I segreti di John Grisham

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In occasione del BookExpo America 2016 svoltosi a Chicago dall’11 al 13 maggio, il magazine Publishers Weekly ha intervistato John Grisham sul nuovo romanzo a cui sta lavorando, The Whistler, e in generale sulla sua straordinaria carriera. Il legal thriller che uscirà a ottobre negli Stati Uniti avrà come trama una pericolosa indagine sulla corruzione giudiziaria ad alti livelli. Continua a leggere

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Botta e risposta con John Grisham

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Rosanna Greenstreet del quotidiano britannico The Guardian ha “messo a nudo” John Grisham in un “botta e risposta” nelle pagine di lifestyle. Dalla gradevole intervista, oltre a molti aspetti gia noti, emergono varie curiosità sulla vita dello scrittore americano. Continua a leggere

Nonostante tutto, “Gray Mountain”

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Il 21 ottobre 2014 esce negli Stati Uniti edito da Doubleday il nuovo legal thriller di John Grisham, “Gray Mountain“. Presto sarà distribuito in Italia da Mondadori con il titolo “I segreti di Gray Mountain“. L’arrivo dell’ultimo romanzo di John Grisham, il ventisettesimo, coincide tuttavia con una “crisi” mediatica che ha coinvolto in prima persona lo scrittore statunitense.

INTERVISTA E SCUSE

In una recente intervista al quotidiano britannico The Telegraph ripresa dall’italiano Il Post, parlando di ingiuste condanne (una causa per cui si batte da anni) e di pedofilia, Grisham ha rilasciato alcune dichiarazioni controverse capaci di scatenare le reazioni dei media.

Lo scrittore, operando una netta distinzione tra chi commette reato di pedofilia e chi si limita a navigare su siti web a contenuto pedopornografico. ha sostenuto che “abbiamo le prigioni piene zeppe di gente della mia età. Maschi bianchi di sessant’anni, in prigione, che non toccherebbero mai un bambini. Ma vanno su internet una sera, iniziano a navigare, probabilmente dopo aver bevuto troppo o roba del genere, e premono il bottone sbagliato, vanno troppo in là, e finiscono su porno minorile, amen. (…) Non hanno fatto del male a nessuno, ok? Meritano un qualche tipo di punizione, ok. Ma dieci anni in prigione? E ce ne sono così tanti, così tanti colpevoli di reati sessuali, che li mettono tutti nella stessa prigione, come se fossero un mucchio di pervertiti o qualcosa del genere. Migliaia. Siamo diventati matti con questa storia del carcere. Non provo pietà per i veri pedofili. Dio, per favore sbatteteli dentro. Ma così tanti di questi tizi non meritano pene dure, eppure le ricevono“.

Come spesso accade, nel vortice mediatico di oggi i fraintendimenti nell’afferrare il vero senso di una dichiarazione pubblica sono all’ordine del giorno e qualsiasi frase può essere prestata a mille interpretazioni o strumentalizzazioni. Quasi subito, resosi conto del subbuglio creatosi, lo stesso John Grisham ha diffuso le sue scuse: “Chiunque tocchi un bambino per profitto o per piacere – ha scritto sulla sua pagina Facebook ufficiale – o chiunque, in qualsiasi modo, abbia a che fare con la pedopornografia – on line o in altra maniera – dovrebbe essere punito con le pene più severe. I miei commenti fatti durante l’intervista a The Telegraph non volevano dimostrare alcuna simpatia verso i condannati per crimini a sfondo sessuale, specialmente quelli per molestie sessuali di bambini. Penso che non esista nulla di più spregevole. Mi rammarico di aver fatto questi commenti e mi scuso con tutti”.

INTANTO, “GRAY MOUNTAIN”

In mezzo a tutto ciò, “Gray Mountain” si prepara a invadere i bookstore d’oltreoceano. Ambientato nella regione dell’Appalachia, il romanzo ha per protagonista una donna avvocato, Samantha Kofer, che ha perso il lavoro a causa del crack finanziario della Lehman Brothers. La storia narrata da Grisham, quindi, si àncora all’attualità, con il riferimento alla crisi che dal 2008 ha martoriato l’economia americana e non solo.

Gray Mountain” comunque ripropone alcuni dei canoni immancabili dell’opera grishamiana: Samantha trova un impiego da stagista non pagata presso il gratuito patrocinio di una cittadina della regione dell’Appalachia: qui viene a conoscenza di pericolosi segreti aventi a che fare con la grande industria del carbone.

