinquemila copie e che, per quanto ne sapevo, non avrebbe raggiunto nemmeno la costa occidentale”.

Grisham ha infine ribadito che con i suoi libri, che si avvicinano ai 300 milioni di copie vendute in tutto il mondo, vuole sfidare il potere: “La consapevolezza viene prima dell’azione e gli scrittori non si sono mai tirati indietro dalla loro responsabilità sociale nell’esporre il male, i crimini e l’ingiustizia. E io non voglio certo starmene buono o tirarmi indietro. Ci sono tante storie da raccontare, questioni da esporre e altrettanta ingiustizia da esplorare. Ho compiuto 62 anni, spero di avere il tempo!”, ha concluso con una battuta. Perché la forza di John Grisham è questa: affrontare tematiche serie senza perdere il gusto della narrazione e del coinvolgimento del pubblico.

Biblioteche di Modena, “L’avvocato canaglia” tra i più prestati

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L’avvocato canaglia di John Grisham, il bestseller del “re del legal thriller” uscito nell’autunno 2015, è risultato il sesto libro più prestato al pubblico nel 2016 dalle Biblioteche Comunali di Modena, alle spalle di Paula Hawkins (La ragazza del treno), Gianrico Carofiglio (La regola dell’equilibrio), Camilla Läckberg (Il segreto degli angeli), Andrea Camilleri (Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano) e Niccolò Ammaniti (Anna) e davanti a Michael Connelly (La caduta), Massimo Gramellini e Chiara Gamberale (Avrò cura di te) e ancora Camilleri (La giostra degli scambi).

Il dato è emerso nell’ambito di un’indagine sui libri di narrativa più letti sia dai modenesi sia in Italia nell’ultimo mezzo secolo, portata avanti dalle biblioteche della città emiliana in occasione dei loro cinquant’anni di attività.

Sarà che avrà ambientato due suoi romanzi in Emilia (Il broker e Il professionista), sarà che L’avvocato canaglia attrae molto con il suo particolarissimo protagonista, un personaggio ottimamente costruito dallo scrittore americano, ma John Grisham si conferma molto popolare da quelle parti. E anche il suo nuovo romanzo, The Whistler, sembra promettere bene.

(foto tratta da http://www.modenatoday.it)

Una recensione di “L’avvocato canaglia”

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Riceviamo e pubblichiamo una recensione del romanzo L’avvocato canaglia di John Grisham segnalataci tramite la nostra pagina Facebook da Roberto Sapienza, che ringraziamo. Il link originale della recensione è qui.

L’avvocato canaglia è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato nel novembre del 2015 in Italia da Mondadori. In qualunque parte del mondo qualora si chieda a un qualsiasi interlocutore quale sia la professione più destata e odiosa, la risposta è unanime: l’avvocato.
 Nell’immaginario comune l’avvocato è una persona amorale, senza scrupoli, avida, cinica oltre che essere un odioso azzeccagarbugli. Ciò nonostante, ogni anno tanti giovani s’iscrivono alla facoltà di giurisprudenza sognando di diventare i nuovi Perry Mason.

Eppure, come in ogni categoria, ci sono differenti tipi di avvocati e alcuni possono essere anche dei simpatici stronzi da conoscere.
 John Grisham, che prima di diventare un grande scrittore è stato un avvocato di successo, conosce bene quel mondo. E negli anni ha scritto diversi e brillanti romanzi sugli avvocati dalle diverse sfumature, eppure tutti alla fine pronti con il loro talento e intelligenza a trasformarsi in eroi per migliorare la società.

Stavolta invece con L’avvocato canaglia lo scrittore americano compie un’operazione diversa, mettendo al centro della scena una figura forense diversa dal solito schema, un cavaliere del diritto al servizio dei propri interessi, arrogante, senza scrupoli e pronto a infilare le mani, se è necessario, nella merda. 
L’avvocato canaglia è Sebastian Rudd, un giovane e spregiudicato avvocato che ha scelto di avere come clienti assassini, mafiosi e in genere la feccia della società.
 Rudd è bravo nel suo lavoro, è un mastino che carica a testa bassa contro il sistema giuridico americano. E’ stato sposato per un anno con la collega Judith, poi rivelatasi lesbica. Si detestano, come ogni grande amore, ma sono costretti a tumultuosa convivenza civile, avendo un figlio da crescere.
 Rudd è un lupo solitario, ama rischiare, le sue attività si svolgono spesso al limite della legalità.

