The Carousel Bar @ New Orleans

Standard

La tipica atmosfera del Sud degli Stati Uniti e la magia del Quartiere Francese: sono due, ma non gli unici, motivi per cui il The Carousel Bar & Lounge di New Orleans è uno dei locali più apprezzati al mondo, soprattutto da artisti, letterati e intellettuali. Tra cui anche John Grisham.

Lo scrittore, conosciuto in tutto il mondo come il re del legal thriller, ogni volta che passa a New Orleans, non perde occasione di fare un salto nel locale, caratterizzato dal bar girevole da 25 posti, come se fosse una giostra, installato nel 1949. Quasi ogni sera si suona musica jazz.

The Carousel Bar & Lounge è stato aperto nel 1886 all’interno del Hotel Monteleone, nel French Quarter, ed è stato un punto di riferimento per alcuni tra i nomi più importanti della letteratura americana, da Ernest Hemingway a Tennessee Williams, fino a William Fauklner.

Rosarose, il locale di Bologna dove andava John Grisham

Standard

john_grisham_rosarose_bologna_01

Attraversarono la strada arrivando in Via Clavature, distante pochi passi, e s’infilarono nel Rosarose. “Qui si beve il miglior cappuccino della zona” gli assicurò lei, ordinandone due alla cassa. Marco stava per chiederle come mai bevesse cappuccino dopo le dieci e mezzo del mattino, ma poi lasciò correre. E mentre aspettavano, Francesca si tolse guanti, sciarpa e cappotto. Quella sosta era probabilmente destinata a durare.

Veder nominato il proprio locale nel romanzo di uno dei più conosciuti scrittori contemporanei è la miglior pubblicità che si possa avere, oltre che un’enorme soddisfazione. Il posto è il Rosarose, nel cuore di Bologna, a pochi metri da Piazza Maggiore e dalla Basilica di San Petronio. Il cosiddetto Quadrilatero, una delle zone più vive del capoluogo emiliano.

John Grisham ne parla, insieme ad altri luoghi della città, ne Il Broker, uscito nel 2005, thriller ambientato in buona parte a Bologna. Il Rosarose è una delle tante, felici scoperte fatte dal protagonista del libro, Joel Backman detto il Broker, nella sua nuova vita italiana che gli è stata imposta dalla Cia come pedina di un intrigo internazionale, in cambio della scarcerazione.

john_grisham_rosarose_bologna_02

IL LOCALE DELLE CELEBRITA’

Riaperto nel 2014 nella formula del bistrot, il Rosarose porta con sé una storia iniziata in realtà nel 1989 grazie all’intraprendenza della sua storica titolare, Beatrice Lipparini. “Quando abbiamo riaperto dopo la lunga pausa – racconta – è stato sufficiente rimontare l’insegna originale, che fin da subito i bolognesi sono tornati in un luogo in cui si sentono a casa. Questo è il segno distintivo di Rosarose, che dalla sua nascita è stato il primo a proporre in città il rituale dell’aperitivo e anche le insalate, all’epoca considerate piuttosto inusuali“.

Oggi il Rosarose, sapientemente rinnovato, è un luogo ideale per qualsiasi momento della giornata, dal pranzo alla cena, dal cocktail allo spuntino, fino al brunch, diventato un ulteriore punto di forza. Durante gli anni ’90 è stato uno dei ritrovi più gettonati della movida bolognese, frequentato da varie celebrità: Luca Carboni, uno dei clienti più affezionati che passava al tavolino parecchie ore al giorno, Lucio Dalla, che preferiva il bancone, Alba Parietti, Fabrizio De André, Jovanotti, Ornella Vanoni, che spesso si fermava a chiacchierare fuori del locale con un bicchiere di vino in mano. E quindi John Grisham durante il periodo in cui lavorava a Il Broker.

john_grisham_rosarose_bologna_03

IL BROKER AL ROSAROSE

Mi benissimo John Grisham – continua Beatrice – Veniva spesso, soprattutto a colazione. Una persona molto gentile. Purtroppo allora non ero a conoscenza del fatto che fosse un famoso scrittore, ma l’ho saputo soltanto successivamente. Quindi, quando ho ritrovato il nome del mio locale citato all’interno di un bestseller mondiale, è stata una fortissima emozione, assolutamente al di fuori di ogni aspettativa“.