Guarda il booktrailer:

John Grisham si racconta

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John Grisham,

Riportiamo un ampio riassunto dell’intervista rilasciata da John Grisham al sito Goodreads.com, realizzata da Amy King. Una lunga chiacchierata in cui lo scrittore statunitense parla del suo prossimo romanzo, “Gray Mountain“, ripercorre i suoi successi, descrive il suo metodo di scrittura, racconta quali sono i suoi modelli e i suoi libri preferiti. Curioso notare come Goodreads, che è una sorta di social network dedicato ai libri e ai lettori, sia proprietà di Amazon, contro il quale è in atto una protesta da parte di alcuni grandi autori mondiali tra cui proprio Grisham. Ma qui rischiamo di andare fuori tema. Ecco invece l’intervista a John Grisham.

Goodreads: Hai creato alcuni personaggi diventati vere e proprie icone: Jake Brigance, Mitchell McDeere, Darby Shaw. Parlaci allora di Samantha Kofer, la giovane avvocatessa protagonista di “Gray Mountain“.
John Grisham: La protagonista è un’avvocatessa ventinovenne proveniente da un grande studio di New York che improvvisamente perde il lavoro a causa del collasso della Lehman Brothers nel 2008. Perso il posto a Manhattan, si ritrova disoccupata: è lei l’eroina della mia storia.

GR: La grande industria del carbone gioca un ruolo chiave in questo libro, dal momento che le miniere di carbone sono sempre state una presenza diffusa ma controversa nella regione dell’Appalachia. Dal momento tu hai analizzato e denunciato conflitti di potere in vari contesti, la tua percezione del potere – specialmente quello nelle mani di pochi che controllano enormi organizzazioni e anche parti del governo degli Stati Uniti – è cambiata?
JG: Beh, non sono sicuro che le cose siano cambiate. Sono sempre stato molto scettico riguardo ai grandi affari e alle grandi società, e penso che ci sia bisogno di un salutare scetticismo: ci sono così tante società e industrie. Per quanto riguarda la mia percezione del governo, penso di essere cambiato molto rispetto a quando ero un giovane avvocato. Ho avuto molti clienti e anche criminali, ma non ne ho mai avuto uno di cui ho pensato fosse veramente maltrattato dal governo. Avevamo un ottimo sistema giudiziario quando ero un praticante avvocato; abbiamo ottimi giudici e ottimi procuratori. Ma durante la scrittura di ‘Innocente’, che narra una storia vera, ho conosciuto il mondo degli errori giudiziari, che ha seriamente scosso la mia fede nel sistema. Ci sono tuttora migliaia di innocenti in prigione, e sono stati spediti dentro da polizia, procuratori e giurie che credono a polizia e procuratori. Purtroppo vengono emesse tante brutte sentenze e questo non fa che minare la tua fede nel sistema.

GR: Hai lasciato la Camera del Mississippi durante il tuo secondo mandato perché ti eri accorto “che è impossibile fare cambiamenti“. Speri che pubblicando storie su questi argomenti potrai effettivamente cambiare le cose in un altro modo? Nella tua scrittura c’è l’idealismo dei giovani avvocati?
JG: Certo, l’idealismo è dentro di me, sono io lo scrittore. E sul cambiare le cose, non sono sicuro che i libri abbiano questo pubblico così vasto. Ciò che cerco di fare, quando scrivo un libro su una determinata questione, è intrattenere. Non puoi issarti su un podio troppo a lungo, devi divertire. Se riesci a portare il lettore a pensare su un argomento – che siano errori giudiziari, carcerazioni sbagliate, pena di morte, frodi assicurative, gli homeless – per la prima o la seconda volta nel contesto di un romanzo di intrattenimento, per me è abbastanza. Forse quanto portare le persone a pensare in un modo differente.

GR: Nel tuo precedente romanzo, “L’ombra del sicomoro“, hai affrontato ancora una volta il problema razziale, includendo una pesante sorpresa su una storia di cui molti americani non parlano. Sei consapevole della necessità di portare alla luce questi argomenti, specialmente nel clima di tensioni razziali che viviamo oggi, dove i neri sono imprigionati e aggrediti in maniera sproporzionata?
JG: La razza è sempre stato un problema in questo paese. Ci sono sempre state tensioni e non sono sicuro che se ne andranno. E’ qualcosa con cui abbiamo a che fare nella nostra società, così come cercare di trovare la tolleranza razziale. A volte facciamo progressi, altre volte no. La razza è sempre stata un problema complicato, specialmente nel Profondo Sud, con tutte le cose orribili successe. Non tento consapevolmente di portare alla luce tali questioni, semplicemente non se ne sono mai andate. Potrebbe volerci lungo tempo per dissolverle, perchè tanti che agivano in un certo modo 40 o 50 anni fa sono ancora vivi e molti di loro non sono mai stati portati davanti alla giustizia, e probabilmente mai lo saranno e si porteranno i loro segreti nella tomba. Poi, guardi a oggi ed è una disgrazia. I giovani neri sono trattati in modo differente rispetto ai bianchi. Un milione di loro sono in prigione per crimini non violenti, e sono stigmatizzati come criminali condannati. Non solo neri, ma ora anche neri criminali. E le loro vite diventeranno difficili anche quando usciranno. Quindi, gli errori giudiziari: gran parte di loro riguardano i neri e la ragione è solo una, che essi sono trattati peggio dei bianchi dal sistema. Noi scriviamo, scopriamo, speriamo di portare qualche cambiamento, ma sarà sempre difficile e complicato. Per le persone come me che scrivono, c’è un’infinità varietà di storie fuori da qui.