La scelta narrativa di Grisham di far raccontare le diverse vicende allo stesso Rudd si rivela vincente e avvolgente. Fin dalle prime pagine del romanzo la lettura è incalzante, interessante sostenuta da un crescente ritmo.
 La struttura narrativa è convincente, ben costruita confermando il talento e creatività di John Grisham.
Il lettore è trascinato fin da subito nell’adrenalinica vita dell’uomo, non potendo non essere incuriosito e coinvolto da tutti e gli impegni e casi in cui Rudd è protagonista. La vita privata e quella lavorativa si mescolano creando un unico e forte vortice di emozioni e pathos.

E’ divertente, come lettore, osservare i rapporti e le dinamiche convulse e personali che Rudd instaura con i suoi molteplici clienti, quasi tutti colpevoli e legati con la criminalità.
 Sebastian è un avvocato atipico, vuole sì trarre profitto dalla sua professione e nello stesso ha sua rigorosa etica del lavoro e della giustizia.
 Una volta terminato di leggere questo libro, probabilmente non cambierete la vostra opinione negativa sugli avvocati, ma vi augurerete quanto di meno di incontrare sulla vostra almeno una canaglia come Sebastian Rudd.

La giuria negli Stati Uniti

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La giuria” di John Grisham, romanzo uscito nel 1996 e adattato in film nel 2003, mette in evidenza un istituto fondamentale e decisivo nel sistema giudiziario degli Stati Uniti: la giuria popolare, appunto. Un elemento ricorrente anche in altri legal thriller di Grisham e che, considerate le differenze con l’Italia, è opportuno spiegare per facilitarne la comprensione.

La giuria” è costruito intorno alla causa di una vedova contro le potenti multinazionali del tabacco, ritenute responsabili della morte per cancro del marito. In quanto negli USA a determinare l’esito di un processo è la giuria, il libro, oltre a descrivere il meccanismo di composizione e il ruolo della stessa, è incentrato su una serie di tentativi, ad opera di soggetti interni ed esterni al processo, di controllare i giurati e pilotare il verdetto da una parte o dall’altra (nel film, l’industria del tabacco è sostituita da quella delle armi da fuoco, ma poco cambia).

LA FUNZIONE DELLA GIURIA

Al termine di un processo penale o civile americano, la giuria, dopo essersi riunita per l’ultima volta in camera di consiglio, emette il verdetto finale. Sua esclusiva competenza, infatti, è l’accertamento della fondatezza dell’accusa. Al verdetto segue la sentenza da parte del giudice, che stabilisce la pena o l’assoluzione in caso di processo penale oppure le conseguenze giuridiche in caso di processo civile. Il giudice è anche colui che conduce l’intero dibattimento.

Aprendo una parentesi, va sottolineato che l’ordinamento giuridico degli Stati Uniti è di common-law, cioè basato principalmente sui precedenti giurisprudenziali (a differenza dell’ordinamento di civil-law derivante dal diritto romano e fondato su codici di derivazione legislativa). In base a questo, il processo deve arrivare a una decisione, qualunque essa sia, purché ottenuta nell’osservanza delle regole e dei diritti della persona. Inoltre, da un processo può uscire un verdetto di colpevolezza o di responsabilità anche in mancanza di prove definitive, purché la colpevolezza o la responsabilità dell’imputato sia dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Quindi anche un’accusa basata su sole prove indiziarie (le cosiddette prove circostanziali) può portare a una condanna.

LA SELEZIONE DELLA GIURIA

La selezione della giuria è il momento con cui si apre il processo e deve avvenire pubblicamente. Il tribunale convoca in aula i potenziali giurati, selezionati dagli elenchi elettorali (negli USA per votare alle elezioni è necessario registrarsi come elettori), che vengono chiamati uno a uno dal giudice. Gli avvocati dell’accusa e della difesa rivolgono loro delle domande e hanno la facoltà di accettarli o ricusarli, entro certi limiti.

I potenziali giurati vengono interrogati per sondare le loro opinioni e orientamenti personali su tutta una serie di questioni (si va dai passatempi preferiti ad argomenti sensibili come politica, religione, razza, sesso…), verificando se abbiano o meno pregiudizi o predisposizioni particolari che possano inficiare la formulazione di un verdetto equo. Esiste tutta una serie di casi in cui il potenziale giurato viene immediatamente esonerato dalla possibilità di far parte della giuria. La scelta dei membri della giuria da parte del tribunale, quindi, deve avvenire attraverso un percorso equilibrato, sotto la consulenza e la supervisione degli avvocati dell’accusa e della difesa. Tale equilibrio è ritenuto garanzia di un giusto processo.

Una volta scelti i giurati, di solito 12 con alcuni di riserva, la giuria è formalmente composta e dovrà restare in isolamento per tutta la durata del processo, senza avere contatti con nessuno e senza parlare del caso al di fuori della stanza del tribunale ad essa riservata. In caso di processi estremamente delicati, il giudice può deliberare l’isolamento totale dei giurati, che in tal caso vengono sistemati in un luogo sicuro e segreto fino alla sentenza.

