John Grisham e i Cardinals

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Abbiamo parlato più volte, in questo blog, del particolare legame che unisce John Grisham e il baseball. Da buon americano, lo scrittore è praticamente cresciuto a stretto contatto con il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti, tanto da realizzare un complesso di sei campi nella sua proprietà in Virginia. E ha inserito spesso il baseball nei suoi libri, dedicandogliene uno intero. Continua a leggere

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Botta e risposta con John Grisham

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Rosanna Greenstreet del quotidiano britannico The Guardian ha “messo a nudo” John Grisham in un “botta e risposta” nelle pagine di lifestyle. Dalla gradevole intervista, oltre a molti aspetti gia noti, emergono varie curiosità sulla vita dello scrittore americano. Continua a leggere

John Grisham e il baseball

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Baseball

Cosa faccio d’inverno quando non c’è il baseball? Guardo fuori aspettando la primavera“. La frase di Rogers Hornsby, storico giocatore dei St. Louis Cardinals e non solo, riassume perfettamente cosa significa questo periodo, l’arrivo della primavera, per un americano vero. La fine dell’inverno segna il risveglio del baseball, il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti, lo sport che se piove non si può giocare, lo sport dell’aria aperta e delle famiglie. Anche John Grisham è un grande appassionato di baseball.

IL BASEBALL NEI ROMANZI DI GRISHAM

Così come ha fatto con il football (due volte), John Grisham ha dedicato un romanzo anche al gioco del baseball: “Calico Joe“. Alla fine del romanzo compare un’appendice particolare e, per certi versi, unica: l’autore illustra le regole del baseball e le principali fasi di gioco, in un linguaggio semplice, ponendosi in prima persona nei panni di un ipotetico giocatore in tutte le fasi di un inning.

Non è usuale vedere uno scrittore di legal thriller che spiega ai suoi lettori le regole di uno sport. Tutto questo è nato dalla richiesta, da parte dell’editore inglese di Grisham, di rendere comprensibile il baseball ai molti che ne sono a digiuno, anche perché diverse parti del romanzo fanno riferimento a situazioni specifiche della partita (forse avrebbe dovuto fare lo stesso con il football ne “L’allenatore” e ne “Il professionista“, data la forte presenza di termini tecnici).

Calico Joe“, quindi, è il libro che John Grisham dedica esplicitamente al baseball, ma non l’unico in cui ne parla. In “Innocente“, il saggio-inchiesta in cui ricostruisce la vicenda di Ron Williamson, c’è un intero capitolo in cui si racconta l’ascesa e la caduta del protagonista, da fulgida promessa di high school alla dispersione nelle categorie minori in cui le franchigie professionistiche mandano a farsi le ossa gran parte dei giocatori che scelgono. In “Ultima sentenza“, un giudice conservatore è l’apparentemente irreprensibile padre di famiglia che allena la squadra di Little League in cui gioca suo figlio. Infine, ne “La casa dipinta“, le gesta dei St. Louis Cardinals sono tra le poche notizie dal mondo esterno che arrivano, attraverso una vecchia radio, nell’Arkansas rurale degli anni ’50. Una voce che allieta le afose serate estive della famiglia Chandler, dopo aver passato l’intera giornata a spaccarsi la schiena nei campi di cotone.

IL COMMISSIONER GRISHAM

john_grisham_mickeyEra proprio nei Cardinals che John Grisham sognava di giocare da bambino. Una squadra che, per la relativa vicinanza geografica, ha sempre avuto un largo seguito nelle campagne del sud. Tuttavia, come per molti, il giovane John non è che fosse un fenomeno (andò meglio nel football), tanto che alla Delta State University, uno dei college frequentati, il suo coach gli disse che lanciare palle curve o veloci non faceva per lui.

Una volta affermatosi come scrittore, John Grisham ha trovato il modo di rendere il giusto tributo allo sport tanto amato da piccolo. Sulla sua proprietà di Cove Creek, nella Albemarle County in Virginia, ha costruito un complesso di 6 campi che, dal 1996, ospitano oltre 26 squadre della locale Little League, per un totale di oltre 350 ragazzi. Non solo: il commissioner della Little League è proprio Grisham e ha interpretato questo ruolo anche in un film, “Mickey“, da lui scritto e uscito nel 2004 (mai tradotto in italiano), girato sui suoi campi. Quindi, ecco un quasi sconosciuto John Grisham attore e produttore.