GR: Pensi che, nei tuoi romanzi futuri, ti occuperai di corruzione e abuso di potere?
JG: Sicuramente l’abuso di potere. Voglio scrivere un libro che pone al centro la parzialità delle sentenze giudiziarie che riguardano ragazzi neri e ragazzi bianchi provenienti dalla stessa situazione delittuosa. Il sistema li tratta con pesi differenti e presto voglio sollevare l’attenzione sul problema.

GR: Molti membri di Goodreads sono molto interessati al tuo metodo di scrittura. Essi si chiedono: lavori “all’indietro”, cioè inventando prima il finale e poi tutta la storia che lo precede, oppure no?
JG: Beh, non lo chiamerei lavorare all’indietro. E’ un processo che richiede molto tempo e non è sempre piacevole. Quando scrivo un libro, faccio lavorare me stesso alla scena finale prima di scrivere l’inizio. E per fare ciò, devi sempre sapere dove stai andando. John Irving, uno scrittore che ammiro davvero, ha detto che lui scrive sempre l’ultima frase prima di scrivere l’inizio. Io non ci riesco sempre, ma è un meraviglioso modo di scrivere. Molti scrittori non lo fanno perché porta via loro un sacco di tempo e preferiscono costruire tutta la storia di contorno, capitolo dopo capitolo. Quando fai questo, vedi quali personaggi e situazioni possono non essere necessari o dove hai bisogno di qualcos’altro. Ti spinge ad approfondire l’intera storia.

GR: Viene prima il personaggio o la trama?
JG: Prima viene la trama. Penso sempre a una grande trama. Leggo articoli di giornali e riviste su fatti riguardanti cronaca, processi, studi legali e penso “Ok, posso prendere questa storia, cambiarla, aggiungerci personaggi e situazioni” e lì hai in mano un uncino con cui afferrare il lettore. Questo è il modo con cui iniziano quasi tutti i miei libri. Mi capita, a volte, di avere in mente un personaggio, ma senza una trama non mi porterà mai lontano.

GR: Hai visto “Il momento di uccidere” a Broadway?
JG: Sì, ero là alla prima. Non è durato molto, ha avuto circa 35 repliche tra metà ottobre e metà novembre. Non ha venduto abbastanza biglietti per essere tenuto in cartellone più a lungo. E’ costoso ottenere uno spettacolo a Broadway. L’ho visto tre volte e il pubblico era sempre abbastanza numeroso, tuttavia non sono stati venduti abbastanza biglietti per tenerlo più a lungo. Credo sia vergognoso, perché io non sarò un critico teatrale, ma mi sono divertito moltissimo.

GR: Hai avuto un ruolo nella stesura del copione?
JG: No, ne sono rimasto fuori. Non so nulla di teatro, non è il mio lavoro. Lessi la prima stesura forse cinque anni fa e dissi “Mi piace, è buono”.

GR: Quale tuo libro consiglieresti a un novello appassionato di John Grisham?
JG: Uno vale l’altro. “Calico Joe” è un libro di baseball che mi sono davvero divertito a scrivere. “Fuga dal Natale” è stato il mio primo sforzo con la commedia, e anche questo mi ha divertito. “Innocente” è una storia vera che mi ha colpito perchè così coinvolgente e straziante. “Il testamento” è un libro di cui vado orgoglioso in quanto differente dagli altri e ambientato in Brasile, dove mi sono recato per le ricerche.

GR: Cosa stai leggendo in questo periodo?
JG: “Natchez Burning” di Greg Isles, un vecchio amico del Mississippi. E’ un bel librone, 775 pagine, troppe per me, ma mi sta divertendo. Ho appena finito “Just Mercy” di Bryan Stevenson, una storia vera basata sulle sue avventure nel difendere i suoi compagni nel braccio della morte in Alabama. Chiaramente tendo a leggere molte storie vere, storie di legge: sono le mie fondamenta, la mia casa, il mondo da cui provengo, che amo, mi diverte e mi dà idee. Mi è piaciuto l’ultimo di Ian McEwan, “The Children Act“, l’ho letto due mesi fa, uno dei migliori.

