Grisham: North Carolina, condannati a morte senza equo processo

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In North Carolina, gran parte dei condannati nel braccio della morte non sarebbero stati giudicati con un processo equo. Lo sostiene John Grisham, lo scrittore di fama mondiale con un passato da avvocato, in un intervento dell’11 ottobre 2018 sul The News & Observer.

John Grisham è da sempre estremamente sensibile sui temi sociali che hanno a che fare con la legge, in particolare sulla delicata questione della pena di morte, degli errori giudiziari e dell’equità dei processi. L’autore fa parte del direttivo dell’associazione The Innocence Project di New York e le sue posizioni sono di grande attualità, in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di cui Grisham non è certo un fan, ha rilanciato sul rafforzamento della pena di morte, soprattutto in seguito alla sparatoria nella sinagoga di Pittsburgh sfruttando il clima da campagna elettorale per le elezioni di midterm.

NEL BRACCIO DELLA MORTE

Oggi ci sono 141 persone nel braccio della morte in North Carolina – scrive Grisham, che nello stato ha una delle sue residenze – In paragone, in Virginia, uno stato con simili politica, demografia e tasso di criminalità, ce ne sono appena tre.  E’ sia inappropriato rispetto agli altri stati sia insolito per il North Carolina avere un braccio della morte così sproporzionato, specialmente affollato da persone che in maggior parte hanno avuto processi e sentenze ormai obsolete ed esageratamente ingiuste”.

Grisham abbozza quindi un elenco di condannati a morte in North Carolina, ora detenuti in attesa di essere giustiziati, che sono stati processati negli anni ’90 prima che lo stato facesse passare una serie di riforme per rendere le pene capitali più giuste. Riforme che, però, non sono retroattive e non si applicano a coloro che erano già stati condannati con processi, a detta di Grisham, non giusti: avvocati difensori scarsamente preparati e dalla dubbia condotta morale, condanne a morte a persone con disabilità intellettive, addirittura prove nascoste dalla pubblica accusa.

Oggi, quasi nessuno di loro – e si tratta del 75% dei condannati nel braccio della morte nelle carceri statali – otterrebbe la pena capitale e per alcuni cadrebbero persino le accuse. Ma cosa succedeva prima? Fino a 25-30 anni fa, la pena di morte godeva di un ampio sostegno popolare e le esecuzioni erano una pratica comune. Le giurie mandavano dozzine di condannati nel braccio della morte, in gran parte neri e poveri. Oggi la situazione, Trump permettendo, è diversa: in North Carolina non si effettuano esecuzioni da 12 anni (in Virginia da 4) e c’è stata solo una sentenza di pena capitale negli ultimi 4 anni (in Virginia l’ultima è stata 7 anni fa).

NORTH CAROLINA, TEMPO DI CAMBIARE

La pubblica opinione sta cambiando sensibilmente – continua Grisham – L’analisi del DNA ha portato a centinaia di esoneri e tali esiti hanno reso i giurati sempre più scettici nei confronti delle tattiche usate dalla polizia e dalla pubblica accusa. Tutto ciò ha portato alle riforme che il North Carolina e altri stati hanno adottato. Gli avvocati difensori sono oggi meglio preparati e pagati, i giurati sono messi nelle condizioni di conoscere il vissuto dell’imputato su cui sono chiamati a emettere un verdetto“.

Le conclusioni di John Grisham sono molto ottimistiche: “La pena di morte sta morendo, non a causa del coraggio dei legislatori o dei giudici, ma grazie alla comprensione mostrata dalle giurie, che sono ora molto più informate e consapevoli, e di conseguenza i processi più equi. Con gli standard attuali e con le leggi vigenti, tutti questi condannati non sarebbero nel braccio della morte: è tempo per il North Carolina di fermare la battaglia a favore delle esecuzioni, che non rappresentano il futuro ma un ingiusto passato“.

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