La Little League è l’organizzazione non-profit fondata che coordina i campionati locali di baseball e softball giovanili (si va dai 4 ai 18 anni) negli Stati Uniti in oltre 80 Paesi. Ha sede a South Williamsport, Pennsylvania, dove dal 1947 si svolge l’annuale World Series, oggi un vero e proprio torneo internazionale giovanile. Le locali Little League vengono organizzate grazie all’opera di volontari, in base alle caratteristiche e alla disponibilità di ciascuna area.

John Grisham e lo sport

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Senza lo sport sarebbe impossibile insegnare ai giovani a vincere e a perdere con classe“.

John Grisham non è solo il re del legal thriller, epiteto con cui è diventato universalmente celebre nel mondo dei libri e della letteratura. Oltre ad essere un ex avvocato, lo scrittore è un americano vero, in cui la passione per lo sport è qualcosa con cui si cresce in maniera indissolubile, fin da bambino. E che si è inevitabilmente riflessa nei suoi romanzi.

IL VALORE DELLO SPORT

Per comprendere l’importanza che viene data allo sport va messo bene in chiaro un punto: negli Stati Uniti lo sport non è soltanto una curiosità da servizio di chiusura del telegiornale o da ultime pagine dei quotidiani. Al contrario, lo sport è una componente fondamentale dell’educazione e della società, una parte integrante della vita quotidiana, un fattore cruciale di business.

Infatti, è quasi superfluo ricordare le risorse e l’attenzione che scuola e università dedicano alla pratica sportiva. Un numero impressionante di film e serie tv hanno marchiato a fuoco nel nostro immaginario un quadro a volte sarà idilliaco e patinato, ma da cui emerge un dato di fatto: il livello e la qualità delle strutture che high school e college d’oltreoceano mettono a disposizione dei propri studenti.

Mentre, per fare un esempio dell’importanza dello sport a livello socio-culturale, è sufficiente pensare all’usanza, da parte del presidente degli Stati Uniti, di ricevere ogni anno alla Casa Bianca le squadre vincitrici dei principali campionati nazionali. Come è successo di recente con i San Antonio Spurs campioni Nba 2013-14, in cui milita l’italiano Marco Belinelli.

LO SPORT IN GRISHAM

Quello tra John Grisham e lo sport, quindi, è un rapporto strettissimo. Egli stesso, ai tempi del liceo, giocava a football nei Chargers, la squadra della Southaven High School, Mississippi.

Nella sua opera, al di fuori dei celebri legal thriller, spiccano tre perle sportive: “L’allenatore“, “Il Professionista” e “Calico Joe“. Tre romanzi in cui il football (nei primi due) e il baseball (nel terzo) sono assolutamente centrali.

Numerosi e consistenti riferimenti allo sport si trovano anche in molti altri libri di Grisham. A cominciare dal saggio-inchiesta “Innocente“, in cui il secondo capitolo, nel ripercorrere la vicenda personale di Ron Williamson, è tutto incentrato sul baseball.

L’avvocato Kyle McAvoy, protagonista de “Il ricatto“, è descritto come un ex giocatore di basket della Duquesne University e all’inizio della storia compare come allenatore di una squadra di ragazzini; nel corso del romanzo farà conoscenza con l’avvocato Roy Benedict, altro ex cestista del suo stesso ateneo. Mitchell McDeere de “Il socio” (immortalato da Tom Cruise nella versione cinematografica) era un ex quarterback della Western Kentucky, unico college a garantirgli una borsa di studio dopo un grave infortunio al ginocchio nell’ultimo anno di liceo (uno stereotipo).

Ne “L’ultimo giurato” alcuni paragrafi sono dedicati al football liceale nelle cittadine di provincia, il rituale del venerdì sera che con “L’allenatore” diventerà addirittura il tema principale di un intero romanzo. Qui troviamo un altro stereotipo: lo sceriffo del paese che fu campione in gioventù, accennato anche ne “Il momento di uccidere“. Svariati rimandi al baseball, infine, li troviamo ne “La casa dipinta“: il tifo per i St. Louis Cardinals popolarissimi nelle zone rurali quando c’era solo la voce della radio a diffondere le gesta dei propri campioni preferiti.

La mia top ten di John Grisham!