GR: Sei talmente indaffarato con la ricerca che non vai più nelle aule di tribunale, vero?
JG: Volontariamente, no. Non ho visto un aula per tanto tempo. Ci vado tutte le volte che sono in una città, sono affascinato dalle aule, mi piacciono. Ma adesso quando mi reco in un tribunale, è perché qualcuno mi ha fatto causa, e non è piacevole! I processi sono stressanti e per un avvocato è dura. Guardando indietro, sono molto affezionato ai ricordi dei processi che ho vissuto. Ma quando ci sei davvero dentro, non è affatto divertente.

GR: I nostri utenti ti chiedono: nei grandi film tratti dai tuoi romanzi, quale attore ha interpretato così bene uno dei tuoi personaggi che tu, suo creatore originale, hai sentito che il personaggio era stato creato apposta per lui? E quali tra i tuoi personaggi sarebbero tuoi amici, se fossero reali?
JG: Beh, dobbiamo tornare a “Il momento di uccidere” e a “L’ombra del sicomoro“, perché io vengo da lì e quei personaggi e i loro compagni sono anche i miei, è autobiografico, sono persone che conosco. Per quanto riguarda l’attore, direi Matt Damon ne “L’uomo della pioggia“. Matt era molto giovane, non era nervoso, ma non era ancora una grande star ed era in realtà molto preoccupato dall’accento del sud. Siamo stati sul set a Memphis, gli ho parlato, mi ha ascoltato e ha detto: “Non sono sicuro dell’accento“. Gli risposi: “La cosa peggiore tu possa fare, Matt, è cercare di falsificare un accento del sud. Non puoi riuscirci. Non è stato mai fatto, non provarci. Sii te stesso“. Così si è rilassato e ha fatto un gran lavoro. E poi Danny DeVito, perfetto nel ruolo di Deck, quello strano e trasandato “paravvocato” – non paralegale, ma paravvocato: penso che quei due, insieme, abbiano davvero incarnato i personaggi del romanzo.

GR: Quali sono i libri che consideri come punto di riferimento?
JG: “Furore” di John Steinbeck quando ero studente, è quello che ho letto più di ogni altro, per la storia, lo stile. Quindi “La tamburina” di John Le Carré, mentre per trama, suspense ed efficienza delle parole direi “Il maratoneta” di William Goldman, da cui è stato tratto un grande film.

GR: Molti lettori sono spesso meravigliati dal fatto che tu hai passato tre anni a scrivere il tuo primo romanzo, Il momento di uccidere, il quale vendette meno di 5000 copie, di cui 1000 acquistate da te. Puoi dare un incoraggiamento o un consiglio ai giovani aspiranti scrittori? La scrittura è un lavoro?
JG: Sicuro, è un lavoro. Alcuni giorni le parole fluiscono, altri no. Alcuni giorni i personaggi sono vivi, altri no. Alcuni giorni la trama si muove nella giusta direzione, altri no. E’ una bella lotta. Io sorrido perché, almeno oggi, non lavoro poi così duramente. In passato invece ho lavorato duro perché ero un avvocato, e scrivere era un hobby secreto per il quale rubavo una mezz’ora qui e una là. Non do molti consigli, ma dico sempre agli aspiranti scrittori che finché non hai raggiunto una media di almeno una pagina al giorno, non sei un vero scrittore. Quando ci arrivi, allora le pagine cominciano a susseguirsi velocemente. Questo è un consiglio, e poi: sappiate sempre dove state andando, delineate bene la storia.

GR: Dopo tanti romanzi, senti il peso delle aspettative del pubblico?
JG: Veramente non penso molto alla gente che comprerà il mio prossimo libro. Sai, dopo 30 libri so che quando ne pubblico un altro, ci sarà gente che lo comprerà e lo leggerà in ogni caso. Questi sono i fan, e sono grato a loro. Ma se penso a tutte le persone possibili, sarei paralizzato! Tutto quello che posso fare è cercare di scrivere bene ogni giorno. Sai, con l’esperienza che ho, penso di sapere quello che faccio. Ciò che ho imparato è che con perseveranza e disciplina posso arrivare alla fine del libro come voglio, la trama lavora per me, so se è valida oppure no. Di nuovo, non posso pensare alle aspettative di tutte le persone, diventerei pazzo.

GR: D’altronde, non puoi piacere a tutti sempre.
JG: Infatti. E sai che la gente ha gusti differenti, ad alcuni piacciono i miei libri ad altri no. Non ho controllo su questo. Tutto ciò che posso fare è scrivere un libro nel modo migliore possibile, pubblicarlo e sperare che tutto vada per il meglio.