“The Rooster Bar”, recensione positiva del Washington Post

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Positiva recensione del Washington Post, a firma dell’avvocato e blogger Carrie Dunsmore, su The Rooster Bar, il nuovo legal thriller di John Grisham in uscita il 24 ottobre 2017 negli Stati Uniti e in seguito pronto ad arrivare anche in Italia.

In particolare, la Dunsmore, nell’articolo intitolato Cosa ha indovinato John Grisham su legge e avvocati nel suo ultimo romanzo, pone l’accento su un problema reale che l’autore mette al centro della storia: la pratica truffaldina di alcune scuole di legge di mediocre qualità, che esistono soltanto per far soldi accettando quante più iscrizioni possibili, ma senza dare ai laureati vere possibilità di trovare un lavoro remunerativo con cui potersi ripagare i debiti studenteschi contratti per frequentare la scuola stessa. A ispirare John Grisham è stato un articolo comparso su The Atlantic, intitolato appunto La truffa delle scuole di legge.

QUESTIONE DI SOLDI

Due premesse sono d’obbligo per meglio spiegare alcuni aspetti che sono propri del sistema americano. Negli USA la law school è una specializzazione universitaria di durata triennale, che si frequenta dopo i normali quattro anni di college, al termine della quale è possibile dare l’esame (bar exam) per diventare avvocato. Inoltre va detto che negli Stati Uniti frequentare l’università è economicamente molto più proibitivo che in Italia, perché può costare svariate decine di migliaia di dollari e quindi è pratica molto diffusa per gli studenti ricorrere a prestiti e finanziamenti per poter iscriversi.

E così i protagonisti di The Rooster Bar – Mark, Todd e Zola – sono proprio tre studenti che, per il sogno di diventare avvocati, si sono lasciati abbindolare dalle promesse e dal materiale pubblicitario di una scuola di legge di dubbia qualità – la fittizia Foggy Bottom Law School, localizzabile nell’omonimo quartiere di Washington D.C. – per poi ritrovarsi, a pochi mesi dalla laurea, nei debiti fino al collo e con la prospettiva di non trovare un lavoro per poterli ripianare. E così escogitano una via d’uscita che, secondo Carrie Dunsmore, è molto improbabile nella realtà, “ma terribilmente plausibile: lasciare la scuola, andare al tribunale municipale e iniziare a fingersi veri avvocati sotto falso nome, ingannando i clienti per iniziare a fare soldi nel modo più rapido possibile“.

UN ROMANZO REALE

L’autrice del pezzo comparso sul Washington Post sottolinea una caratteristica positiva e importante del romanzo: la sua verosimiglianza. “Quando sono diventata avvocato – racconta – una delle cose che non mi sarei mai aspettata è scoprire quando sarebbe stata dannosa la fiction giudiziaria, da Ally McBeal a Law & Order. Tanto di ciò che vedo e leggo è talmente lontano dalla realtà, che ogni volta per me è difficile trattenermi dal dire forte ‘no, non funziona così’. Non ci sono avvocati novellini che discutono in tribunale casi importanti, nessuno compare in aula all’improvviso con una prova last-minute che fa vincere il caso. E, iniziando a leggere il libro di Grisham, dopo i primi passi ho immaginato che anche lui dopo trenta romanzi si sarebbe abbassato ai cliché. Invece, mea culpa: ammetto di essermi sbagliata”.

Questo è un libro di argomento legale – continua la Dunsmore – che gli avvocati possono leggere ed è anche molto carino per i non avvocati. Non solo non contiene nessuna delle grosse gaffe in cui cadono spesso gli autori di storie giudiziarie, ma riesce anche a mettere in evidenza in maniera intelligente un problema meritevole di attenzione, cioè la disdicevole pratica delle scuole di legge a scopo di lucro for-profit”.

Un romanzo ad alto ritmo, in cui John Grisham è bravo a utilizzare la sua popolarità per puntare i riflettori su un problema reale relativo all’accesso alla professione legale. Ne emerge che gli impieghi con stipendi a sei cifre che giovani appena laureati ottengono in prestigiosi studi legali – un motivo ricorrente in tantissimi romanzi dell’autore – in realtà sono situazioni assolutamente elitarie, riservate a quei pochi che escono con i voti migliori da pochissime e prestigiose law school. Nei “bassifondi”, invece, operano scuole dall’etica discutibile, mosse solo dallo scopo di fare soldi.

Per immergersi in questo mondo, per certi versi inedito nella carriera letteraria di John Grisham, non resta che aspettare pochi giorni per leggere The Rooster Bar in inglese o qualche settimana per l’edizione italiana di Mondadori.

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