Una recensione di “L’avvocato canaglia”

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Riceviamo e pubblichiamo una recensione del romanzo L’avvocato canaglia di John Grisham segnalataci tramite la nostra pagina Facebook da Roberto Sapienza, che ringraziamo. Il link originale della recensione è qui.

L’avvocato canaglia è un romanzo scritto da John Grisham e pubblicato nel novembre del 2015 in Italia da Mondadori. In qualunque parte del mondo qualora si chieda a un qualsiasi interlocutore quale sia la professione più destata e odiosa, la risposta è unanime: l’avvocato.
 Nell’immaginario comune l’avvocato è una persona amorale, senza scrupoli, avida, cinica oltre che essere un odioso azzeccagarbugli. Ciò nonostante, ogni anno tanti giovani s’iscrivono alla facoltà di giurisprudenza sognando di diventare i nuovi Perry Mason.

Eppure, come in ogni categoria, ci sono differenti tipi di avvocati e alcuni possono essere anche dei simpatici stronzi da conoscere.
 John Grisham, che prima di diventare un grande scrittore è stato un avvocato di successo, conosce bene quel mondo. E negli anni ha scritto diversi e brillanti romanzi sugli avvocati dalle diverse sfumature, eppure tutti alla fine pronti con il loro talento e intelligenza a trasformarsi in eroi per migliorare la società.

Stavolta invece con L’avvocato canaglia lo scrittore americano compie un’operazione diversa, mettendo al centro della scena una figura forense diversa dal solito schema, un cavaliere del diritto al servizio dei propri interessi, arrogante, senza scrupoli e pronto a infilare le mani, se è necessario, nella merda. 
L’avvocato canaglia è Sebastian Rudd, un giovane e spregiudicato avvocato che ha scelto di avere come clienti assassini, mafiosi e in genere la feccia della società.
 Rudd è bravo nel suo lavoro, è un mastino che carica a testa bassa contro il sistema giuridico americano. E’ stato sposato per un anno con la collega Judith, poi rivelatasi lesbica. Si detestano, come ogni grande amore, ma sono costretti a tumultuosa convivenza civile, avendo un figlio da crescere.
 Rudd è un lupo solitario, ama rischiare, le sue attività si svolgono spesso al limite della legalità.

La scelta narrativa di Grisham di far raccontare le diverse vicende allo stesso Rudd si rivela vincente e avvolgente. Fin dalle prime pagine del romanzo la lettura è incalzante, interessante sostenuta da un crescente ritmo.
 La struttura narrativa è convincente, ben costruita confermando il talento e creatività di John Grisham.
Il lettore è trascinato fin da subito nell’adrenalinica vita dell’uomo, non potendo non essere incuriosito e coinvolto da tutti e gli impegni e casi in cui Rudd è protagonista. La vita privata e quella lavorativa si mescolano creando un unico e forte vortice di emozioni e pathos.

E’ divertente, come lettore, osservare i rapporti e le dinamiche convulse e personali che Rudd instaura con i suoi molteplici clienti, quasi tutti colpevoli e legati con la criminalità.
 Sebastian è un avvocato atipico, vuole sì trarre profitto dalla sua professione e nello stesso ha sua rigorosa etica del lavoro e della giustizia.
 Una volta terminato di leggere questo libro, probabilmente non cambierete la vostra opinione negativa sugli avvocati, ma vi augurerete quanto di meno di incontrare sulla vostra almeno una canaglia come Sebastian Rudd.

“The Whistler”, il prossimo romanzo di John Grisham

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Si intitola The Whistler ed è il prossimo romanzo di John Grisham. L’uscita negli Stati Uniti è prevista per il 25 ottobre 2016, in Italia arriverà qualche settimana più tardi. Mondadori, l’editrice italiana dello scrittore (Hodder è quella britannica, Doubleday l’americana), non ha ancora reso noto il titolo della versione italiana.

Si tratta di un legal thriller, con cui Grisham vuol cavalcare l’onda del successo dei suoi ultimi due pubblicati, I segreti di Gray Mountain e L’avvocato canaglia. The Whistler sarà il ventinovesimo romanzo di John Grisham e il suo trentasettesimo titolo complessivo.

UN LEGAL THRILLER ELETTRIZZANTE

Se un altro grande autore contemporaneo come Ken Follett, il gallese che ha firmato clamorosi successi planetari come La cruna dell’ago, I pilastri della Terra e Mondo senza fine, ha definito John Grisham “il miglior autore di thriller vivente“, un motivo ci sarà. La fine conoscenza dell’universo legale e la sua straordinaria vena narrativa, suoi inconfondibili marchi di fabbrica, si fondono in una nuova storia che ha tutte le premesse per tenere il lettore incollato al divano fino all’ultima pagina.

Personaggi chiave intorno ai quali ruota la vicenda di The Whistler sono un giudice corrotto, anzi “il giudice più corrotto della storia degli Stati Uniti“, come annunciato nella sinossi; una giovane donna avvocato, Lacy Stoltz, che lavora come investigatore per l’ufficio che vigila sulla condotta dei giudici in Florida; e un informatore dal nome fittizio, Rick.

