10 motivi per cui mi piace John Grisham

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John Grisham è il mio scrittore preferito. Leggo i suoi romanzi da circa dieci anni e da un anno e mezzo gli dedico questo blog. Sono oltre trenta titoli, tra legal thriller – per cui è conosciuto in tutto il mondo – e libri di altro genere, in cui ha raggiunto ugualmente livelli molto interessanti. Ci sono storie irresistibilmente coinvolgenti e altre meno, “di routine” le potrei definire.

E’ normale. Una squadra vincente non gioca tutte le partite di campionato con la stessa intensità. E’ dominante in buona parte di esse, in altre stringe i denti e porta a casa il risultato al di là dello spettacolo e qualcuna la perde pure, nulla di strano. Ciò che conta è il modello di gioco, la realtà costruita intorno a un successo, e John Grisham ci è riuscito: la sua identità è ormai inconfondibile, ogni volta che inizi un suo romanzo sai che ti porterà in un mondo a te familiare oppure ti guiderà alla sua scoperta senza farti perdere l’orientamento.

Ecco allora 10 motivi per cui mi piace John Grisham.

1) LA PASSIONE PER LO SPORT. Grisham considera lo sport fondamentale per la crescita di un individuo e altrettanto basilare per la convivenza sociale. Tre suoi romanzi sono a tematica sportiva e molti altri sono ricchi di riferimenti e accenni al mondo dello sport.

2) LA DENUNCIA SOCIALE. Le distorsioni del sistema economico, giuridico e sociale degli Stati Uniti d’America sono al centro di alcuni dei migliori romanzi di Grisham, ex avvocato. Gli attacchi alla pena di morte, alle grandi società senza scrupoli, alle falle dell’apparato giudiziario sono familiari per i suoi lettori.

3) IL RACCONTO DI ALCUNI CONTESTI DELLA SOCIETA’ AMERICANA. Grisham ci fa conoscere dall’ìnterno alcune importanti realtà, senza le quali non comprenderemmo le storie narrate: la vita nei grandi studi legali, i meccanismi della giustizia, la familiarità degli statunitensi con il baseball e il football, le cittadine di provincia, i vari tipi di avvocati, il funzionamento delle lobby.

4) IL RAPPORTO CON IL CINEMA. Senza la fantasia di Grisham non avremmo mai potuto vedere film di grandi successo, interpretati e diretti da alcuni tra i più celebri attori e registi: Tom Cruise, Gene Hackman, Julia Roberts, Denzel Washington, Matt Damon, Susan Sarandon, Matthew McConaughey e molti altri.

5) L’AMORE PER L’ITALIA. Il Broker è ambientato a Bologna, Il Professionista a Parma e sono due straordinari omaggi allo stile di vita italiano. Grisham “spizzica” un po’ la nostra lingua e ogni tanto è ospite a qualche festival. Chissà, magari prima o poi si comprerà una casa da queste parti…

6) LO STILE DI VITA. Grisham vive in modo sano e disciplinato. Si alza prestissimo ogni mattina e si mette a scrivere fino a ora di pranzo. Quando lavorava duro come avvocato, era costretto a farlo nel poco tempo libero, tra cui appunto nelle prime ore di luce. Oggi si gode la sua vita in campagna e gestisce il suo centro sportivo dedicato al baseball.

7) LA SEMPLICITA’. John Grisham tratta spesso argomenti seri e complessi, ma senza mai dimenticare il gusto per l’intrattenimento. Altrimenti il pubblico si annoierebbe a morte. La sua prosa è lineare e alla base delle sue storie ci sono valori semplici come la famiglia, l’amicizia, il perdono.

8) GLI STATI UNITI. Che siano i grattacieli di New York o i piccoli centri rurali del Mississippi, l’ambientazione di gran parte dei romanzi di John Grisham non tradisce: niente sa attirare il lettore come il fascino degli States!

9) L’ANTIRAZZISMO. John Grisham è fortemente antirazzista, pur essendo cresciuto un luogo culturalmente arretrato come il Mississippi. Recentemente si è espresso a favore dell’eliminazione, dalla bandiera dello Stato, dei richiami alla bandiera sudista.

