John Grisham e lo sport

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Senza lo sport sarebbe impossibile insegnare ai giovani a vincere e a perdere con classe“.

John Grisham non è solo il re del legal thriller, epiteto con cui è diventato universalmente celebre nel mondo dei libri e della letteratura. Oltre ad essere un ex avvocato, lo scrittore è un americano vero, in cui la passione per lo sport è qualcosa con cui si cresce in maniera indissolubile, fin da bambino. E che si è inevitabilmente riflessa nei suoi romanzi.

IL VALORE DELLO SPORT

Per comprendere l’importanza che viene data allo sport va messo bene in chiaro un punto: negli Stati Uniti lo sport non è soltanto una curiosità da servizio di chiusura del telegiornale o da ultime pagine dei quotidiani. Al contrario, lo sport è una componente fondamentale dell’educazione e della società, una parte integrante della vita quotidiana, un fattore cruciale di business.

Infatti, è quasi superfluo ricordare le risorse e l’attenzione che scuola e università dedicano alla pratica sportiva. Un numero impressionante di film e serie tv hanno marchiato a fuoco nel nostro immaginario un quadro a volte sarà idilliaco e patinato, ma da cui emerge un dato di fatto: il livello e la qualità delle strutture che high school e college d’oltreoceano mettono a disposizione dei propri studenti.

Mentre, per fare un esempio dell’importanza dello sport a livello socio-culturale, è sufficiente pensare all’usanza, da parte del presidente degli Stati Uniti, di ricevere ogni anno alla Casa Bianca le squadre vincitrici dei principali campionati nazionali. Come è successo di recente con i San Antonio Spurs campioni Nba 2013-14, in cui milita l’italiano Marco Belinelli.

LO SPORT IN GRISHAM

Quello tra John Grisham e lo sport, quindi, è un rapporto strettissimo. Egli stesso, ai tempi del liceo, giocava a football nei Chargers, la squadra della Southaven High School, Mississippi.

Nella sua opera, al di fuori dei celebri legal thriller, spiccano tre perle sportive: “L’allenatore“, “Il Professionista” e “Calico Joe“. Tre romanzi in cui il football (nei primi due) e il baseball (nel terzo) sono assolutamente centrali.

Numerosi e consistenti riferimenti allo sport si trovano anche in molti altri libri di Grisham. A cominciare dal saggio-inchiesta “Innocente“, in cui il secondo capitolo, nel ripercorrere la vicenda personale di Ron Williamson, è tutto incentrato sul baseball.

L’avvocato Kyle McAvoy, protagonista de “Il ricatto“, è descritto come un ex giocatore di basket della Duquesne University e all’inizio della storia compare come allenatore di una squadra di ragazzini; nel corso del romanzo farà conoscenza con l’avvocato Roy Benedict, altro ex cestista del suo stesso ateneo. Mitchell McDeere de “Il socio” (immortalato da Tom Cruise nella versione cinematografica) era un ex quarterback della Western Kentucky, unico college a garantirgli una borsa di studio dopo un grave infortunio al ginocchio nell’ultimo anno di liceo (uno stereotipo).

Ne “L’ultimo giurato” alcuni paragrafi sono dedicati al football liceale nelle cittadine di provincia, il rituale del venerdì sera che con “L’allenatore” diventerà addirittura il tema principale di un intero romanzo. Qui troviamo un altro stereotipo: lo sceriffo del paese che fu campione in gioventù, accennato anche ne “Il momento di uccidere“. Svariati rimandi al baseball, infine, li troviamo ne “La casa dipinta“: il tifo per i St. Louis Cardinals popolarissimi nelle zone rurali quando c’era solo la voce della radio a diffondere le gesta dei propri campioni preferiti.