E così, molto presto, sono capitati al Rosarose diversi turisti americani: “Venivano con il libro in mano e volevano assaggiare il cappuccino di cui John Grisham aveva scritto, che è il cappuccino di Valter: è davvero speciale, perché come lo fa lui non lo fa nessuno!

E così, tra un caffè e l’altro, un amante dell’Italia come John Grisham ha realizzato ne Il Broker un vero e proprio omaggio alla città di Bologna, ben rappresentata nei suoi monumenti e nel suo stile di vita. Non è quindi difficile immaginarsi il Broker, l’affascinante protagonista della storia, seduto ai tavoli del Rosarose mentre familiarizza con lingua e cultura italiane, cerca di passare inosservato e nel frattempo escogita una via d’uscita dalla trappola in cui, suo malgrado, si è ritrovato coinvolto.

UN POSTO PER TUTTI, TUTTO IL GIORNO

Il Rosarose è aperto dalle ore 8.30 all’1.00 tranne il martedì, giorno di chiusura. Prende ispirazione dai bistrot francesi, con tanto di spazio esterno, proponendo una cucina mix tra tipica bolognese e contemporanea, in un luogo accogliente ed elegante grazie alla maestria della pittrice decoratrice Paola Angoletta. Professionisti in pausa pranzi, turisti di svariata provenienza, studenti universitari: il Rosarose vuole essere il locale per tutti.

I prodotti sono di alta qualità, legati alla stagionalità e al territorio, con un tocco internazionale. Per venire incontro alle esigenze di ogni tipo di clientela, nel menù si possono trovare anche piatti gluten free, vegetariani, per bambini, oltre a un servizio take away.

Il Rosarose è a Bologna in Via Clavature 18/B. Info: www.rosarose.it.


Si ringrazia la signora Beatrice Lipparini per la gentile collaborazione.

john_grisham_rosarose_bologna_04

La terra dimenticata da Internet

Standard

jg_mississippi

Wired Usa ha realizzato un interessante reportage sul digital divide e sui problemi di accesso a Internet in Mississippi, lo stato in cui John Grisham è cresciuto e in parte ancora vive. The land that Internet era forgot (La terra dimenticata dall’era di Internet) è il titolo del long-form, firmato da W. Ralph Eubanks e corredato da splendide fotografie di Tabitha Soren, che puoi leggere in inglese qui.

Al seguito di un curioso “evangelizzatore digitale”, il giornalista ha percorso le campagne e le cittadine di provincia del Mississippi, soprattutto nella zona del Delta, evidenziando come l’arretratezza economica e l’isolamento culturale – si tratta uno degli stati più poveri e retrogradi degli Usa – si rispecchiano anche nelle difficoltà di accesso alla Rete e nella scarsità di banda larga. Un fattore, oggi, a dir poco fondamentale per lo sviluppo di un territorio.

MISSISSIPPI OGGI

L’arretratezza sociale, economica e culturale del Mississippi è un aspetto che emerge nettamente, in molte occasioni, dagli stessi romanzi di John Grisham. Lo scrittore ha frequentato qui liceo e università, ha esercitato l’avvocatura ed è stato persino parlamentare: insomma, il Mississippi è casa sua.

Eubanks – anch’egli un Mississippian – riporta che oggi lo stato con capitale Jackson è in fondo a tutte le classifiche di prosperità e benessere rispetto agli altri stati dell’Unione e oltre un milione di persone (cioè più di un terzo della popolazione totale) è tagliato fuori dalla banda larga. Gran parte della popolazione, afroamericana al 38% (la più alta percentuale degli Usa), è troppo povera per permettersi un abbonamento da rete fissa o un piano dati per il proprio smartphone, sempre che ne abbia uno.

Decenni di segregazione razziale e di isolamento voluto e strenuamente difeso dalle élite bianche hanno reso il Mississippi un luogo da cui si cerca di scappare, mentre chi resta si trova tuttora a fare i conti con persistenti diseguaglianze, tra bianchi e neri, tra abitanti di città e di campagna. Internet potrebbe essere una delle chiavi per livellarle.