10) NIENTE E’ IMPOSSIBILE. Molte storie di John Grisham hanno per protagonisti degli “outsider” che, di fronte a imprese apparentemente impossibili, riescono con grinta e tenacia a conquistare traguardi inimmaginabili oppure a tirarsi fuori da trappole mortali.

E a te, perché piace John Grisham?

5 cose che non sai di John Grisham

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John Grisham

Ecco cinque curiosità poco o per nulla conosciute di John Grisham, lo scrittore statunitense, ex avvocato, conosciuto in tutto il mondo come il re del legal thriller.

  • jg_john_renee_grishamEDITOR IN FAMIGLIA I suoi romanzi, una volta redatta la prima stesura, passano sotto la lente di uno speciale editor: sua moglie Renée. John Grisham si fida ciecamente di lei, della sua brillantezza e della sua cultura. Leggendo le storie scritte dal marito, non di rado fornisce preziosi suggerimenti per arricchirle e migliorarle. E ogni volta che scova un refuso, lo cerchia implacabilmente con un vigoroso colpo di penna rossa.
  • john_grisham_football_sportIL QUARTERBACK Quando era studente liceale alla Southaven High School, Mississippi, John Grisham giocò nella squadra di football della scuola. Ruolo? Il più importante, il quarterback. Quello che guida il team in campo e che è l’osservato speciale, non solo dagli avversari ma anche dalle cheerleader! Una volta il giovane Grisham corse palla in mano per oltre 80 yard, segnando un esaltante touchdown in barba a difensori molto più grossi di lui.
  • PENNA BLU John Grisham autografa sempre i suoi libri con la stessa penna blu. C’è un motivo: in questo modo, se gli capita di dover aggiungere una dedica personalizzata su un libro che già contiene il suo autografo, il nuovo messaggio sarà dello stesso colore della firma. E così si presenta meglio al possessore del libro.
  • jg_bournemouthBOURNEMOUTH? NO, GRAZIE Una volta gli fu proposto l’acquisto di una squadra di calcio inglese, il Bournemouth Athletic Football Club. Oliver Johnson, editore britannico di John Grisham, lo portò una volta a vedere un match del Chelsea proprio contro il Bournemouth. Il neutrale Grisham iniziò, per scherzo, a simpatizzare per quest’ultimo: la cosa non passò inosservata e i giornali scrissero che Grisham tifava per il Bournemouth. Club che, inoltre, era in difficoltà economiche. In seguito lo scrittore fu contattato per proporgliene l’acquisto, ma cortesemente rifiutò. Per la cronaca, dopo anni di travaglio finanziario, nel 2015 il Bournemouth ha conquistato la promozione in Premier League, la massima serie inglese.
  • jg_vintage_pcVINTAGE COMPUTER John Grisham, che oggi ha sessant’anni, non è molto tecnologico. Scrive i suoi libri con un vecchio software di videoscrittura, WordPerfect, installato su un computer del 1992, stando a quanto affermato dall’autore nelle note a chiusura del romanzo “Il Broker“: “Quando si mette a fare il balbuziente, come da un po’ di tempo gli capita sempre più spesso, trattengo letteralmente il fiato. Quando tirerà le cuoia, probabilmente farò la stessa fine anch’io“. Non ci è dato di sapere se da allora (2005) l’abitudinario John abbia acquistato un nuovo computer, però ci piace pensare che quel pc ormai vintage sia ancora nel pieno delle sue forze e che continui a sfornare, uno dopo l’altro, i capolavori del re del legal thriller.

Clanton, Mississippi

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Non vi scervellate a cercare Clanton, Ford County, Mississippi su Google Maps o, se siete all’antica, su mappe stradali o atlanti, neppure sui più dettagliati. La cittadina di provincia in cui John Grisham ha ambientato vari e importanti romanzi – Il momento di uccidere, La convocazione, L’ultimo giurato, Ritorno a Ford County, L’ombra del sicomoro – in realtà non esiste. Al massimo c’è una Clanton nel vicino Alabama, ma non è la stessa cosa.