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John Grisham si racconta

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John Grisham,

Riportiamo un ampio riassunto dell’intervista rilasciata da John Grisham al sito Goodreads.com, realizzata da Amy King. Una lunga chiacchierata in cui lo scrittore statunitense parla del suo prossimo romanzo, “Gray Mountain“, ripercorre i suoi successi, descrive il suo metodo di scrittura, racconta quali sono i suoi modelli e i suoi libri preferiti. Curioso notare come Goodreads, che è una sorta di social network dedicato ai libri e ai lettori, sia proprietà di Amazon, contro il quale è in atto una protesta da parte di alcuni grandi autori mondiali tra cui proprio Grisham. Ma qui rischiamo di andare fuori tema. Ecco invece l’intervista a John Grisham.

Goodreads: Hai creato alcuni personaggi diventati vere e proprie icone: Jake Brigance, Mitchell McDeere, Darby Shaw. Parlaci allora di Samantha Kofer, la giovane avvocatessa protagonista di “Gray Mountain“.
John Grisham: La protagonista è un’avvocatessa ventinovenne proveniente da un grande studio di New York che improvvisamente perde il lavoro a causa del collasso della Lehman Brothers nel 2008. Perso il posto a Manhattan, si ritrova disoccupata: è lei l’eroina della mia storia.

GR: La grande industria del carbone gioca un ruolo chiave in questo libro, dal momento che le miniere di carbone sono sempre state una presenza diffusa ma controversa nella regione dell’Appalachia. Dal momento tu hai analizzato e denunciato conflitti di potere in vari contesti, la tua percezione del potere – specialmente quello nelle mani di pochi che controllano enormi organizzazioni e anche parti del governo degli Stati Uniti – è cambiata?
JG: Beh, non sono sicuro che le cose siano cambiate. Sono sempre stato molto scettico riguardo ai grandi affari e alle grandi società, e penso che ci sia bisogno di un salutare scetticismo: ci sono così tante società e industrie. Per quanto riguarda la mia percezione del governo, penso di essere cambiato molto rispetto a quando ero un giovane avvocato. Ho avuto molti clienti e anche criminali, ma non ne ho mai avuto uno di cui ho pensato fosse veramente maltrattato dal governo. Avevamo un ottimo sistema giudiziario quando ero un praticante avvocato; abbiamo ottimi giudici e ottimi procuratori. Ma durante la scrittura di ‘Innocente’, che narra una storia vera, ho conosciuto il mondo degli errori giudiziari, che ha seriamente scosso la mia fede nel sistema. Ci sono tuttora migliaia di innocenti in prigione, e sono stati spediti dentro da polizia, procuratori e giurie che credono a polizia e procuratori. Purtroppo vengono emesse tante brutte sentenze e questo non fa che minare la tua fede nel sistema.

GR: Hai lasciato la Camera del Mississippi durante il tuo secondo mandato perché ti eri accorto “che è impossibile fare cambiamenti“. Speri che pubblicando storie su questi argomenti potrai effettivamente cambiare le cose in un altro modo? Nella tua scrittura c’è l’idealismo dei giovani avvocati?
JG: Certo, l’idealismo è dentro di me, sono io lo scrittore. E sul cambiare le cose, non sono sicuro che i libri abbiano questo pubblico così vasto. Ciò che cerco di fare, quando scrivo un libro su una determinata questione, è intrattenere. Non puoi issarti su un podio troppo a lungo, devi divertire. Se riesci a portare il lettore a pensare su un argomento – che siano errori giudiziari, carcerazioni sbagliate, pena di morte, frodi assicurative, gli homeless – per la prima o la seconda volta nel contesto di un romanzo di intrattenimento, per me è abbastanza. Forse quanto portare le persone a pensare in un modo differente.