EVANGELIZZATORI DI INTERNET

Ad accompagnare l’inviato di Wired è Roberto Gallardo, 36enne di origine messicana che lavora per l’Extension Service. È un ente che risale al tempo in cui gli Stati Uniti erano ancora una nazione prevalentemente rurale e che aveva come scopo la diffusione del know-how più avanzato in fatto di agricoltura a tutte le case e le fattorie dell’entroterra. In pratica, agenti statali “evangelizzatori” battevano le campagne per istruire i contadini sui metodi più moderni per incrementare la produttività della loro terra.

Oggi gli Extension Service fanno ancora questo, ma non solo: il lavoro di Gallardo e dei suoi colleghi è spargere il verbo di Internet nell’arretrato contado del Mississippi, nelle piccole biblioteche delle cittadine, negli uffici pubblici, nelle sonnolenti assemblee del Rotary. L’alfabetizzazione digitale, la banda larga e l’accesso alla Rete come diritto garantito sono fattori decisivi per entrare a pieno titolo nelle dinamiche sociali ed economiche di oggi.

Se non hai accesso alla tecnologia o se non sai come usarla, è ormai simile al non saper leggere o scrivere. La banda larga è essenziale per le infrastrutture di questo paese così come lo fu l’elettricità 110 anni fa o il sistema autostradale 50 anni fa“, spiega Gallardo, come se fosse uno di quei predicatori itineranti cari a questa nazione, mentre sbalordisce il suo uditorio con parole come cloud computing, internet delle cose, rivoluzione mobile e invita tutti ad aprire un sito e a sbarcare sui social media.

LA SOCIETA’ CHIUSA

La società chiusa”, così gli attivisti per i diritti civili definirono il Mississippi negli anni ’60. In quel periodo W. Ralph Eubanks era un bambino che suo padre, funzionario dell’Extension Service, si portava appresso in giro per lo stato. Erano ancora in vigore le leggi segregazioniste e allora la sua qualifica ufficiale era “Negro county agent”: Eubanks padre, uomo in gamba ma sempre visto come uno straniero seppur proveniente dalla vicina Alabama, agiva convinto che insegnare ai contadini neri del sud, ex mezzadri e ora piccoli proprietari, come ottenere profitto dalla loro stessa terra era la strada migliore per portarli fuori dalla povertà. Il terreno di quella zona fluviale era fertile e spesso bastava un piccolo appezzamento coltivato per assicurarsi una vita dignitosa. Tutto questo mentre le élite bianche ricorrevano a ogni mezzo, compreso l’oscuramento di trasmissioni televisive, per difendere i propri privilegi. Oggi suo figlio vuole verificare se il digital divide di oggi affonda le sue radici in quel lungo isolamento.

Il Mississippi è povero, su questo non ci piove. La fine della segregazione razziale ha determinato un allontanamento di élite e capitali bianchi, e il governo statale tuttora non fa molto per integrare pienamente i neri nell’economia. Nel suo viaggio, Eubanks incontra cittadine povere e degradate come Clarksville, Tchula o Ruleville, in cui avere una connessione veloce non è una priorità per gli abitanti, ma anche centri dinamici come Quitman che nonostante i mille problemi ha fatto fronte comune non appena si è presentata l’opportunità di avere la banda larga per tutti, nonostante qualche resistenza e pregiudizio sempre presenti soprattutto da parte dei cittadini più anziani e diffidenti. E i miglioramenti si sono visti, ma si tratta di casi isolati. Spesso le città non hanno risorse da investire nell’incremento dell’infrastruttura digitale, perché tra criminalità, incarcerazione di massa e povertà hanno ben altro per la testa.

In fin dei conti, disporre di accesso a Internet continua a essere considerato in Mississippi come un lusso per pochi e non un diritto civile per tutti. Con tutte le conseguenze che, nel 2015, si possono ben immaginare.