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Libri di John Grisham

Ecco una mia top ten dei libri di John Grisham. Premetto che, nello stilare questa classifica, non mi sono basato sul successo editoriale, sulla critica, sulla qualità complessiva o su altri parametri, ma è una top ten esclusivamente fondata sui miei gusti personali.

1) L’allenatore. Un “gioiellino” e un omaggio al football, all’America di provincia e a valori semplici e universali come l’amicizia, l’amore, lo sport, il perdono. E una bella atmosfera d’autunno. Per uno come me, appassionato sia di Grisham sia di sport, è il top.

2) Il socio. Non è tutto oro quello che luccica: non sempre lavorare strapagati in uno studio super lussuoso è la soluzione migliore, soprattutto se scopri che i tuoi superiori, dietro le loro impeccabili apparenze, sono dei mafiosi senza scrupoli. Come farsi abbindolare e poi escogitare un colpo di genio per uscire dalla trappola. Memorabile.

3) L’uomo della pioggia. Il romanzo con cui ho scoperto John Grisham. Un giovane avvocato alle prime armi si ritrova in tribunale a sostenere la causa di una povera donna contro una grande e potente compagnia di assicurazioni. Fonte di ispirazione per chi ama osare e vincere contro ogni pronostico.

4) Il Broker. Un intrigo internazionale e una bella ambientazione italiana (Treviso e Bologna) intorno a Joel Backman detto “Il Broker”, un ex avvocato lobbista detentore di pericolosi segreti e braccato da agenti di mezzo mondo. Anche qui la storia di una via d’uscita da quello che sembra un trabocchetto senza scampo. Coinvolgente. Un invito a stare sempre con gli occhi aperti.

5) Il ricatto. Mi è piaciuto complessivamente, non saprei indicare un motivo preciso. C’è un po’ di tutto: dai grandi studi legali di New York alle realtà di provincia, dallo spionaggio a numerosi accenni allo sport. E la voglia del protagonista di riprendersi la propria vita.

6) Il professionista. Di nuovo il Grisham amante dell’Italia. Solo lui poteva ambientare nel nostro Paese un romanzo dedicato al football americano, e lo ha fatto pure bene. Un omaggio alla città di Parma e una storia ben costruita, con la crescita umana del protagonista che si affianca a quella della squadra, fino alla vittoria finale. Da film.

7) Il rapporto Pelican. Pericolose vicende rimaste nascoste, un complotto politico, il coraggio di una giovane studentessa e la missione di un giornalista vero… tutti ingredienti che rendono “Il rapporto Pelican“, a mio avviso, uno dei migliori romanzi di John Grisham.

8) La convocazione. La vita tranquilla di uno scapolo professore universitario è messa in subbuglio dal ritrovamento, nella casa del padre appena deceduto, di una scatola piena di dollari per un totale di tre milioni. Da dove vengono? A chi appartengono? L’atmosfera è tranquilla, ma solo apparentemente: quando si ha qualcosa da perdere, è fin troppo facile sentirsi osservati…

9) Calico Joe. L’omaggio di John Grisham al baseball, il “passatempo nazionale” degli Stati Uniti. Una storia di perdono e riscatto, tra un padre e un figlio. Nel nome del baseball, uno sport che sono felice di aver scoperto negli ultimi anni e che ogni tanto provo persino a praticare in modo stra-amatoriale…

10) La giuria. Sono contrario al fumo e quindi cosa di meglio di un romanzo che è un vero e proprio attacco alle multinazionali del tabacco? Anche se nel film è stato cambiato il “cattivo”, sostituendolo con i produttori di armi da fuoco, resta un bel romanzo.

E i vostri romanzi di John Grisham preferiti quali sono?

John Grisham si racconta

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John Grisham,

Riportiamo un ampio riassunto dell’intervista rilasciata da John Grisham al sito Goodreads.com, realizzata da Amy King. Una lunga chiacchierata in cui lo scrittore statunitense parla del suo prossimo romanzo, “Gray Mountain“, ripercorre i suoi successi, descrive il suo metodo di scrittura, racconta quali sono i suoi modelli e i suoi libri preferiti. Curioso notare come Goodreads, che è una sorta di social network dedicato ai libri e ai lettori, sia proprietà di Amazon, contro il quale è in atto una protesta da parte di alcuni grandi autori mondiali tra cui proprio Grisham. Ma qui rischiamo di andare fuori tema. Ecco invece l’intervista a John Grisham.