GR: Nel tuo precedente romanzo, “L’ombra del sicomoro“, hai affrontato ancora una volta il problema razziale, includendo una pesante sorpresa su una storia di cui molti americani non parlano. Sei consapevole della necessità di portare alla luce questi argomenti, specialmente nel clima di tensioni razziali che viviamo oggi, dove i neri sono imprigionati e aggrediti in maniera sproporzionata?
JG: La razza è sempre stato un problema in questo paese. Ci sono sempre state tensioni e non sono sicuro che se ne andranno. E’ qualcosa con cui abbiamo a che fare nella nostra società, così come cercare di trovare la tolleranza razziale. A volte facciamo progressi, altre volte no. La razza è sempre stata un problema complicato, specialmente nel Profondo Sud, con tutte le cose orribili successe. Non tento consapevolmente di portare alla luce tali questioni, semplicemente non se ne sono mai andate. Potrebbe volerci lungo tempo per dissolverle, perchè tanti che agivano in un certo modo 40 o 50 anni fa sono ancora vivi e molti di loro non sono mai stati portati davanti alla giustizia, e probabilmente mai lo saranno e si porteranno i loro segreti nella tomba. Poi, guardi a oggi ed è una disgrazia. I giovani neri sono trattati in modo differente rispetto ai bianchi. Un milione di loro sono in prigione per crimini non violenti, e sono stigmatizzati come criminali condannati. Non solo neri, ma ora anche neri criminali. E le loro vite diventeranno difficili anche quando usciranno. Quindi, gli errori giudiziari: gran parte di loro riguardano i neri e la ragione è solo una, che essi sono trattati peggio dei bianchi dal sistema. Noi scriviamo, scopriamo, speriamo di portare qualche cambiamento, ma sarà sempre difficile e complicato. Per le persone come me che scrivono, c’è un’infinità varietà di storie fuori da qui.

GR: Pensi che, nei tuoi romanzi futuri, ti occuperai di corruzione e abuso di potere?
JG: Sicuramente l’abuso di potere. Voglio scrivere un libro che pone al centro la parzialità delle sentenze giudiziarie che riguardano ragazzi neri e ragazzi bianchi provenienti dalla stessa situazione delittuosa. Il sistema li tratta con pesi differenti e presto voglio sollevare l’attenzione sul problema.

GR: Molti membri di Goodreads sono molto interessati al tuo metodo di scrittura. Essi si chiedono: lavori “all’indietro”, cioè inventando prima il finale e poi tutta la storia che lo precede, oppure no?
JG: Beh, non lo chiamerei lavorare all’indietro. E’ un processo che richiede molto tempo e non è sempre piacevole. Quando scrivo un libro, faccio lavorare me stesso alla scena finale prima di scrivere l’inizio. E per fare ciò, devi sempre sapere dove stai andando. John Irving, uno scrittore che ammiro davvero, ha detto che lui scrive sempre l’ultima frase prima di scrivere l’inizio. Io non ci riesco sempre, ma è un meraviglioso modo di scrivere. Molti scrittori non lo fanno perché porta via loro un sacco di tempo e preferiscono costruire tutta la storia di contorno, capitolo dopo capitolo. Quando fai questo, vedi quali personaggi e situazioni possono non essere necessari o dove hai bisogno di qualcos’altro. Ti spinge ad approfondire l’intera storia.

GR: Viene prima il personaggio o la trama?
JG: Prima viene la trama. Penso sempre a una grande trama. Leggo articoli di giornali e riviste su fatti riguardanti cronaca, processi, studi legali e penso “Ok, posso prendere questa storia, cambiarla, aggiungerci personaggi e situazioni” e lì hai in mano un uncino con cui afferrare il lettore. Questo è il modo con cui iniziano quasi tutti i miei libri. Mi capita, a volte, di avere in mente un personaggio, ma senza una trama non mi porterà mai lontano.

GR: Hai visto “Il momento di uccidere” a Broadway?
JG: Sì, ero là alla prima. Non è durato molto, ha avuto circa 35 repliche tra metà ottobre e metà novembre. Non ha venduto abbastanza biglietti per essere tenuto in cartellone più a lungo. E’ costoso ottenere uno spettacolo a Broadway. L’ho visto tre volte e il pubblico era sempre abbastanza numeroso, tuttavia non sono stati venduti abbastanza biglietti per tenerlo più a lungo. Credo sia vergognoso, perché io non sarò un critico teatrale, ma mi sono divertito moltissimo.

GR: Hai avuto un ruolo nella stesura del copione?
JG: No, ne sono rimasto fuori. Non so nulla di teatro, non è il mio lavoro. Lessi la prima stesura forse cinque anni fa e dissi “Mi piace, è buono”.