Le vostre ricerche, così, si fermeranno al Mississippi. Perché quello – uno degli stati più poveri degli Usa, nel cosiddetto Profondo Sud – esiste eccome. E Grisham lo conosce bene, dal momento che ci è cresciuto e andato a scuola, vi ha lavorato ai tempi in cui faceva l’avvocato e lì possiede tuttora una residenza di campagna, a Oxford.

Clanton, invece, così come la contea in cui sorge, è una località immaginaria, in cui il re del legal thriller cerca di riprodurre le caratteristiche, nel bene e nel male, del “suo” Mississippi. Clanton è inventata, così come la Messina de L’allenatore, la Bowmore di Ultima sentenza o la Strattenburg della saga di Theodore Boone, mentre in altri casi John Grisham ha optato per città veramente esistenti. Anche la contea di Ford è immaginaria, e qui è stato facile: le contee americane (equivalenti pressappoco alle nostre province) portano spesso il cognome di presidenti degli Usa.

WELCOME TO CLANTON

In base alle informazioni deducibili dai romanzi di Grisham, Clanton è una cittadina di circa diecimila abitanti situata nella parte nordoccidentale dello stato, in una zona rurale non lontana da Memphis, che, seppure ubicata nel Tennessee, è la grande città più vicina, il punto di riferimento per tutto ciò di cui si ha bisogno e che nelle campagne non si trova. Il clima è tipicamente caldo umido.

Clanton rispecchia i caratteristici problemi del Sud degli Usa: in primis la difficile convivenza tra bianchi e neri e le gravi questioni razziali – più acute negli anni ’60 e ’70 e poi, con l’integrazione, affievolitesi ma mai scomparse – e quindi la povertà e l’ignoranza dell’abitante medio, le abitudini retrograde della popolazione, l’isolamento culturale, la violenza, la pena di morte, la frustrazione dei piccoli avvocati e l’indifferenza della borghesia locale. Anche se, come ha rivelato lo stesso Grisham in un’intervista a La Repubblica nel 2010, “ci sono persone meravigliose, e generose. Vivo in Virginia, in una piccola città, e mi sarebbe difficile vivere in qualsiasi altro posto. Il Sud rappresenta la mia cultura, le mie origini. E i problemi che ci sono… beh, sono comuni a molti altri luoghi“.

PROVINCIA PROFONDA

Clanton è una tipica città di provincia americana, con l'”aggravante” di trovarsi nel povero Mississippi. L’arteria principale è la Main Street, ricorrente in quasi tutte le cittadine d’America, sulla quale si affacciano i principali negozi, caffè e attività. Edificio dominante è il tribunale, che si affaccia sulla piazza centrale, circondato da edifici in gran parte occupati da studi legali.

Gli svaghi sono davvero pochi, a Clanton. Qualche locale e nulla più, e clientela non sempre raccomandabile. Allora, nei venerdì sera d’autunno, tutti ad affollare le gradinate dello stadio per tifare a squarciagola per la locale squadra di football liceale: i Cougars della Clanton High School, stando al racconto riportato ne L’ultimo giurato. I personaggi locali costituiscono una fauna ben riconoscibile: da onesti lavoratori a delinquenti senz’arte né parte, da contadini del circondario ad avvocati di piccolo cabotaggio, da normali famiglie a fidati tutori dell’ordine (immancabile lo sceriffo), dalle varie personalità di giudice fino a pastori e fedeli di svariate confessioni religiose.

Alcuni hanno visto nel nome Clanton un richiamo al famigerato Ku Klux Klan (“Klan Town”), che fu molto attivo in quel territorio, ma lo stesso Grisham ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. In realtà, un aggancio tra il nome Clanton e la biografia di John Grisham c’è: Don Clanton era il suo allenatore di football ai tempi del liceo alla Southaven High School.

