La giuria negli Stati Uniti

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La giuria” di John Grisham, romanzo uscito nel 1996 e adattato in film nel 2003, mette in evidenza un istituto fondamentale e decisivo nel sistema giudiziario degli Stati Uniti: la giuria popolare, appunto. Un elemento ricorrente anche in altri legal thriller di Grisham e che, considerate le differenze con l’Italia, è opportuno spiegare per facilitarne la comprensione.

La giuria” è costruito intorno alla causa di una vedova contro le potenti multinazionali del tabacco, ritenute responsabili della morte per cancro del marito. In quanto negli USA a determinare l’esito di un processo è la giuria, il libro, oltre a descrivere il meccanismo di composizione e il ruolo della stessa, è incentrato su una serie di tentativi, ad opera di soggetti interni ed esterni al processo, di controllare i giurati e pilotare il verdetto da una parte o dall’altra (nel film, l’industria del tabacco è sostituita da quella delle armi da fuoco, ma poco cambia).

LA FUNZIONE DELLA GIURIA

Al termine di un processo penale o civile americano, la giuria, dopo essersi riunita per l’ultima volta in camera di consiglio, emette il verdetto finale. Sua esclusiva competenza, infatti, è l’accertamento della fondatezza dell’accusa. Al verdetto segue la sentenza da parte del giudice, che stabilisce la pena o l’assoluzione in caso di processo penale oppure le conseguenze giuridiche in caso di processo civile. Il giudice è anche colui che conduce l’intero dibattimento.

Aprendo una parentesi, va sottolineato che l’ordinamento giuridico degli Stati Uniti è di common-law, cioè basato principalmente sui precedenti giurisprudenziali (a differenza dell’ordinamento di civil-law derivante dal diritto romano e fondato su codici di derivazione legislativa). In base a questo, il processo deve arrivare a una decisione, qualunque essa sia, purché ottenuta nell’osservanza delle regole e dei diritti della persona. Inoltre, da un processo può uscire un verdetto di colpevolezza o di responsabilità anche in mancanza di prove definitive, purché la colpevolezza o la responsabilità dell’imputato sia dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Quindi anche un’accusa basata su sole prove indiziarie (le cosiddette prove circostanziali) può portare a una condanna.

LA SELEZIONE DELLA GIURIA

La selezione della giuria è il momento con cui si apre il processo e deve avvenire pubblicamente. Il tribunale convoca in aula i potenziali giurati, selezionati dagli elenchi elettorali (negli USA per votare alle elezioni è necessario registrarsi come elettori), che vengono chiamati uno a uno dal giudice. Gli avvocati dell’accusa e della difesa rivolgono loro delle domande e hanno la facoltà di accettarli o ricusarli, entro certi limiti.

I potenziali giurati vengono interrogati per sondare le loro opinioni e orientamenti personali su tutta una serie di questioni (si va dai passatempi preferiti ad argomenti sensibili come politica, religione, razza, sesso…), verificando se abbiano o meno pregiudizi o predisposizioni particolari che possano inficiare la formulazione di un verdetto equo. Esiste tutta una serie di casi in cui il potenziale giurato viene immediatamente esonerato dalla possibilità di far parte della giuria. La scelta dei membri della giuria da parte del tribunale, quindi, deve avvenire attraverso un percorso equilibrato, sotto la consulenza e la supervisione degli avvocati dell’accusa e della difesa. Tale equilibrio è ritenuto garanzia di un giusto processo.

Una volta scelti i giurati, di solito 12 con alcuni di riserva, la giuria è formalmente composta e dovrà restare in isolamento per tutta la durata del processo, senza avere contatti con nessuno e senza parlare del caso al di fuori della stanza del tribunale ad essa riservata. In caso di processi estremamente delicati, il giudice può deliberare l’isolamento totale dei giurati, che in tal caso vengono sistemati in un luogo sicuro e segreto fino alla sentenza.

IL CONTROLLO

Non tutto, però, avviene completamente alla luce del sole. Come messo in evidenza da “La giuria” di John Grisham e dal film che ne è stato tratto, data la posta in palio, gli staff legali delle due parti contendenti arrivano al momento della selezione della giuria con molte più informazioni di quelle che dovrebbero sapere.

Gli studi legali impegnati in questo tipo di processi, infatti, si avvalgono di società specializzate in composizione delle giurie, investendo su di loro consistenti somme. Un “business” diffusosi dagli anni ’70. Si tratta di esperti che, una volta emessa dal tribunale la lista dei potenziali giurati di un dibattimento, indagano a fondo e raccolgono informazioni di ogni tipo su di loro, ricorrendo persino a metodi poco ortodossi e non del tutto consentiti come intercettazioni telefoniche e telematiche o videosorveglianza, oltre ad appostamenti, travestimenti, pedinamenti, vere e proprie azioni di intelligence.

Gli staff di queste società si avvalgono di professionisti specializzati in svariate discipline, dalla psicologia alla grafologia, che analizzano minuziosamente qualsiasi tendenza, opinione o comportamento del potenziale giurato. Se ha pregiudizi verso un’etnia, un orientamento sessuale o l’altro genere, se è ritenuto di idee conservatrici o progressiste, se è un abitudinario o conduce una vita disordinata… Insomma tutti quei dati che possono essere d’aiuto per valutare se la presenza di quella persona in una giuria di un determinato processo possa risultare vantaggiosa per l’uno o per l’altro contendente.

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