GR: Quale tuo libro consiglieresti a un novello appassionato di John Grisham?
JG: Uno vale l’altro. “Calico Joe” è un libro di baseball che mi sono davvero divertito a scrivere. “Fuga dal Natale” è stato il mio primo sforzo con la commedia, e anche questo mi ha divertito. “Innocente” è una storia vera che mi ha colpito perchè così coinvolgente e straziante. “Il testamento” è un libro di cui vado orgoglioso in quanto differente dagli altri e ambientato in Brasile, dove mi sono recato per le ricerche.

GR: Cosa stai leggendo in questo periodo?
JG: “Natchez Burning” di Greg Isles, un vecchio amico del Mississippi. E’ un bel librone, 775 pagine, troppe per me, ma mi sta divertendo. Ho appena finito “Just Mercy” di Bryan Stevenson, una storia vera basata sulle sue avventure nel difendere i suoi compagni nel braccio della morte in Alabama. Chiaramente tendo a leggere molte storie vere, storie di legge: sono le mie fondamenta, la mia casa, il mondo da cui provengo, che amo, mi diverte e mi dà idee. Mi è piaciuto l’ultimo di Ian McEwan, “The Children Act“, l’ho letto due mesi fa, uno dei migliori.

GR: Sei talmente indaffarato con la ricerca che non vai più nelle aule di tribunale, vero?
JG: Volontariamente, no. Non ho visto un aula per tanto tempo. Ci vado tutte le volte che sono in una città, sono affascinato dalle aule, mi piacciono. Ma adesso quando mi reco in un tribunale, è perché qualcuno mi ha fatto causa, e non è piacevole! I processi sono stressanti e per un avvocato è dura. Guardando indietro, sono molto affezionato ai ricordi dei processi che ho vissuto. Ma quando ci sei davvero dentro, non è affatto divertente.

GR: I nostri utenti ti chiedono: nei grandi film tratti dai tuoi romanzi, quale attore ha interpretato così bene uno dei tuoi personaggi che tu, suo creatore originale, hai sentito che il personaggio era stato creato apposta per lui? E quali tra i tuoi personaggi sarebbero tuoi amici, se fossero reali?
JG: Beh, dobbiamo tornare a “Il momento di uccidere” e a “L’ombra del sicomoro“, perché io vengo da lì e quei personaggi e i loro compagni sono anche i miei, è autobiografico, sono persone che conosco. Per quanto riguarda l’attore, direi Matt Damon ne “L’uomo della pioggia“. Matt era molto giovane, non era nervoso, ma non era ancora una grande star ed era in realtà molto preoccupato dall’accento del sud. Siamo stati sul set a Memphis, gli ho parlato, mi ha ascoltato e ha detto: “Non sono sicuro dell’accento“. Gli risposi: “La cosa peggiore tu possa fare, Matt, è cercare di falsificare un accento del sud. Non puoi riuscirci. Non è stato mai fatto, non provarci. Sii te stesso“. Così si è rilassato e ha fatto un gran lavoro. E poi Danny DeVito, perfetto nel ruolo di Deck, quello strano e trasandato “paravvocato” – non paralegale, ma paravvocato: penso che quei due, insieme, abbiano davvero incarnato i personaggi del romanzo.

GR: Quali sono i libri che consideri come punto di riferimento?
JG: “Furore” di John Steinbeck quando ero studente, è quello che ho letto più di ogni altro, per la storia, lo stile. Quindi “La tamburina” di John Le Carré, mentre per trama, suspense ed efficienza delle parole direi “Il maratoneta” di William Goldman, da cui è stato tratto un grande film.