Goodreads: Hai creato alcuni personaggi diventati vere e proprie icone: Jake Brigance, Mitchell McDeere, Darby Shaw. Parlaci allora di Samantha Kofer, la giovane avvocatessa protagonista di “Gray Mountain“.
John Grisham: La protagonista è un’avvocatessa ventinovenne proveniente da un grande studio di New York che improvvisamente perde il lavoro a causa del collasso della Lehman Brothers nel 2008. Perso il posto a Manhattan, si ritrova disoccupata: è lei l’eroina della mia storia.

GR: La grande industria del carbone gioca un ruolo chiave in questo libro, dal momento che le miniere di carbone sono sempre state una presenza diffusa ma controversa nella regione dell’Appalachia. Dal momento tu hai analizzato e denunciato conflitti di potere in vari contesti, la tua percezione del potere – specialmente quello nelle mani di pochi che controllano enormi organizzazioni e anche parti del governo degli Stati Uniti – è cambiata?
JG: Beh, non sono sicuro che le cose siano cambiate. Sono sempre stato molto scettico riguardo ai grandi affari e alle grandi società, e penso che ci sia bisogno di un salutare scetticismo: ci sono così tante società e industrie. Per quanto riguarda la mia percezione del governo, penso di essere cambiato molto rispetto a quando ero un giovane avvocato. Ho avuto molti clienti e anche criminali, ma non ne ho mai avuto uno di cui ho pensato fosse veramente maltrattato dal governo. Avevamo un ottimo sistema giudiziario quando ero un praticante avvocato; abbiamo ottimi giudici e ottimi procuratori. Ma durante la scrittura di ‘Innocente’, che narra una storia vera, ho conosciuto il mondo degli errori giudiziari, che ha seriamente scosso la mia fede nel sistema. Ci sono tuttora migliaia di innocenti in prigione, e sono stati spediti dentro da polizia, procuratori e giurie che credono a polizia e procuratori. Purtroppo vengono emesse tante brutte sentenze e questo non fa che minare la tua fede nel sistema.

GR: Hai lasciato la Camera del Mississippi durante il tuo secondo mandato perché ti eri accorto “che è impossibile fare cambiamenti“. Speri che pubblicando storie su questi argomenti potrai effettivamente cambiare le cose in un altro modo? Nella tua scrittura c’è l’idealismo dei giovani avvocati?
JG: Certo, l’idealismo è dentro di me, sono io lo scrittore. E sul cambiare le cose, non sono sicuro che i libri abbiano questo pubblico così vasto. Ciò che cerco di fare, quando scrivo un libro su una determinata questione, è intrattenere. Non puoi issarti su un podio troppo a lungo, devi divertire. Se riesci a portare il lettore a pensare su un argomento – che siano errori giudiziari, carcerazioni sbagliate, pena di morte, frodi assicurative, gli homeless – per la prima o la seconda volta nel contesto di un romanzo di intrattenimento, per me è abbastanza. Forse quanto portare le persone a pensare in un modo differente.

GR: Nel tuo precedente romanzo, “L’ombra del sicomoro“, hai affrontato ancora una volta il problema razziale, includendo una pesante sorpresa su una storia di cui molti americani non parlano. Sei consapevole della necessità di portare alla luce questi argomenti, specialmente nel clima di tensioni razziali che viviamo oggi, dove i neri sono imprigionati e aggrediti in maniera sproporzionata?
JG: La razza è sempre stato un problema in questo paese. Ci sono sempre state tensioni e non sono sicuro che se ne andranno. E’ qualcosa con cui abbiamo a che fare nella nostra società, così come cercare di trovare la tolleranza razziale. A volte facciamo progressi, altre volte no. La razza è sempre stata un problema complicato, specialmente nel Profondo Sud, con tutte le cose orribili successe. Non tento consapevolmente di portare alla luce tali questioni, semplicemente non se ne sono mai andate. Potrebbe volerci lungo tempo per dissolverle, perchè tanti che agivano in un certo modo 40 o 50 anni fa sono ancora vivi e molti di loro non sono mai stati portati davanti alla giustizia, e probabilmente mai lo saranno e si porteranno i loro segreti nella tomba. Poi, guardi a oggi ed è una disgrazia. I giovani neri sono trattati in modo differente rispetto ai bianchi. Un milione di loro sono in prigione per crimini non violenti, e sono stigmatizzati come criminali condannati. Non solo neri, ma ora anche neri criminali. E le loro vite diventeranno difficili anche quando usciranno. Quindi, gli errori giudiziari: gran parte di loro riguardano i neri e la ragione è solo una, che essi sono trattati peggio dei bianchi dal sistema. Noi scriviamo, scopriamo, speriamo di portare qualche cambiamento, ma sarà sempre difficile e complicato. Per le persone come me che scrivono, c’è un’infinità varietà di storie fuori da qui.