IL CONTROLLO

Non tutto, però, avviene completamente alla luce del sole. Come messo in evidenza da “La giuria” di John Grisham e dal film che ne è stato tratto, data la posta in palio, gli staff legali delle due parti contendenti arrivano al momento della selezione della giuria con molte più informazioni di quelle che dovrebbero sapere.

Gli studi legali impegnati in questo tipo di processi, infatti, si avvalgono di società specializzate in composizione delle giurie, investendo su di loro consistenti somme. Un “business” diffusosi dagli anni ’70. Si tratta di esperti che, una volta emessa dal tribunale la lista dei potenziali giurati di un dibattimento, indagano a fondo e raccolgono informazioni di ogni tipo su di loro, ricorrendo persino a metodi poco ortodossi e non del tutto consentiti come intercettazioni telefoniche e telematiche o videosorveglianza, oltre ad appostamenti, travestimenti, pedinamenti, vere e proprie azioni di intelligence.

Gli staff di queste società si avvalgono di professionisti specializzati in svariate discipline, dalla psicologia alla grafologia, che analizzano minuziosamente qualsiasi tendenza, opinione o comportamento del potenziale giurato. Se ha pregiudizi verso un’etnia, un orientamento sessuale o l’altro genere, se è ritenuto di idee conservatrici o progressiste, se è un abitudinario o conduce una vita disordinata… Insomma tutti quei dati che possono essere d’aiuto per valutare se la presenza di quella persona in una giuria di un determinato processo possa risultare vantaggiosa per l’uno o per l’altro contendente.

Libri distillati? No, grazie

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C’è anche Il socio di John Grisham tra i primi sei libri editi da Centauria (gruppo RCS) per il nuovo progetto editoriale Distillati. Gli altri titoli, tra i bestseller più venduti dell’ultimo ventennio, sono Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson, Venuto al mondo di Margaret Mazzantini, Il dio del fiume di Wilbur Smith, La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano e Le parole che non ti ho detto di Nicholas Sparks.

Il socio di John Grisham “distillato” uscirà nel febbraio 2016. Caratteristica fondamentale dei Distillati è il loro formato ridotto. Attenzione: non si tratta di romanzi in versione integrale in dimensioni “pocket”, ma di veri e propri tagli del testo originale, alleggerito di oltre metà pagine. L’obiettivo? Venire incontro al pubblico meno abituato a leggere o che ha poco tempo per dedicarsi alla lettura. Ne usciranno due al mese, in edicola, a prezzo ridotto (3,90 euro).

MENO PAGINE, PIU’ PIACERE?

jg_distillati2Abbiamo ridotto le pagine. Non il piacere“: questo il discutibile payoff dei libri Distillati. Infatti, di fronte a tale novità editoriale, i dubbi sono parecchi e molti considerano i Distillati una vera e propria violenza alla letteratura e alla creatività degli scrittori più famosi, i cui romanzi completi vengono sacrificati sull’altare del mercato e della frenesia quotidiana.

Insomma, un conto è un “bignami” tratto da un manuale di storia o di chimica, un altro è ridurre un’opera letteraria, che finisce per perdere la sua originalità. Il valore di un’opera è dato dal suo complesso: in tal modo, invece, si snatura uno scrittore e si trasmettono emozioni limitate o differenti rispetto all’intenzione originale di chi il libro lo ha scritto.

E’ come se un film di Spielberg, o di Sorrentino, o di chi volete, fosse semplificato e trasformato in un lungo trailer. Come se una pittura di Michelangelo o Botticelli fosse privata dei particolari e venissero mostrate solo le figure principali. Come se un videogame fosse diffuso soltanto in versione demo.

IL MIO PARERE

Se l’intento fosse avvicinare alla lettura persone poco avvezze ad aprire un libro, qualche utilità i Distillati potrebbero pure averla. D’altronde, esistono riduzioni di tantissime opere famose destinate ai ragazzi: su questa finalità, nulla da dire, quando avevo undici o dodici anni le leggevo anche io. Ma l’impressione generale è che questa dei Distillati sia soltanto una triste operazione di mercato.

Certo, un film o un libro molto lunghi possono annoiare o creare qualche difficoltà. Ma a quel punto si sceglie per un romanzo breve, o per una raccolta di racconti, generi ben diffusi e presenti nel panorama editoriale di oggi.

Da parte mia, li considero una bestemmia. Non ne acquisterò mai uno né lo consiglierò mai. Anche questo blog è fortemente contrario ai Distillati. Non voglio neppure immaginare una trama di John Grisham (o di qualsiasi altro autore che si ama) ridotta a brandelli con sforbiciate fatte da chissa chi, certo non da Grisham in persona…

Semplicemente, se non ho tempo o voglia di leggere un libro lungo, me ne sceglierò uno più breve, senza ricorrere alle versioni tagliate.