GR: Molti lettori sono spesso meravigliati dal fatto che tu hai passato tre anni a scrivere il tuo primo romanzo, Il momento di uccidere, il quale vendette meno di 5000 copie, di cui 1000 acquistate da te. Puoi dare un incoraggiamento o un consiglio ai giovani aspiranti scrittori? La scrittura è un lavoro?
JG: Sicuro, è un lavoro. Alcuni giorni le parole fluiscono, altri no. Alcuni giorni i personaggi sono vivi, altri no. Alcuni giorni la trama si muove nella giusta direzione, altri no. E’ una bella lotta. Io sorrido perché, almeno oggi, non lavoro poi così duramente. In passato invece ho lavorato duro perché ero un avvocato, e scrivere era un hobby secreto per il quale rubavo una mezz’ora qui e una là. Non do molti consigli, ma dico sempre agli aspiranti scrittori che finché non hai raggiunto una media di almeno una pagina al giorno, non sei un vero scrittore. Quando ci arrivi, allora le pagine cominciano a susseguirsi velocemente. Questo è un consiglio, e poi: sappiate sempre dove state andando, delineate bene la storia.

GR: Dopo tanti romanzi, senti il peso delle aspettative del pubblico?
JG: Veramente non penso molto alla gente che comprerà il mio prossimo libro. Sai, dopo 30 libri so che quando ne pubblico un altro, ci sarà gente che lo comprerà e lo leggerà in ogni caso. Questi sono i fan, e sono grato a loro. Ma se penso a tutte le persone possibili, sarei paralizzato! Tutto quello che posso fare è cercare di scrivere bene ogni giorno. Sai, con l’esperienza che ho, penso di sapere quello che faccio. Ciò che ho imparato è che con perseveranza e disciplina posso arrivare alla fine del libro come voglio, la trama lavora per me, so se è valida oppure no. Di nuovo, non posso pensare alle aspettative di tutte le persone, diventerei pazzo.

GR: D’altronde, non puoi piacere a tutti sempre.
JG: Infatti. E sai che la gente ha gusti differenti, ad alcuni piacciono i miei libri ad altri no. Non ho controllo su questo. Tutto ciò che posso fare è scrivere un libro nel modo migliore possibile, pubblicarlo e sperare che tutto vada per il meglio.

Hollywood Grisham

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In attesa de Il ricatto” con Zac Efron, i film tratti dai romanzi di John Grisham sono finora otto. Registi quali Sydney Pollack, Alan J. Pakula, Joel Schumacher, Francis Ford Coppola hanno diretto le trasposizioni cinematografiche dei bestseller di Grisham, interpretate da alcune delle più grandi stelle del cinema americano. Abbiamo scelto – in base alla celebrità ma anche al ruolo effettivamente interpretato – le dieci maggiori star che hanno incarnato i personaggi nati dalla penna di J.G.

1) Tom Cruise. Il Pete Mitchell di “Top Gun” ne “Il socio” interpreta un altro Mitchell, l’avvocato McDeere, che finisce a lavorare nel lussuoso studio legale Bendini, Lambert & Locke, gestito dalla… mafia. Da rampante avvocato con un contratto favoloso alla fuga da una trappola mortale. L’intensità dell’interpretazione vale il primo posto.

2) Gene Hackman. Presente in tre film con altrettanti parti da “cattivo”. Ne “Il socio” è Avery Tolar, diretto superiore di Tom Cruise alias Pete Mitchell: Avery fa parte della mafia che gestisce lo studio legale, tuttavia è un edonista e si lascia andare a leggerezze che gli costeranno la vita. Ne “L’ultimo appello” è Sam Cayhall, ex militante del Ku Klux Klan condannato a morte. Infine ne “La giuria” è Rankin Fitch, avvocato senza scrupoli. Il più assiduo.

3) Julia Roberts. Darby Shaw, la protagonista de “Il rapporto Pelican“, è finora il maggiore personaggio femminile in un romanzo di John Grisham. Una studentessa di legge che, lavorando a una semplice tesina, arriva a scoprire la verità sull’assassinio di due giudici federali, toccando interessi enormemente più grandi di lei. Memorabile.

4) Matt Damon. “L’uomo della pioggia“, diretto da Francis Ford Coppola, è spesso passato inosservato. L’allora ventisettenne Matt Damon interpreta l’avvocato in erba Rudy Baylor che, per difendere una povera donna, si ritrova coinvolto in una causa plurimilionaria contro una grande società di assicurazioni.

