John Grisham su scuole di legge, Trump e Corea del Nord

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Ecco la trascrizione completa dell’intervista rilasciata da John Grishamospite il 9 marzo 2018 a Milano per la fiera internazionale dell’editoria Tempo di Libri – alla giornalista Carlotta Macerollo di Rai News 24. 

L’autore americano, famoso in tutto il mondo come il re del legal thriller, ha parlato del suo ultimo romanzo La grande truffa, ha espresso la sua opinione sul presidente Donald Trump e ha risposto alla domande se ambienterebbe mai un suo libro in Corea del Nord.

JOHN GRISHAM SU LA GRANDE TRUFFA

Questi tre studenti mi hanno affascinato come personaggi, perché servono per descrivere una realtà, negli Stati Uniti, di cui io non ero a conoscenza. La realtà delle università private e in particolare delle facoltà di legge che vengono finanziate da grandi investitori che non fanno altro che guadagnare danaro. E’ davvero una grande truffa, perché la qualità di queste facoltà è davvero infima e spesso in queste scuole richiedono delle cifre assolutamente astronomiche che vanno tutte nelle tasche di tali investitori privati“.

JOHN GRISHAM SU DONALD TRUMP

Che dire del presidente Trump… Non l’ho votato, lo detesto, da trent’anni a questa parte non mi piace, non mi piace quello che fa, è stato coinvolto in moltissimi casi di frode, non dovrebbe essere alla Casa Bianca. Credo che sia il peggior presidente che abbiamo mai avuto fino a questo momento, anche perché stanno via via emergendo tutte le cose negative, tutto il cosiddetto dirty business nell’ambito del quale è stato implicato e devo dire che secondo me neanche lui si aspettasse di essere eletto, che non fosse convinto nemmeno lui di riuscire a vincere. Sarà molto fortunato, a mio avviso, se riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato“.

JOHN GRISHAM SULLA COREA DEL NORD

Non ho mai pensato di ambientare un libro in Corea del Nord, perché non voglio e non posso andare là a fare il lavoro di preparazione. Vede, quando scelgo l’argomento di un libro, è molto importante il luogo in cui lo ambiento. Nel caso de La grande truffa ho deciso di ambientarlo a Washington, perché è una città vicino alla quale vivo e che conosco molto bene. Se dovessi ambientare un libro all’estero, certamente non lo farei in Corea del Nord, ma in Italia, a Londra, in Francia, dove si vive bene, ci si diverte, e si trovano buon vino e cibo meraviglioso“.

CLICCA QUI PER IL VIDEO DELL’INTERVISTA

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