Clanton, Mississippi

Standard

jg_mississippi_clanton

Non vi scervellate a cercare Clanton, Ford County, Mississippi su Google Maps o, se siete all’antica, su mappe stradali o atlanti, neppure sui più dettagliati. La cittadina di provincia in cui John Grisham ha ambientato vari e importanti romanzi – Il momento di uccidere, La convocazione, L’ultimo giurato, Ritorno a Ford County, L’ombra del sicomoro – in realtà non esiste. Al massimo c’è una Clanton nel vicino Alabama, ma non è la stessa cosa.

Le vostre ricerche, così, si fermeranno al Mississippi. Perché quello – uno degli stati più poveri degli Usa, nel cosiddetto Profondo Sud – esiste eccome. E Grisham lo conosce bene, dal momento che ci è cresciuto e andato a scuola, vi ha lavorato ai tempi in cui faceva l’avvocato e lì possiede tuttora una residenza di campagna, a Oxford.

Clanton, invece, così come la contea in cui sorge, è una località immaginaria, in cui il re del legal thriller cerca di riprodurre le caratteristiche, nel bene e nel male, del “suo” Mississippi. Clanton è inventata, così come la Messina de L’allenatore, la Bowmore di Ultima sentenza o la Strattenburg della saga di Theodore Boone, mentre in altri casi John Grisham ha optato per città veramente esistenti. Anche la contea di Ford è immaginaria, e qui è stato facile: le contee americane (equivalenti pressappoco alle nostre province) portano spesso il cognome di presidenti degli Usa.

WELCOME TO CLANTON

In base alle informazioni deducibili dai romanzi di Grisham, Clanton è una cittadina di circa diecimila abitanti situata nella parte nordoccidentale dello stato, in una zona rurale non lontana da Memphis, che, seppure ubicata nel Tennessee, è la grande città più vicina, il punto di riferimento per tutto ciò di cui si ha bisogno e che nelle campagne non si trova. Il clima è tipicamente caldo umido.

Clanton rispecchia i caratteristici problemi del Sud degli Usa: in primis la difficile convivenza tra bianchi e neri e le gravi questioni razziali – più acute negli anni ’60 e ’70 e poi, con l’integrazione, affievolitesi ma mai scomparse – e quindi la povertà e l’ignoranza dell’abitante medio, le abitudini retrograde della popolazione, l’isolamento culturale, la violenza, la pena di morte, la frustrazione dei piccoli avvocati e l’indifferenza della borghesia locale. Anche se, come ha rivelato lo stesso Grisham in un’intervista a La Repubblica nel 2010, “ci sono persone meravigliose, e generose. Vivo in Virginia, in una piccola città, e mi sarebbe difficile vivere in qualsiasi altro posto. Il Sud rappresenta la mia cultura, le mie origini. E i problemi che ci sono… beh, sono comuni a molti altri luoghi“.

PROVINCIA PROFONDA

Clanton è una tipica città di provincia americana, con l'”aggravante” di trovarsi nel povero Mississippi. L’arteria principale è la Main Street, ricorrente in quasi tutte le cittadine d’America, sulla quale si affacciano i principali negozi, caffè e attività. Edificio dominante è il tribunale, che si affaccia sulla piazza centrale, circondato da edifici in gran parte occupati da studi legali.

Gli svaghi sono davvero pochi, a Clanton. Qualche locale e nulla più, e clientela non sempre raccomandabile. Allora, nei venerdì sera d’autunno, tutti ad affollare le gradinate dello stadio per tifare a squarciagola per la locale squadra di football liceale: i Cougars della Clanton High School, stando al racconto riportato ne L’ultimo giurato. I personaggi locali costituiscono una fauna ben riconoscibile: da onesti lavoratori a delinquenti senz’arte né parte, da contadini del circondario ad avvocati di piccolo cabotaggio, da normali famiglie a fidati tutori dell’ordine (immancabile lo sceriffo), dalle varie personalità di giudice fino a pastori e fedeli di svariate confessioni religiose.

Alcuni hanno visto nel nome Clanton un richiamo al famigerato Ku Klux Klan (“Klan Town”), che fu molto attivo in quel territorio, ma lo stesso Grisham ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. In realtà, un aggancio tra il nome Clanton e la biografia di John Grisham c’è: Don Clanton era il suo allenatore di football ai tempi del liceo alla Southaven High School.