5) Denzel Washington. Di nuovo “Il rapporto Pelican“: Denzel è l’energico giornalista d’assalto Gray Grantham del Washington Post che, mettendo a repentaglio la propria vita, accetterà di aiutare Darby Shaw a salvarsi e a rendere pubbliche le scottanti verità contenute nel rapporto Pelican.

6) Susan Sarandon: interpreta Reggie Love ne “Il cliente“. Un’avvocatessa combattiva e testarda che si prende a cura il caso del piccolo Mark Sway (un dodicenne Brad Renfro, scomparso nel 2008, al suo esordio)

7) Matthew McConaughey: un altro dei belli di Hollywood, all’età di ventisette anni è l’avvocato Jack Brigance, protagonista de “Il momento di uccidere“. Nella versione cinematografica del primo romanzo di John Grisham, McConaughey brilla in un cast stellare che include Sandra Bullock, Samuel L. Jackson, Kevin Spacey, Chris Cooper, Ashley Judd, Donald e Kiefer Sutherland.

8) John Cusack: nei panni dello sfuggente e misterioso Nicholas Easter è il protagonista de “La giuria“, film sulla spinosa questione della vendita e del possesso di armi da fuoco negli Stati Uniti (nel romanzo, invece, sono imputate le aziende produttrici di tabacco).

9) Dustin Hoffman: anche lui presente ne “La giuria” nel ruolo di Wendall Rohr, avvocato anziano e idealista che perora la causa della vedova Celeste Wood contro l’azienda produttrice di armi da fuoco, ritenuta responsabile della strage in cui un pazzo ha ucciso il marito.

10) Dan Aykroyd: l’ultima scelta è caduta su questo attore canadese dalla prolifica carriera quasi quarantennale: è uno dei due “Blues Brothers“, lo troviamo anche in “Ghostbusters“, “A spasso con Daisy“, “Teste di cono“, “Pearl Harbor“, “50 volte il primo bacio“, “Candidato a sorpresa” e in un altro classico natalizio, “Una poltrona per due“. In “Fuga dal Natale” indossa le vesti del “capo-quartiere” antipatico e conservatore Vic Frohmayer.

Fuori classifica: Danny DeVito e Jon Voight, rispettivamente il goffo paralegale Deck Shifflet e l’arrogante avvocato Leo F. Drummond ne “L’uomo della pioggia“. Due efficaci interpretazioni come spalla e antagonista di Matt Damon.

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Una recensione de “L’ombra del sicomoro”

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A chi non piacciono i suoi libri? E’ uno di quegli scrittori che srotolano le storie con tale scioltezza da restarne ammaliati“. Così Monica Bartolini detta “La Rossa”, autrice di gialli e critica letteraria, parla di John Grisham sul suo blog. “E anche se vi foste rifiutati in passato – continua – di scegliere un suo libro come compagno di viaggio o di vacanza, non potete negare di aver visto ‘Il rapporto Pelican’ di Alan Pakula, ‘Il socio’ di Sydney Pollack, ‘L’uomo della pioggia’ di Francis Ford Coppola o ‘Il momento di uccidere’ di Joel Schumacher, solo alcuni dei film di Hollywood tratti da romanzi di Grisham“.

UN SICOMORO PARTICOLARE

Monica Bartolini compie un’attenta e interessante recensione dell’ultimo legal thriller di John Grisham, “L’ombra del sicomoro” (titolo originale: “The Sycamore Row“), pubblicata sul portale Thriller Cafè e richiamata sul suo blog.

Partiamo dalla curiosità finale: il sicomoro tradotto nel titolo è in realtà una variante del platano, il platanus occidentalis o platano della Virginia, noto anche come sicomoro americano. “L’albero di sicomoro del titolo originale non deve essere confuso con il sicomoro ‘biblico’ – spiega la scrittrice – Vero è, comunque, che nell’immaginario collettivo il sicomoro rimanda immediatamente ad un suicidio per impiccagione, tema centrale dell’intera trama“.

CLANTON, MISSISSIPPI, 2014?