UN GIUDICE CORROTTO

Ci aspettiamo – si legge nella sinossi – che nostri giudici siano onesti e saggi. La loro integrità e la loro imparzialità sono il fondamento dell’intero sistema giudiziario. Abbiamo fiducia che i giudici garantiscano processi equi, proteggano i diritti dei contendenti, puniscano chi sbaglia e assicurino un regolare ed efficiente corso della giustizia. Ma cosa succede quando un giudice oltrepassa i propri limiti, infrange la legge, compromette l’etica e arriva a prendere tangenti? E’ raro, ma succede“.

Lacy Stoltz, avvocato, non ha avuto, finora, una gran carriera nel Florida Board on Judicial Conduct, in cui ha il compito di investigare sull’operato dei giudici. Dopo dieci anni, solo due dei casi a lei assegnati si sono conclusi con la rimozione di un giudice dalla sua carica, in entrambi i casi per incompetenza, mai per corruzione. La situazione, però, cambia completamente quando è avvicinata da un sedicente avvocato radiato dall’albo e che ora vive con una nuova identità: Rick.

Rick sostiene di essere a conoscenza del fatto che un noto giudice della Florida è corrotto ogni oltre misura. Coinvolto nella costruzione di un grande casinò in una riserva dei nativi americani per mano di una piccola ma letale gang di criminali, questo giudice riceverebbe ricche mazzette corrispondenti a parte dell’incasso mensile di quel casinò. Un accordo vantaggioso sia per i criminali sia per il giudice che li favorisce. Secondo il misterioso informatore, c’è un giro di milioni di dollari. Rick presenta un reclamo e Lacy Stolz viene assegnata al caso: comprende subito di trovarsi in mezzo a un “gioco” estremamente pericoloso.

“L’avvocato canaglia”, la recensione

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Come società, aderiamo al principio di un processo equo per chiunque sia accusato di un crimine grave, ma qualcuno di noi ha dei problemi quando si tratta di fornire un avvocato competente per garantire il suddetto processo equo. Legali come me devono convivere con la domanda: “Ma come fai a difendere una feccia del genere?”. Io me la cavo con un veloce: “Qualcuno deve farlo”, e me ne vado. Vogliamo davvero processi equi? No, non li vogliamo. Vogliamo giustizia, e in fretta. E giustizia è qualsiasi cosa riteniamo lo sia in base a un criterio individuato caso per caso. In fondo è una fortuna che non crediamo nei processi equi perché si può stare maledettamente certi che non li abbiamo. La presunzione di innocenza è ormai presunzione di colpevolezza”.

Sebastian Rudd, protagonista e voce narrante di L’avvocato canaglia (pagg. 332, euro 22, Mondadori), il nuovo romanzo di John Grisham, ha un difetto: odia le ingiustizie. E odia tutti coloro che le rappresentano e le perpetuano. Accetta casi di imputati che nessun altro vuole difendere: Rudd è convinto che ognuno abbia diritto a un processo equo, anche chi ha commesso spregevoli crimini. A volte i suoi assistiti sono effettivamente colpevoli, a volte sono innocenti o vittime. Ma una cosa è certa: se il sistema gioca sporco, anche Rudd giocherà sporco, pur di dimostrare la verità. I poteri forti sono avvisati.

UNA STRUTTURA PARTICOLARE

L’avvocato canaglia è un romanzo particolare. Non c’è una trama unica dall’inizio alla fine: la struttura narrativa sembra un collage di episodi a se stanti. Alcuni iniziano e finiscono senza avere più riferimenti nel resto del libro; altri si estendono su più di una delle sei grandi parti in cui è suddiviso.

È lui, Sebastian Rudd, il vero romanzo. Il personaggio e il suo stile di vita borderline vengono descritti fin dalle prime pagine: uno spaccato della vita, professionale e privata, di questo “avvocato canaglia” che risulta essere uno dei personaggi meglio tratteggiati e più riusciti dell’intero universo grishamiano. Infatti, a differenza dei casi giudiziari che passano quasi in secondo piano, sono le vicissitudini e i pensieri personali di Rudd a proporsi come leit-motiv di tutta la storia.

Il resto sono soltanto elementi di contorno, situazioni “usa e getta” che il protagonista stesso non manca di disprezzare, come dimostra tra l’altro l’inusuale velocità con cui Grisham, forse per la prima volta, tratta lo svolgimento dei processi in aula, riuscendo a inserirne più di uno all’interno della stessa opera. Il finale è un po’ sbrigativo, a dire il vero, e questo aspetto non è la prima volta che si verifica in Grisham. Ma, come detto, il protagonista assoluto è Sebastian Rudd, non le storie.

UNA CANAGLIA MOLTO UMANA

Il gusto per l’intrattenimento sempre presente in John Grisham viene fuori soprattutto nei paragrafi che trattano della vita privata di Sebastian Rudd, avvocato all’incirca quarantenne con la fama di difensore dei peggiori criminali. Lui non è certo uno stinco di santo, anzi. Gira armato e con un aiutante-guardia del corpo-tuttofare grande e grosso, frequenta i bassifondi, scommette su match di cage fighting (le violente e famigerate arti marziali miste) ai quali porta persino suo figlio di otto anni, è sempre in mezzo ai guai con la sua ex moglie, si porta a letto la maestra del bambino di cui sopra e finisce pure nelle mire poco raccomandabili dei suoi stessi assistiti.