John Grisham e il baseball

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Baseball

Cosa faccio d’inverno quando non c’è il baseball? Guardo fuori aspettando la primavera“. La frase di Rogers Hornsby, storico giocatore dei St. Louis Cardinals e non solo, riassume perfettamente cosa significa questo periodo, l’arrivo della primavera, per un americano vero. La fine dell’inverno segna il risveglio del baseball, il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti, lo sport che se piove non si può giocare, lo sport dell’aria aperta e delle famiglie. Anche John Grisham è un grande appassionato di baseball.

IL BASEBALL NEI ROMANZI DI GRISHAM

Così come ha fatto con il football (due volte), John Grisham ha dedicato un romanzo anche al gioco del baseball: “Calico Joe“. Alla fine del romanzo compare un’appendice particolare e, per certi versi, unica: l’autore illustra le regole del baseball e le principali fasi di gioco, in un linguaggio semplice, ponendosi in prima persona nei panni di un ipotetico giocatore in tutte le fasi di un inning.

Non è usuale vedere uno scrittore di legal thriller che spiega ai suoi lettori le regole di uno sport. Tutto questo è nato dalla richiesta, da parte dell’editore inglese di Grisham, di rendere comprensibile il baseball ai molti che ne sono a digiuno, anche perché diverse parti del romanzo fanno riferimento a situazioni specifiche della partita (forse avrebbe dovuto fare lo stesso con il football ne “L’allenatore” e ne “Il professionista“, data la forte presenza di termini tecnici).

Calico Joe“, quindi, è il libro che John Grisham dedica esplicitamente al baseball, ma non l’unico in cui ne parla. In “Innocente“, il saggio-inchiesta in cui ricostruisce la vicenda di Ron Williamson, c’è un intero capitolo in cui si racconta l’ascesa e la caduta del protagonista, da fulgida promessa di high school alla dispersione nelle categorie minori in cui le franchigie professionistiche mandano a farsi le ossa gran parte dei giocatori che scelgono. In “Ultima sentenza“, un giudice conservatore è l’apparentemente irreprensibile padre di famiglia che allena la squadra di Little League in cui gioca suo figlio. Infine, ne “La casa dipinta“, le gesta dei St. Louis Cardinals sono tra le poche notizie dal mondo esterno che arrivano, attraverso una vecchia radio, nell’Arkansas rurale degli anni ’50. Una voce che allieta le afose serate estive della famiglia Chandler, dopo aver passato l’intera giornata a spaccarsi la schiena nei campi di cotone.

IL COMMISSIONER GRISHAM

john_grisham_mickeyEra proprio nei Cardinals che John Grisham sognava di giocare da bambino. Una squadra che, per la relativa vicinanza geografica, ha sempre avuto un largo seguito nelle campagne del sud. Tuttavia, come per molti, il giovane John non è che fosse un fenomeno (andò meglio nel football), tanto che alla Delta State University, uno dei college frequentati, il suo coach gli disse che lanciare palle curve o veloci non faceva per lui.

Una volta affermatosi come scrittore, John Grisham ha trovato il modo di rendere il giusto tributo allo sport tanto amato da piccolo. Sulla sua proprietà di Cove Creek, nella Albemarle County in Virginia, ha costruito un complesso di 6 campi che, dal 1996, ospitano oltre 26 squadre della locale Little League, per un totale di oltre 350 ragazzi. Non solo: il commissioner della Little League è proprio Grisham e ha interpretato questo ruolo anche in un film, “Mickey“, da lui scritto e uscito nel 2004 (mai tradotto in italiano), girato sui suoi campi. Quindi, ecco un quasi sconosciuto John Grisham attore e produttore.

La Little League è l’organizzazione non-profit fondata che coordina i campionati locali di baseball e softball giovanili (si va dai 4 ai 18 anni) negli Stati Uniti in oltre 80 Paesi. Ha sede a South Williamsport, Pennsylvania, dove dal 1947 si svolge l’annuale World Series, oggi un vero e proprio torneo internazionale giovanile. Le locali Little League vengono organizzate grazie all’opera di volontari, in base alle caratteristiche e alla disponibilità di ciascuna area.