Nella recensione, seppur criticando una certa scontatezza del finale, la Bartolini sottolinea la capacità da parte di John Grisham di aver reso letteratura una materia come il diritto ereditario, mentre individua nella denuncia sociale (e non tanto nella brillantezza della trama) il principale intento di John Grisham ne “L’ombra del sicomoro“.

L’odio razziale è ancora vivo – continua Bartolini, richiamando anche l’intervento di Grisham in marzo all’evento romano Libri Come – e, nonostante gli sforzi profusi a tutti i livelli dalle istituzioni e dal governo federale, la mala pianta non è stata sradicata (…) L’ombra del sicomoro, quindi, rappresenta un ulteriore passo avanti nell’impegno politico che Grisham riversa nella scrittura, impegno al quale può anche permettersi di sacrificare qualcosina sul versante thriller: stigmatizzare con rinnovato vigore qualsiasi manifestazione anche strisciante di odio razziale e introdurre a chiare lettere il concetto di tolleranza“. Il tutto tornando indietro di 25 anni e nello stesso luogo dove John Grisham aveva esordito: Clanton, Mississippi, 1988.

Quasi un museo: la John Grisham Room

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John Grisham ha anche una sorta di museo. Si tratta della John Grisham Room, situata all’interno della Mitchell Memorial Library della Mississippi State University. La Msu – Home of the Bulldogs, tanto per restare in tema con uno dei precedenti post – è l’ateneo in cui Grisham si è laureato in legge nel 1981.

UNA SALA PER LA CULTURA

Intitolata all’illustre alumnus di Msu – negli Usa si definiscono alumni gli ex studenti di una qualsiasi scuola o università – il 4 maggio 1998, la John Grisham Room è sia una mostra permanente di memorabilia e materiali dell’autore sia una sala per conferenze, seminari, lezioni, incontri, piccoli concerti. Ha 75 posti a sedere oppure 150 in piedi e all’interno dispone anche di una sala riunioni per un massimo di 12 persone. E’ aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 16.

GRISHAM MEMORABILIA

Nella John Grisham Room sono esposti documenti e fotografie risalenti ai suoi anni da membro della Camera dei Rappresentanti del Mississippi (1983-90), il manoscritto originale del primo romanzo di Grisham “Il momento di uccidere“, corrispondenza personale e dei fan, materiale promozionale, ritagli di giornale, traduzioni dei romanzi in varie lingue.

P.S. Perdonate la non eccelsa foto della turista attempata in visita alla John Grisham Room, ma non si trovava di meglio in giro per Google…

Le donne di John Grisham

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Sarà una donna il protagonista del prossimo legal thriller di John Grisham, in uscita il 21 ottobre 2014? Stando a un cartellone pubblicitario della Doubleday (l’editrice americana dello scrittore) apparso a New York e riportato sulla pagina Facebook ufficiale di John Grisham, sembrerebbe proprio così. “John Grisham has a new hero – recita il claim – and she’s full of surprises”, al fianco dell’immagine di due gambe di due donne diverse calzanti scarpe con tacco alto. Di più, al momento, non è dato di sapere.

DONNE MA NON TROPPO

Tra l’altro, commentando su Facebook, i fan hanno notato che una delle due gambe che compaiono sul manifesto appartiene in realtà a un uomo. D’altronde si usa la parola hero e non heroine. Staremo a vedere.

Se il prossimo protagonista fosse comunque una donna, sarebbe la prima volta che in un legal thriller John Grisham affidi il ruolo principale assoluto a un personaggio femminile. Tuttavia nei suoi romanzi le donne non sono mai mancate, spesso in parti importanti.

EROINE CORAGGIOSE

Il maggior personaggio femminle in un’opera di John Grisham è sicuramente Darby Shaw, la brillante studentessa di legge che ne “Il rapporto Pelican”, grazie alle sue ricerche, svela un intrigo alle spalle dell’omicidio di due giudici ed è costretta a fuggire per tutti gli Stati Uniti. Darby Shaw è stata interpretata da Julia Roberts nella trasposizione cinematografica del romanzo.