GR: Pensi che, nei tuoi romanzi futuri, ti occuperai di corruzione e abuso di potere?
JG: Sicuramente l’abuso di potere. Voglio scrivere un libro che pone al centro la parzialità delle sentenze giudiziarie che riguardano ragazzi neri e ragazzi bianchi provenienti dalla stessa situazione delittuosa. Il sistema li tratta con pesi differenti e presto voglio sollevare l’attenzione sul problema.

GR: Molti membri di Goodreads sono molto interessati al tuo metodo di scrittura. Essi si chiedono: lavori “all’indietro”, cioè inventando prima il finale e poi tutta la storia che lo precede, oppure no?
JG: Beh, non lo chiamerei lavorare all’indietro. E’ un processo che richiede molto tempo e non è sempre piacevole. Quando scrivo un libro, faccio lavorare me stesso alla scena finale prima di scrivere l’inizio. E per fare ciò, devi sempre sapere dove stai andando. John Irving, uno scrittore che ammiro davvero, ha detto che lui scrive sempre l’ultima frase prima di scrivere l’inizio. Io non ci riesco sempre, ma è un meraviglioso modo di scrivere. Molti scrittori non lo fanno perché porta via loro un sacco di tempo e preferiscono costruire tutta la storia di contorno, capitolo dopo capitolo. Quando fai questo, vedi quali personaggi e situazioni possono non essere necessari o dove hai bisogno di qualcos’altro. Ti spinge ad approfondire l’intera storia.

GR: Viene prima il personaggio o la trama?
JG: Prima viene la trama. Penso sempre a una grande trama. Leggo articoli di giornali e riviste su fatti riguardanti cronaca, processi, studi legali e penso “Ok, posso prendere questa storia, cambiarla, aggiungerci personaggi e situazioni” e lì hai in mano un uncino con cui afferrare il lettore. Questo è il modo con cui iniziano quasi tutti i miei libri. Mi capita, a volte, di avere in mente un personaggio, ma senza una trama non mi porterà mai lontano.

GR: Hai visto “Il momento di uccidere” a Broadway?
JG: Sì, ero là alla prima. Non è durato molto, ha avuto circa 35 repliche tra metà ottobre e metà novembre. Non ha venduto abbastanza biglietti per essere tenuto in cartellone più a lungo. E’ costoso ottenere uno spettacolo a Broadway. L’ho visto tre volte e il pubblico era sempre abbastanza numeroso, tuttavia non sono stati venduti abbastanza biglietti per tenerlo più a lungo. Credo sia vergognoso, perché io non sarò un critico teatrale, ma mi sono divertito moltissimo.

GR: Hai avuto un ruolo nella stesura del copione?
JG: No, ne sono rimasto fuori. Non so nulla di teatro, non è il mio lavoro. Lessi la prima stesura forse cinque anni fa e dissi “Mi piace, è buono”.

GR: Quale tuo libro consiglieresti a un novello appassionato di John Grisham?
JG: Uno vale l’altro. “Calico Joe” è un libro di baseball che mi sono davvero divertito a scrivere. “Fuga dal Natale” è stato il mio primo sforzo con la commedia, e anche questo mi ha divertito. “Innocente” è una storia vera che mi ha colpito perchè così coinvolgente e straziante. “Il testamento” è un libro di cui vado orgoglioso in quanto differente dagli altri e ambientato in Brasile, dove mi sono recato per le ricerche.

GR: Cosa stai leggendo in questo periodo?
JG: “Natchez Burning” di Greg Isles, un vecchio amico del Mississippi. E’ un bel librone, 775 pagine, troppe per me, ma mi sta divertendo. Ho appena finito “Just Mercy” di Bryan Stevenson, una storia vera basata sulle sue avventure nel difendere i suoi compagni nel braccio della morte in Alabama. Chiaramente tendo a leggere molte storie vere, storie di legge: sono le mie fondamenta, la mia casa, il mondo da cui provengo, che amo, mi diverte e mi dà idee. Mi è piaciuto l’ultimo di Ian McEwan, “The Children Act“, l’ho letto due mesi fa, uno dei migliori.