Rat Mullins, lo “Zeman” di John Grisham

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C’è uno Zeman in un romanzo di John Grisham. Il libro, di sport, è “Il professionista” (titolo originale: “Playing for pizza“) ed è ambientato nel mondo del football americano… in Italia. Lo Zeman in questione è Rat Mullins, un personaggio minore della storia, quasi una comparsa, ma dal profilo interessante. Che sia football americano o calcio (o meglio, soccer, come negli Usa, per evitare confusioni, definiscono lo sport più popolare del mondo), cambia poco: qui si parla della mentalità e del modo di essere di un allenatore.

RAT MULLINS

Rat Mullins è un anzianotto ed eccentrico allenatore di football che a un certo punto compare nel romanzo, facendo una proposta di ingaggio a Rick Dockery, il protagonista, per giocare nella squadra canadese in cui è stato assunto come head coach. Rick è un quarterback che, dopo un clamoroso fallimento sportivo nella Nfl, ha trovato il suo ambiente ideale nella squadra italiana dei Parma Panthers. E infatti rifiuterà la pur allettante offerta, nonostante Rat sia stato l’unico allenatore con cui Rick si fosse trovato bene nel corso della sua travagliata carriera.

Rat Mullins – si legge ne “Il professionista” – era stato assunto da più squadre professionistiche di Rick. Vent’anni prima si era inventato una macchina da guerra offensiva basata sui lanci e aveva spedito ondate di ricevitori a correre in tutte le direzioni. Era stato famoso per un po’, ma nel corso degli anni era passato di moda perché le sue squadre non vincevano. Quando Rick aveva giocato a Toronto, Rat era stato coordinatore dell’attacco della squadra. Erano diventati molto amici. Se Rat fosse stato l’head coach, Rick sarebbe stato nella formazione iniziale di ogni partita e avrebbe lanciato cinquanta volte“.

QUELLI COME ZEMAN

Leggendo queste parole dal punto di vista italiano, inzuppato di calcio fino al midollo, chi vi ricorda Rat Mullins? Facile: Zdenek Zeman. E tutti quelli come lui. Onestà morale, sistema di gioco super offensivo e votato allo spettacolo, qualche successo entusiasmante e poi “rientro nei ranghi”, pochi trofei sollevati, se non nessuno. E quindi esoneri, limitazioni, bastoni fra le ruote, difficoltà a entusiasmare non tanto il pubblico (perché in fondo quelli come Zeman alla gente onesta piacciono) ma i “padroni del vapore”, che presto si riprendono il loro predominio.

Ma chi sono, gli allenatori come Zeman? Li potrei definire “integralisti gentili dall’altra parte della barricata”. Allenatori moralmente sani, che traducono sul campo la loro integrità attraverso il sistema di gioco di cui si fidano ciecamente e che li rappresenta al cento per cento. Se li assumi, sposi un’idea, non compri vittorie. Un po’ burberi ed eccentrici, sicuramente contro l’ipocrisia, i giochi di potere e gli squallidi rappresentanti del Palazzo. Basano tutto sulla correttezza, l’onestà intellettuale e il coraggio. Chi merita, gioca, indipendentemente dal nome e dall’età. Costruiscono la “Zemanlandia”, l’isola felice in cui ci si diverte e si fanno le cose in un certo modo. Al di là del risultato. In nome della bellezza: la verità è bellezza, la bellezza è verità, per dirla con Yeats.

Sono talmente in pace con sé stessi, che non si curano minimamente se il loro metodo porti vittorie o meno, ma vanno avanti per la loro strada. Forse troppo, tanto che qualcuno se ne accorge e allora, per loro, potrebbe essere troppo tardi. Chiedono tempo per lavorare e ottenere risultati, ma spesso non glielo danno. E sono sempre pronti a ributtarsi in una nuova, affascinante sfida.

