5 cose che non sai di John Grisham

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John Grisham

Ecco cinque curiosità poco o per nulla conosciute di John Grisham, lo scrittore statunitense, ex avvocato, conosciuto in tutto il mondo come il re del legal thriller.

  • jg_john_renee_grishamEDITOR IN FAMIGLIA I suoi romanzi, una volta redatta la prima stesura, passano sotto la lente di uno speciale editor: sua moglie Renée. John Grisham si fida ciecamente di lei, della sua brillantezza e della sua cultura. Leggendo le storie scritte dal marito, non di rado fornisce preziosi suggerimenti per arricchirle e migliorarle. E ogni volta che scova un refuso, lo cerchia implacabilmente con un vigoroso colpo di penna rossa.
  • john_grisham_football_sportIL QUARTERBACK Quando era studente liceale alla Southaven High School, Mississippi, John Grisham giocò nella squadra di football della scuola. Ruolo? Il più importante, il quarterback. Quello che guida il team in campo e che è l’osservato speciale, non solo dagli avversari ma anche dalle cheerleader! Una volta il giovane Grisham corse palla in mano per oltre 80 yard, segnando un esaltante touchdown in barba a difensori molto più grossi di lui.
  • PENNA BLU John Grisham autografa sempre i suoi libri con la stessa penna blu. C’è un motivo: in questo modo, se gli capita di dover aggiungere una dedica personalizzata su un libro che già contiene il suo autografo, il nuovo messaggio sarà dello stesso colore della firma. E così si presenta meglio al possessore del libro.
  • jg_bournemouthBOURNEMOUTH? NO, GRAZIE Una volta gli fu proposto l’acquisto di una squadra di calcio inglese, il Bournemouth Athletic Football Club. Oliver Johnson, editore britannico di John Grisham, lo portò una volta a vedere un match del Chelsea proprio contro il Bournemouth. Il neutrale Grisham iniziò, per scherzo, a simpatizzare per quest’ultimo: la cosa non passò inosservata e i giornali scrissero che Grisham tifava per il Bournemouth. Club che, inoltre, era in difficoltà economiche. In seguito lo scrittore fu contattato per proporgliene l’acquisto, ma cortesemente rifiutò. Per la cronaca, dopo anni di travaglio finanziario, nel 2015 il Bournemouth ha conquistato la promozione in Premier League, la massima serie inglese.
  • jg_vintage_pcVINTAGE COMPUTER John Grisham, che oggi ha sessant’anni, non è molto tecnologico. Scrive i suoi libri con un vecchio software di videoscrittura, WordPerfect, installato su un computer del 1992, stando a quanto affermato dall’autore nelle note a chiusura del romanzo “Il Broker“: “Quando si mette a fare il balbuziente, come da un po’ di tempo gli capita sempre più spesso, trattengo letteralmente il fiato. Quando tirerà le cuoia, probabilmente farò la stessa fine anch’io“. Non ci è dato di sapere se da allora (2005) l’abitudinario John abbia acquistato un nuovo computer, però ci piace pensare che quel pc ormai vintage sia ancora nel pieno delle sue forze e che continui a sfornare, uno dopo l’altro, i capolavori del re del legal thriller.
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Rat Mullins, lo “Zeman” di John Grisham

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C’è uno Zeman in un romanzo di John Grisham. Il libro, di sport, è “Il professionista” (titolo originale: “Playing for pizza“) ed è ambientato nel mondo del football americano… in Italia. Lo Zeman in questione è Rat Mullins, un personaggio minore della storia, quasi una comparsa, ma dal profilo interessante. Che sia football americano o calcio (o meglio, soccer, come negli Usa, per evitare confusioni, definiscono lo sport più popolare del mondo), cambia poco: qui si parla della mentalità e del modo di essere di un allenatore.

RAT MULLINS

Rat Mullins è un anzianotto ed eccentrico allenatore di football che a un certo punto compare nel romanzo, facendo una proposta di ingaggio a Rick Dockery, il protagonista, per giocare nella squadra canadese in cui è stato assunto come head coach. Rick è un quarterback che, dopo un clamoroso fallimento sportivo nella Nfl, ha trovato il suo ambiente ideale nella squadra italiana dei Parma Panthers. E infatti rifiuterà la pur allettante offerta, nonostante Rat sia stato l’unico allenatore con cui Rick si fosse trovato bene nel corso della sua travagliata carriera.

Rat Mullins – si legge ne “Il professionista” – era stato assunto da più squadre professionistiche di Rick. Vent’anni prima si era inventato una macchina da guerra offensiva basata sui lanci e aveva spedito ondate di ricevitori a correre in tutte le direzioni. Era stato famoso per un po’, ma nel corso degli anni era passato di moda perché le sue squadre non vincevano. Quando Rick aveva giocato a Toronto, Rat era stato coordinatore dell’attacco della squadra. Erano diventati molto amici. Se Rat fosse stato l’head coach, Rick sarebbe stato nella formazione iniziale di ogni partita e avrebbe lanciato cinquanta volte“.

QUELLI COME ZEMAN

Leggendo queste parole dal punto di vista italiano, inzuppato di calcio fino al midollo, chi vi ricorda Rat Mullins? Facile: Zdenek Zeman. E tutti quelli come lui. Onestà morale, sistema di gioco super offensivo e votato allo spettacolo, qualche successo entusiasmante e poi “rientro nei ranghi”, pochi trofei sollevati, se non nessuno. E quindi esoneri, limitazioni, bastoni fra le ruote, difficoltà a entusiasmare non tanto il pubblico (perché in fondo quelli come Zeman alla gente onesta piacciono) ma i “padroni del vapore”, che presto si riprendono il loro predominio.

Ma chi sono, gli allenatori come Zeman? Li potrei definire “integralisti gentili dall’altra parte della barricata”. Allenatori moralmente sani, che traducono sul campo la loro integrità attraverso il sistema di gioco di cui si fidano ciecamente e che li rappresenta al cento per cento. Se li assumi, sposi un’idea, non compri vittorie. Un po’ burberi ed eccentrici, sicuramente contro l’ipocrisia, i giochi di potere e gli squallidi rappresentanti del Palazzo. Basano tutto sulla correttezza, l’onestà intellettuale e il coraggio. Chi merita, gioca, indipendentemente dal nome e dall’età. Costruiscono la “Zemanlandia”, l’isola felice in cui ci si diverte e si fanno le cose in un certo modo. Al di là del risultato. In nome della bellezza: la verità è bellezza, la bellezza è verità, per dirla con Yeats.

Sono talmente in pace con sé stessi, che non si curano minimamente se il loro metodo porti vittorie o meno, ma vanno avanti per la loro strada. Forse troppo, tanto che qualcuno se ne accorge e allora, per loro, potrebbe essere troppo tardi. Chiedono tempo per lavorare e ottenere risultati, ma spesso non glielo danno. E sono sempre pronti a ributtarsi in una nuova, affascinante sfida.

NOI VINCEREMO, BABY

Vi lascio con le parole di Rat Mullins ne “Il professionista” di John Grisham: “Noi vinceremo, baby. Faremo cinquanta punti a partita e, se le altre squadre ne faranno quaranta, non me ne importa perché tanto non riusciranno mai a raggiungerci. Ieri ho detto al grande capo che abbiamo bisogno di un nuovo tabellone segnapunti perché quello vecchio non potrà stare al passo con me, il mio attacco e il mio grande quarterback, Dockery l’idiota. Ci sei ancora, ragazzo?“.

Possono piacere o meno, gli Zeman. O i Rat Mullins. Ma quel che è certo è che, nella vita, non si può piacere a tutti.