Quindi, ne “Il Cliente”, ecco Reggie Love (Susan Sarandon nel film), intraprendente avvocatessa che accetta il caso del piccolo Mark Sway, detentore di un pericoloso segreto. In “Ultima sentenza” un’altra avvocatessa, l’assennata ed elegante Mary Grace Payton, sostiene insieme al marito la causa civile contro una multinazionale chimica colpevole di aver avvelenato l’acqua potabile di una cittadina del Mississippi, causando la morte di molti abitanti.

Marlee è la compagna e complice di Nicholas Easter ne “La giuria”: i due tramano da anni per pilotare a favore delle vittime il verdetto dei processi contro le multinazionali del tabacco.

SPALLE PREZIOSE E POVERE SFORTUNATE

La deliziosa Abby e l’ansiosa ma efficientissima Tammy sono rispettivamente moglie e complice di Mitchell McDeere, il rampante avvocato protagonista de “Il socio” (Tom Cruise nel film) che si ritrova a dover smascherare i mafiosi che conducono lo studio legale in cui lavora.

Ne “L’uomo della pioggia” il protagonista Rudy Baylor (Matt Damon) difende la povera Dot Black, che vede suo figlio morire di cancro dopo che l’assicurazione gli ha negato la possibilità di finanziarsi le cure, e si innamora di Kelly, una giovane vittima dei maltrattamenti del marito.

Tonya è la piccola nera di dieci anni vittima di brutale violenza nel romanzo d’esordio di Grisham, “Il momento di uccidere“, dove compare anche Ellen Roark, studentessa di legge che decide di dare una mano al protagonista, l’avvocato Jack Brigance (rispettivamente Sandra Bullock e Matthew McConaughey sul grande schermo). Infine, Rhoda Kassellaw è la sfortunata vittima de “L’ultimo giurato” e Rachel Phelan è la misteriorsa e sfuggente, ma umana ereditiera de “Il testamento“.

Il legal thriller

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John Grisham è noto al grande pubblico come il re del legal thriller. Ma cosa si intende per legal thriller?

PROTAGONISTA IL SISTEMA

La sempre utilissima Wikipedia ne dà ben tre traduzioni in italiano: thriller legale, giallo giudiziario o thriller giudiziario. Si tratta di un sottogenere del più ampio thriller in cui, più che all delitto o all’accaduto, l’attenzione principale è rivolta alla vicenda giudiziaria che ne scaturisce. Ecco, quindi, che il ruolo del protagonista non è assegnato, ad esempio, a un investigatore ma a figure quali avvocati, procuratori, giudici e altre figure del mondo giudiziario.

C’è un altro aspetto fondamentale nei romanzi di John Grisham: la presenza costante, quasi fosse un personaggio vero e proprio, del sistema giuridico statunitense. Grazie alla lunga esperienza di avvocato, lo scrittore conosce tutti i meccanismi, anche nascosti e meno noti, di tribunali, corti d’appello e studi legali americani. Di questi particolari Grisham fa partecipe il pubblico e sono uno dei maggiori spunti di attrazione dei suoi romanzi.

PRIMA DI GRISHAM FU ANTIFONTE

Presunto innocente” di Scott Turow, uscito nel 1987, ha segnato l’inizio del legal thriller contemporaneo. Grisham debuttò due anni dopo con “Il momento di uccidere”, quindi può essere annoverato tra i fondatori attuali del genere. Altri autori di legal thriller sono Lisa Scottoline, Sheldon Siegel, Richard North Patterson.

Spostandoci più indietro nel tempo, uno dei “padri” è Erle Stanley Gardner, anch’egli avvocato e creatore, negli anni Trenta, del personaggio di Perry Mason reso celebre dalle serie di telefilm. C’è addirittura una branca fantascientifica del legal thriller, in voga negli anni Novanta, con autori quali Roger MacBride Allen e Robert J. Sawyer.

Un giornalista e scrittore italiano, Massimo Siviero, indica come capostipite del legal thriller addirittura un oratore ateniese vissuto nel V secolo a.C.: Antifonte di Ramnunte, autore delle “Tetralogie“, esercitazioni su casi fittizi di omicidio, tra cui una “Accusa di veneficio contro una matrigna”, testo di stringente attualità.