10 motivi per cui mi piace John Grisham

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John Grisham è il mio scrittore preferito. Leggo i suoi romanzi da circa dieci anni e da un anno e mezzo gli dedico questo blog. Sono oltre trenta titoli, tra legal thriller – per cui è conosciuto in tutto il mondo – e libri di altro genere, in cui ha raggiunto ugualmente livelli molto interessanti. Ci sono storie irresistibilmente coinvolgenti e altre meno, “di routine” le potrei definire.

E’ normale. Una squadra vincente non gioca tutte le partite di campionato con la stessa intensità. E’ dominante in buona parte di esse, in altre stringe i denti e porta a casa il risultato al di là dello spettacolo e qualcuna la perde pure, nulla di strano. Ciò che conta è il modello di gioco, la realtà costruita intorno a un successo, e John Grisham ci è riuscito: la sua identità è ormai inconfondibile, ogni volta che inizi un suo romanzo sai che ti porterà in un mondo a te familiare oppure ti guiderà alla sua scoperta senza farti perdere l’orientamento.

Ecco allora 10 motivi per cui mi piace John Grisham.

1) LA PASSIONE PER LO SPORT. Grisham considera lo sport fondamentale per la crescita di un individuo e altrettanto basilare per la convivenza sociale. Tre suoi romanzi sono a tematica sportiva e molti altri sono ricchi di riferimenti e accenni al mondo dello sport.

2) LA DENUNCIA SOCIALE. Le distorsioni del sistema economico, giuridico e sociale degli Stati Uniti d’America sono al centro di alcuni dei migliori romanzi di Grisham, ex avvocato. Gli attacchi alla pena di morte, alle grandi società senza scrupoli, alle falle dell’apparato giudiziario sono familiari per i suoi lettori.

3) IL RACCONTO DI ALCUNI CONTESTI DELLA SOCIETA’ AMERICANA. Grisham ci fa conoscere dall’ìnterno alcune importanti realtà, senza le quali non comprenderemmo le storie narrate: la vita nei grandi studi legali, i meccanismi della giustizia, la familiarità degli statunitensi con il baseball e il football, le cittadine di provincia, i vari tipi di avvocati, il funzionamento delle lobby.

4) IL RAPPORTO CON IL CINEMA. Senza la fantasia di Grisham non avremmo mai potuto vedere film di grandi successo, interpretati e diretti da alcuni tra i più celebri attori e registi: Tom Cruise, Gene Hackman, Julia Roberts, Denzel Washington, Matt Damon, Susan Sarandon, Matthew McConaughey e molti altri.

5) L’AMORE PER L’ITALIA. Il Broker è ambientato a Bologna, Il Professionista a Parma e sono due straordinari omaggi allo stile di vita italiano. Grisham “spizzica” un po’ la nostra lingua e ogni tanto è ospite a qualche festival. Chissà, magari prima o poi si comprerà una casa da queste parti…

6) LO STILE DI VITA. Grisham vive in modo sano e disciplinato. Si alza prestissimo ogni mattina e si mette a scrivere fino a ora di pranzo. Quando lavorava duro come avvocato, era costretto a farlo nel poco tempo libero, tra cui appunto nelle prime ore di luce. Oggi si gode la sua vita in campagna e gestisce il suo centro sportivo dedicato al baseball.

7) LA SEMPLICITA’. John Grisham tratta spesso argomenti seri e complessi, ma senza mai dimenticare il gusto per l’intrattenimento. Altrimenti il pubblico si annoierebbe a morte. La sua prosa è lineare e alla base delle sue storie ci sono valori semplici come la famiglia, l’amicizia, il perdono.

8) GLI STATI UNITI. Che siano i grattacieli di New York o i piccoli centri rurali del Mississippi, l’ambientazione di gran parte dei romanzi di John Grisham non tradisce: niente sa attirare il lettore come il fascino degli States!

9) L’ANTIRAZZISMO. John Grisham è fortemente antirazzista, pur essendo cresciuto un luogo culturalmente arretrato come il Mississippi. Recentemente si è espresso a favore dell’eliminazione, dalla bandiera dello Stato, dei richiami alla bandiera sudista.

10) NIENTE E’ IMPOSSIBILE. Molte storie di John Grisham hanno per protagonisti degli “outsider” che, di fronte a imprese apparentemente impossibili, riescono con grinta e tenacia a conquistare traguardi inimmaginabili oppure a tirarsi fuori da trappole mortali.

E a te, perché piace John Grisham?