Sebastian Rudd è fortemente contro il sistema, scaltro e spregiudicato ai limiti dell’eccesso, anticonformista e sprezzante verso le istituzioni, non ha mai paura di sporcarsi le mani e di ricorrere a metodi poco ortodossi. Ma è anche un avvocato esperto, capace e dotato di una profonda umanità, tale da fargli perdonare una condotta di vita piuttosto disordinata e rischiosa. Per i suoi clienti, per non far mancare loro una giusta assistenza legale, si butterebbe nel fuoco.

I TEMI

L’avvocato canaglia condensa una serie di tematiche tipiche dei romanzi di John Grisham e altrettante novità: la figura dell’avvocato di strada è già comparsa più volte, anche se mai con queste caratteristiche; troviamo anche la pena di morte (di cui il protagonista, probabilmente rispecchiando il pensiero dello scrittore, critica e sbeffeggia gli ipocriti rituali che precedono l’esecuzione), il disprezzo per la mentalità chiusa delle cittadine del Sud (gli abitanti di Milo sono definiti da Rudd “bifolchi razzisti” e la cittadina esiste davvero, in Missouri), i momenti del processo dalla selezione della giuria alla sentenza finale e molto altro.

Tra le novità, spicca la descrizione poco edificante della polizia, o almeno di una parte di essa: i tutori dell’ordine sono rappresentati come “poliziotti guerrieri” (è anche il titolo della terza parte), spavaldi e arroganti, falsificatori di prove, uccisori di persone innocenti e addirittura di animali indifesi, rapitori di bambini, agenti corrotti e senza scrupoli.

Emblematico questo scambio di battute: “Chi sono questi delinquenti?’ chiede Thomas con aria smarrita. “La polizia. I buoni”. Nel romanzo vengono particolarmente evidenziate le conseguenze di un uso eccessivo della forza da parte della polizia. Ed è difficile che, seppur nella finzione di un romanzo, John Grisham non si sia ispirato a qualche fatto realmente accaduto. Probabilmente a più di un sostenitore delle forze dell’ordine fischieranno le orecchie…

L’avvocato canaglia

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“‘Rogue Lawyer’ è costruito in modo così intelligente che potrebbe essere utilizzato come manuale nei corsi di scrittura narrativa“. Così Maureen Corrigan recensisce sul Washington Post il nuovo legal thriller di John Grisham, Rogue Lawyer, che il 20 ottobre 2015 esce negli Stati Uniti e presto arriverà in Italia con il titolo L’avvocato canaglia per la collana Omnibus di Mondadori.

L’attesa per il ventottesimo romanzo di Grisham è notevole e la Corrigan si domanda “come sia possibile che John Grisham, arrivato a questo punto nella sua ormai lunghissima carriera di scrittore, riesca ancora a tratteggiare caratteri distintivi mai visti prima nei suoi personaggi, situazioni legali così complicati e altrettanto astute vie d’uscita. Un mistero che i fan di John Grisham si accontentano di ammirare, piuttosto che risolvere“.

L’AVVOCATO DEI BASSIFONDI

A pochi giorni dall’uscita americana, proseguono le anticipazioni sul nuovo romanzo in cui John Grisham, dopo l’esperienza “ambientalista” di un anno fa con I segreti di Gray Mountain, torna alla figura dell’avvocato di strada. Un avvocato di strada, tuttavia, molto diverso da quelli visti in opera in alcuni libri precedenti: Sebastian Rudd – questo il nome del protagonista – è in realtà un avvocato tutto particolare, che ha allestito il suo studio su un furgone blindato e accetta i casi che nessun altro vuole, perché apparentemente impossibili da difendere.

Rudd non è un santo: arrogante, sarcastico e stizzoso all’inverosimile, beve whisky, gira armato, frequenta i famigerati cage fights (i violenti combattimenti di arti marziali miste), guerreggia in tribunale contro la sua ex moglie. Tuttavia “è l’avvocato difensore che vorresti avere accanto a te in un processo“. Perché Rudd ha una profonda umanità, odia le ingiustizie, soprattutto quelle dei potenti e delle istituzioni, e non ha paura di sporcarsi le mani fino a imbrogliare e a confondersi con i controversi personaggi che sono suoi clienti. E spunta un misterioso serial killer…

UN PROCESSO EQUO

La trama del romanzo è tutta da scoprire. Il Washington Post anticipa che i capitoli iniziali sembrano quasi indipendenti l’uno dall’altro, come se fosse una raccolta di racconti e non una storia unica.

Ma già dal primo capitolo, la voce narrante dello stesso Sebastian Rudd trasmette al lettore un credo preciso: tutti hanno diritto a un processo equo, anche coloro che si sono macchiati dei crimini più riprovevoli. Siamo sicuri che sia solo questo a spingere l’avvocato ad accettare la difesa dei peggiori delinquenti e dei casi più estremi?