NOI VINCEREMO, BABY

Vi lascio con le parole di Rat Mullins ne “Il professionista” di John Grisham: “Noi vinceremo, baby. Faremo cinquanta punti a partita e, se le altre squadre ne faranno quaranta, non me ne importa perché tanto non riusciranno mai a raggiungerci. Ieri ho detto al grande capo che abbiamo bisogno di un nuovo tabellone segnapunti perché quello vecchio non potrà stare al passo con me, il mio attacco e il mio grande quarterback, Dockery l’idiota. Ci sei ancora, ragazzo?“.

Possono piacere o meno, gli Zeman. O i Rat Mullins. Ma quel che è certo è che, nella vita, non si può piacere a tutti.

John Grisham e lo sport

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Senza lo sport sarebbe impossibile insegnare ai giovani a vincere e a perdere con classe“.

John Grisham non è solo il re del legal thriller, epiteto con cui è diventato universalmente celebre nel mondo dei libri e della letteratura. Oltre ad essere un ex avvocato, lo scrittore è un americano vero, in cui la passione per lo sport è qualcosa con cui si cresce in maniera indissolubile, fin da bambino. E che si è inevitabilmente riflessa nei suoi romanzi.

IL VALORE DELLO SPORT

Per comprendere l’importanza che viene data allo sport va messo bene in chiaro un punto: negli Stati Uniti lo sport non è soltanto una curiosità da servizio di chiusura del telegiornale o da ultime pagine dei quotidiani. Al contrario, lo sport è una componente fondamentale dell’educazione e della società, una parte integrante della vita quotidiana, un fattore cruciale di business.

Infatti, è quasi superfluo ricordare le risorse e l’attenzione che scuola e università dedicano alla pratica sportiva. Un numero impressionante di film e serie tv hanno marchiato a fuoco nel nostro immaginario un quadro a volte sarà idilliaco e patinato, ma da cui emerge un dato di fatto: il livello e la qualità delle strutture che high school e college d’oltreoceano mettono a disposizione dei propri studenti.

Mentre, per fare un esempio dell’importanza dello sport a livello socio-culturale, è sufficiente pensare all’usanza, da parte del presidente degli Stati Uniti, di ricevere ogni anno alla Casa Bianca le squadre vincitrici dei principali campionati nazionali. Come è successo di recente con i San Antonio Spurs campioni Nba 2013-14, in cui milita l’italiano Marco Belinelli.

LO SPORT IN GRISHAM

Quello tra John Grisham e lo sport, quindi, è un rapporto strettissimo. Egli stesso, ai tempi del liceo, giocava a football nei Chargers, la squadra della Southaven High School, Mississippi.

Nella sua opera, al di fuori dei celebri legal thriller, spiccano tre perle sportive: “L’allenatore“, “Il Professionista” e “Calico Joe“. Tre romanzi in cui il football (nei primi due) e il baseball (nel terzo) sono assolutamente centrali.

Numerosi e consistenti riferimenti allo sport si trovano anche in molti altri libri di Grisham. A cominciare dal saggio-inchiesta “Innocente“, in cui il secondo capitolo, nel ripercorrere la vicenda personale di Ron Williamson, è tutto incentrato sul baseball.

L’avvocato Kyle McAvoy, protagonista de “Il ricatto“, è descritto come un ex giocatore di basket della Duquesne University e all’inizio della storia compare come allenatore di una squadra di ragazzini; nel corso del romanzo farà conoscenza con l’avvocato Roy Benedict, altro ex cestista del suo stesso ateneo. Mitchell McDeere de “Il socio” (immortalato da Tom Cruise nella versione cinematografica) era un ex quarterback della Western Kentucky, unico college a garantirgli una borsa di studio dopo un grave infortunio al ginocchio nell’ultimo anno di liceo (uno stereotipo).