GR: Sei talmente indaffarato con la ricerca che non vai più nelle aule di tribunale, vero?
JG: Volontariamente, no. Non ho visto un aula per tanto tempo. Ci vado tutte le volte che sono in una città, sono affascinato dalle aule, mi piacciono. Ma adesso quando mi reco in un tribunale, è perché qualcuno mi ha fatto causa, e non è piacevole! I processi sono stressanti e per un avvocato è dura. Guardando indietro, sono molto affezionato ai ricordi dei processi che ho vissuto. Ma quando ci sei davvero dentro, non è affatto divertente.

GR: I nostri utenti ti chiedono: nei grandi film tratti dai tuoi romanzi, quale attore ha interpretato così bene uno dei tuoi personaggi che tu, suo creatore originale, hai sentito che il personaggio era stato creato apposta per lui? E quali tra i tuoi personaggi sarebbero tuoi amici, se fossero reali?
JG: Beh, dobbiamo tornare a “Il momento di uccidere” e a “L’ombra del sicomoro“, perché io vengo da lì e quei personaggi e i loro compagni sono anche i miei, è autobiografico, sono persone che conosco. Per quanto riguarda l’attore, direi Matt Damon ne “L’uomo della pioggia“. Matt era molto giovane, non era nervoso, ma non era ancora una grande star ed era in realtà molto preoccupato dall’accento del sud. Siamo stati sul set a Memphis, gli ho parlato, mi ha ascoltato e ha detto: “Non sono sicuro dell’accento“. Gli risposi: “La cosa peggiore tu possa fare, Matt, è cercare di falsificare un accento del sud. Non puoi riuscirci. Non è stato mai fatto, non provarci. Sii te stesso“. Così si è rilassato e ha fatto un gran lavoro. E poi Danny DeVito, perfetto nel ruolo di Deck, quello strano e trasandato “paravvocato” – non paralegale, ma paravvocato: penso che quei due, insieme, abbiano davvero incarnato i personaggi del romanzo.

GR: Quali sono i libri che consideri come punto di riferimento?
JG: “Furore” di John Steinbeck quando ero studente, è quello che ho letto più di ogni altro, per la storia, lo stile. Quindi “La tamburina” di John Le Carré, mentre per trama, suspense ed efficienza delle parole direi “Il maratoneta” di William Goldman, da cui è stato tratto un grande film.

GR: Molti lettori sono spesso meravigliati dal fatto che tu hai passato tre anni a scrivere il tuo primo romanzo, Il momento di uccidere, il quale vendette meno di 5000 copie, di cui 1000 acquistate da te. Puoi dare un incoraggiamento o un consiglio ai giovani aspiranti scrittori? La scrittura è un lavoro?
JG: Sicuro, è un lavoro. Alcuni giorni le parole fluiscono, altri no. Alcuni giorni i personaggi sono vivi, altri no. Alcuni giorni la trama si muove nella giusta direzione, altri no. E’ una bella lotta. Io sorrido perché, almeno oggi, non lavoro poi così duramente. In passato invece ho lavorato duro perché ero un avvocato, e scrivere era un hobby secreto per il quale rubavo una mezz’ora qui e una là. Non do molti consigli, ma dico sempre agli aspiranti scrittori che finché non hai raggiunto una media di almeno una pagina al giorno, non sei un vero scrittore. Quando ci arrivi, allora le pagine cominciano a susseguirsi velocemente. Questo è un consiglio, e poi: sappiate sempre dove state andando, delineate bene la storia.

GR: Dopo tanti romanzi, senti il peso delle aspettative del pubblico?
JG: Veramente non penso molto alla gente che comprerà il mio prossimo libro. Sai, dopo 30 libri so che quando ne pubblico un altro, ci sarà gente che lo comprerà e lo leggerà in ogni caso. Questi sono i fan, e sono grato a loro. Ma se penso a tutte le persone possibili, sarei paralizzato! Tutto quello che posso fare è cercare di scrivere bene ogni giorno. Sai, con l’esperienza che ho, penso di sapere quello che faccio. Ciò che ho imparato è che con perseveranza e disciplina posso arrivare alla fine del libro come voglio, la trama lavora per me, so se è valida oppure no. Di nuovo, non posso pensare alle aspettative di tutte le persone, diventerei pazzo.