Charlottesville, Virginia

Standard

Charlottesville, Virginia

Charlottesville, Virginia, per John Grisham è qualcosa di più dell’ambientazione del suo romanzo “La convocazione“, uscito nel 2002. La cittadina statunitense è parte della sua vita.

Nel libro, a Charlottesville abita, in una casa del centro, il protagonista Ray Atlee, insegnante di legge alla prestigiosa University of Virginia, che trova, insieme al cadavere del padre, un noto giudice del sud, una misteriosa e scottante “eredità” di tre milioni di dollari in contanti di cui non si riesce a capire la provenienza.

Nella realtà, Charlottesville è una delle zone di residenza di John Grisham – l’altra è Oxford, nel “suo” Mississippi – e proprio qui, nei suoi terreni nella Albemarle County, ha realizzato un complesso di campi da baseball di cui abbiamo parlato nel precedente post.

NOME DA REGINA

Fondata nel 1762, Charlottesville deve il suo nome a Carlotta di Meclemburgo-Strelitz regina consorte di Giorgio III di Gran Bretagna ed è oggi una città di poco meno di 45 mila abitanti che il suo sito ufficiale – piuttosto retrogrado, come ho notato spesso nei siti dei piccoli centri americani – definisce ampollosamente “un grande posto per vivere per tutti i nostri cittadini“. Se si considera il circondario, la popolazione tocca quota 120 mila. Dista 110 km da Richmond e 185 da Washington, la zona è umida e piovosa e caratterizzata dallo scenario delle Blue Ridge Mountains e della Shenandoah Valley.

HOME OF THE CAVALIERS AND… PRESIDENTS

A Charlottesville vissero due presidenti americani, Thomas Jefferson – la cui residenza, Monticello, è patrimonio dell’umanità Unesco – e James Monroe, quello della celebre Dottrina Monroe. L’evoluzione di Charlottesville è un concentrato di vicende di storia americana: la Rivoluzione, la Guerra Civile (si arrese presto, fu teatro di una sola battaglia), i problemi razziali, l’integrazione.

La città, ricca di edifici storici, ospita la University of Virginia, “home of the Cavaliers” e uno dei migliori atenei della nazione. Anche la sua sede è patrimonio riconosciuto dall’Unesco. Qualcuno potrà gioire per la presenza di quattro birrifici, ma Charlottesville non è un paradiso: il suo tasso di criminalità, da anni, è superiore alla media.

La Memphis di John Grisham

Standard

jg_memphis

La città di Memphis, Tennessee, ricorre spesso come ambientazione nei romanzi di John Grisham. Soprattutto quelli dei primi anni: basti pensare a “L’uomo della pioggia“, “Il cliente” e soprattutto “Il socio“. D’altronde lo stesso Grisham è cresciuto a Southaven, che pur trovandosi nel Mississippi rientra in realtà nell’area metropolitana di Memphis, la quale inoltre sconfina in un ulteriore stato, l’Arkansas.

LA GRANDE CITTA’ DEL SUD

Memphis, insieme ad Nashville, Atlanta, New Orleans, è una delle grandi città del sud degli Stati Uniti. Sorge sul fiume Mississippi ed ebbe fortuna come principale centro per la lavorazione e il commercio del cotone. Memphis è stata la culla di generi musicali tipicamente americani quali blues, gospel e rock’n’roll e in zona c’è Graceland, la maestosa tenuta dove è sepolto Elvis Presley.

In particolare, il film “Il socio” con Tom Cruise, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di John Grisham, ci mette in evidenza alcune caratteristici edifici di Memphis: la monorotaia per Mud Island, il ponte Hernando de Soto (che collega la città con l’Arkansas), il Cotton Exchange Building, il Peabody Hotel, la Pyramid Arena, Beale Street.