Ne “L’ultimo giurato” alcuni paragrafi sono dedicati al football liceale nelle cittadine di provincia, il rituale del venerdì sera che con “L’allenatore” diventerà addirittura il tema principale di un intero romanzo. Qui troviamo un altro stereotipo: lo sceriffo del paese che fu campione in gioventù, accennato anche ne “Il momento di uccidere“. Svariati rimandi al baseball, infine, li troviamo ne “La casa dipinta“: il tifo per i St. Louis Cardinals popolarissimi nelle zone rurali quando c’era solo la voce della radio a diffondere le gesta dei propri campioni preferiti.

La mia top ten di John Grisham!

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Libri di John Grisham

Ecco una mia top ten dei libri di John Grisham. Premetto che, nello stilare questa classifica, non mi sono basato sul successo editoriale, sulla critica, sulla qualità complessiva o su altri parametri, ma è una top ten esclusivamente fondata sui miei gusti personali.

1) L’allenatore. Un “gioiellino” e un omaggio al football, all’America di provincia e a valori semplici e universali come l’amicizia, l’amore, lo sport, il perdono. E una bella atmosfera d’autunno. Per uno come me, appassionato sia di Grisham sia di sport, è il top.

2) Il socio. Non è tutto oro quello che luccica: non sempre lavorare strapagati in uno studio super lussuoso è la soluzione migliore, soprattutto se scopri che i tuoi superiori, dietro le loro impeccabili apparenze, sono dei mafiosi senza scrupoli. Come farsi abbindolare e poi escogitare un colpo di genio per uscire dalla trappola. Memorabile.

3) L’uomo della pioggia. Il romanzo con cui ho scoperto John Grisham. Un giovane avvocato alle prime armi si ritrova in tribunale a sostenere la causa di una povera donna contro una grande e potente compagnia di assicurazioni. Fonte di ispirazione per chi ama osare e vincere contro ogni pronostico.

4) Il Broker. Un intrigo internazionale e una bella ambientazione italiana (Treviso e Bologna) intorno a Joel Backman detto “Il Broker”, un ex avvocato lobbista detentore di pericolosi segreti e braccato da agenti di mezzo mondo. Anche qui la storia di una via d’uscita da quello che sembra un trabocchetto senza scampo. Coinvolgente. Un invito a stare sempre con gli occhi aperti.

5) Il ricatto. Mi è piaciuto complessivamente, non saprei indicare un motivo preciso. C’è un po’ di tutto: dai grandi studi legali di New York alle realtà di provincia, dallo spionaggio a numerosi accenni allo sport. E la voglia del protagonista di riprendersi la propria vita.

6) Il professionista. Di nuovo il Grisham amante dell’Italia. Solo lui poteva ambientare nel nostro Paese un romanzo dedicato al football americano, e lo ha fatto pure bene. Un omaggio alla città di Parma e una storia ben costruita, con la crescita umana del protagonista che si affianca a quella della squadra, fino alla vittoria finale. Da film.

7) Il rapporto Pelican. Pericolose vicende rimaste nascoste, un complotto politico, il coraggio di una giovane studentessa e la missione di un giornalista vero… tutti ingredienti che rendono “Il rapporto Pelican“, a mio avviso, uno dei migliori romanzi di John Grisham.

8) La convocazione. La vita tranquilla di uno scapolo professore universitario è messa in subbuglio dal ritrovamento, nella casa del padre appena deceduto, di una scatola piena di dollari per un totale di tre milioni. Da dove vengono? A chi appartengono? L’atmosfera è tranquilla, ma solo apparentemente: quando si ha qualcosa da perdere, è fin troppo facile sentirsi osservati…

9) Calico Joe. L’omaggio di John Grisham al baseball, il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti. Una storia di perdono e riscatto, tra un padre e un figlio. Nel nome del baseball, uno sport che sono felice di aver scoperto negli ultimi anni e che ogni tanto provo persino a praticare in modo stra-amatoriale…

10) La giuria. Sono contrario al fumo e quindi cosa di meglio di un romanzo che è un vero e proprio attacco alle multinazionali del tabacco? Anche se nel film è stato cambiato il “cattivo”, sostituendolo con i produttori di armi da fuoco, resta un bel romanzo.

E i vostri romanzi di John Grisham preferiti quali sono?