GR: D’altronde, non puoi piacere a tutti sempre.
JG: Infatti. E sai che la gente ha gusti differenti, ad alcuni piacciono i miei libri ad altri no. Non ho controllo su questo. Tutto ciò che posso fare è scrivere un libro nel modo migliore possibile, pubblicarlo e sperare che tutto vada per il meglio.

Calico Joe

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Il libro di John Grisham che vi suggeriamo per le vacanze estive è “Calico Joe“. Non è un legal thriller: parla di sport. Di baseball. Lo sport che forse più di tutti è insito nella cultura degli Stati Uniti, tanto da essere definito “il passatempo nazionale”. Tramandato di padre in figlio nel giardino di casa. Il baseball si gioca da aprile a ottobre: è lo sport dei mesi caldi, dell’aria aperta e dello stare insieme. Con “Calico Joe“, uscito nel 2012, John Grisham rende il giusto onore al baseball, ponendolo al centro di un romanzo incentrato su almeno due dei valori più autentici: il perdono e la possibilità di redenzione che la vita può offrire a ognuno.

ALLA RICERCA DI UN PERDONO

Calico Joe è il soprannome di Joe Castle, grande promessa del baseball proveniente dallo sperduto paesino di Calico Rock, Arkansas (località realmente esistente) e ingaggiato dai Chicago Cubs. Joe è un giovane di campagna bello, educato e corretto. Nel 1973, mentre sta giocando una delle sue straordinarie partite, un terribile incidente di gioco mette a rischio la sua vita e pone fine alla sua breve ed esaltante carriera. Colpevole volontario di quell’incidente è Warren Tracey, veterano dei New York Mets ed esatto contrario di Joe Castle: donnaiolo, alcolista e pessimo padre. Il tutto avviene di fronte all’appassionatissimo Paul Tracey, suo figlio di undici anni.

Trent’anni dopo, a Warren, colpito da un male incurabile, restano pochi mesi di vita. Paul, nonostante abbia ormai troncato ogni ponte con il baseball e con il padre, decide di andare a cercare Joe Castle: vuole che Warren lo incontri prima di morire e gli chieda perdono. Paul desidera quindi che suo padre, con un gesto semplice, trasformi i suoi ultimi giorni in un’occasione per riscattarsi da un’esistenza mediocre e depravata. Ma l’ormai invecchiato e schivo Calico Joe sarà disposto a incontrare, seppur dopo trent’anni, l’uomo che gli ha rovinato la vita?

Nell’appendice finale, John Grisham viene incontro a chi non mastica di baseball con un’efficace spiegazione tecnica del regolamento. Uno sport così particolare e a prima vista difficile da comprendere, ma che, una volta imparato e assorbito, è capace di accompagnarci per tutta la vita.

LO SPORT SECONDO JOHN GRISHAM

Anche se è universalmente noto come autore di legal thriller, John Grisham tre volte ha incentrato i suoi romanzi sullo sport: prima di “Calico Joe“, troviamo “L’allenatore” e “Il professionista“, entrambi dedicati al football americano, l’altra grande “religione” d’oltreoceano. Numerosi riferimenti al mondo sportivo compaiono qua e là anche in altre opere: “Innocente” (baseball), “L’ultimo giurato” (football), “La casa dipinta” (baseball), “Il ricatto” (basket), “Io confesso” (football), addirittura “Il momento di uccidere” (con lo stereotipo dello sceriffo di paese ex campione di football).

Per Grisham, come per molti americani, lo sport non è solo una nota a fondo pagina, un flash dei telegiornali, ma è parte integrante della crescita e delle relazioni di ogni individuo. “Senza lo sport, sarebbe impossibile insegnare ai giovani a vincere e a perdere con classe“, ha detto una volta lo scrittore. E forse è proprio parlando di sport, cioè andando alla radice delle sue passioni più genuine, che Grisham ha saputo tirare fuori i suoi romanzi più commoventi e coinvolgenti. Perché per emozionare gli altri bisogna saper prima emozionarsi e toccare i valori basilari della nostra vita.