MEMPHIS NE “L’UOMO DELLA PIOGGIA”

John Grisham descrive più volte Memphis come città piena di avvocati, di ogni tipo. Così ne “L’uomo della pioggia“:

L’aria pura mi schiarisce le idee mentre procedo lungo il Mid-America Mall, una zona pedonale con un tram per portare avanti e indietro gli ubriachi. Un tempo si chiamava Main Street ed è ancora frequentata da un numero enorme di avvocati. I tribunali sono a pochi isolati. Passo davanti ai palazzoni del centro e mi domando cosa succede lassù, negli innumerevoli studi legali: associati che corrono qua e là e lavorano diciotto ore al giorno perché c’è un collega che ne lavora venti: soci giovani in riunione per discutere la strategia dello studio; soci anziani arroccati nei lussuosi uffici d’angolo mentre gli avvocati più giovani attendono con ansia le loro istruzioni (…)

Compro un gelato a un distributore automatico e siedo su una panchina in Court Square. I piccioni mi osservano. Sopra di me torreggia il First Federal Building, la costruzione più alta di Memphis, sede di Tinley Britt. Sarei capace di uccidere qualcuno pur di lavorare lì. Per me e i miei amici è facile disprezzare quelli di Tinley Britt. Ma li disprezziamo perché non siamo degni di lavorare con loro. Li odiamo perché non ci guarderebbero neppure, non si prenderebbero nemmeno il disturbo di ammetterci a un colloquio. Immagino che ci sia un Tinley Britt in ogni città e in ogni attività (…)

Proseguo per qualche isolato fino allo Sterick Building, il primo palazzone costruito a Memphis, adesso sede di centinaia di avvocati. Parlo con qualche segretaria e lascio il curriculum. Mi sorprende notare quanto sono numerosi gli studi che assumono segretarie scostanti se non addirittura scortesi. Spesso, ancora prima che io dica che cerco lavoro mi trattano come un pezzente (…)

Pantanal, Brasile

Standard

JG_Pantanal

Tra gli stadi che ospitano i mondiali di calcio Brasile 2014 c’è l’Arena Pantanal di Cuiabà, nuovo impianto da quasi 43 mila posti. Il Pantanal è una zona del Brasile in cui John Grisham ha ambientato, nel 1999, il romanzo “Il testamento“. La storia di un avvocato che insegue, nella natura selvaggia, l’ereditiera di un eccentrico riccone suicidatosi per notificarle che lei, figlia illegittima dell’uomo, è stata indicata nel testamento come unica beneficiaria. Il viaggio si tramuterà per Nate, l’avvocato, in una pericolosa avventura in cui ritroverà se stesso.

L’AVVENTURA DI GRISHAM

Così, nelle note dell’autore al termine del romanzo, John Grisham descrive il Pantanal: “La regione brasiliana del Pantanal, negli Stati di Mato Grosso e Mato Grosso do Sul, è una zona di grande bellezza naturale e un luogo affascinante da visitare. Spero di non averne dato l’immagine di una sterminata palude disseminata di pericoli. Non lo è. E’ una gemma ecologica che attira molti turisti i quali per lo più sopravvivono. Io ci sono stato due volte e mi auguro di poterci tornare ancora“.

Grisham parla quindi della sua avventura brasiliana: “Ad accompagnarmi nel cuore del Pantanal è stato Carl King, mio amico e missionario battista a Campo Grande. Non so quanto accurate fossero le sue informazioni, ma abbiamo comunque vissuto quattro giorni fantastici a contare caimani, fotografare fauna selvatica, cercare anaconda, mangiare riso e fagioli neri, raccontarci storie, a bordo di una barca che, non si sa come, diventava sempre più piccola. Grazie di cuore a Carl per l’avventura”.

UN PARADISO ECOLOGICO E… PLUVIALE

Il Pantanal, che sconfina anche in Bolivia e in Paraguay, è un’immensa pianura alluvionale che si estende per circa 150 mila chilometri quadrati (metà dell’Italia, per fare un paragone). E’ patrimonio dell’umanità e riserva della biosfera mondiale riconosciuta dall’Unesco.

Per nove mesi all’anno, durante la stagione delle piogge, l’80 per cento della sua superficie viene sommerso dalle acque. Straordinario il numero di specie di flora e fauna che vivono nel Pantanal: giaguari, formichieri giganti, caimani, anaconda, centinaia di specie di uccelli e il piranha rosso. Un vero e proprio paradiso ecologico. Cuiabà, Corumbà e Campo Grande sono le città più vicine.