John Grisham al Mississippi Book Festival

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John Grisham, il re del legal thriller, è stato l’ospite d’onore alla prima edizione del Mississippi Book Festival, svoltosi il 22 agosto 2015 a Jackson, la capitale del Mississippi, presso l’edificio del parlamento. Hanno partecipato oltre 160 autori nativi del Mississippi o ad esso legati, di cui Grisham è forse il più illustre. In quello che è considerato uno degli Stati più arretrati degli Usa, sia dal punto di vista economico sia culturale, si è parlato di una serie di argomenti, non solo letteratura ma anche di autori locali, sport, cucina e soprattutto la storia dei diritti civili nel profondo Sud statunitense.

Grisham ha preso parte all’inaugurazione e poi ha condotto l’incontro pomeridiano sul tema “Cosa significa leggere per la nostra cultura: l’influenza di lettura, scrittura e giornalismo in Mississippi“, a cui hanno preso parte il giornalista Jerry Mitchell e William Ferris della University of North Carolina.

IL LIBRO SU MEREDITH

Tra i numerosi interventi, come riporta l’Associated Press, spicca quello il professor Aram Goudsouzian, che presiede il dipartimento di storia alla University of Memphis, ha presentato il suo libro “Down to the Crossroads: civil rights, black power and the Meredith march against fear“. Nel volume si racconta della marcia per la libertà da Memphis a Jackson promossa nel 1966 da James Meredith, che nel 1962 fu il primo iscritto di colore alla University of Mississippi – nota agli affezionati come Ole Miss – e la novità fu accolta con violente contestazioni. Meredith sopravvisse a una sparatoria nel marzo del 1966 e centinaia di attivisti per i diritti civili completarono le 220 miglia di cammino in suo nome. Inoltre, circa 15 mila persone si radunarono al termine della marcia proprio sotto il parlamento del Mississippi, dove Meredith parlò alla folla, e almeno 4 mila afroamericani si registrarono per la prima volta come elettori.

I DIRITTI CIVILI IN GRISHAM

John Grisham, pur essendo nato a Jonesboro in Arkansas, è cresciuto e in parte vive in Mississippi, in una tenuta presso Oxford. In alcuni dei suoi romanzi di maggior successo, tra cui il suo esordio letterario Il momento di uccidere, L’appello e L’ombra del sicomoro, il tema dei diritti civili è preponderante, senza contare i numerosi accenni negli altri suoi libri. Nato nel 1955, Grisham ha di fatto vissuto in prima persona e in gioventù il particolare clima di quegli anni negli stati del Sud.

In occasione del Mississippi Book Festival, John Grisham si è soffermato anche su altri aneddoti. “Quando ero un giovane deputato di opposizione alla Camera dei Rappresentanti del Mississippi – racconta alla AP – mi capitava di ascoltare e prendere nota delle lunghe storie che i politici si raccontavano mentre bevevano caffè, o qualcosa di più forte. C’è infatti una lunga tradizione di storytelling in Mississippi che va di pari passo con la nostra tradizione letteraria“.

Infatti, il Mississippi, oltre a John Grisham, ha dato i natali ad altri importanti scrittori: William Faulkner, Tennessee Williams, Thomas Harris, Kathryn Stockett.

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Grisham dice no alla bandiera sudista

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John Grisham favorevole alla rimozione della bandiera confederata, comunemente nota come bandiera sudista, attualmente presente sul vessillo ufficiale del Mississippi. Lo ha dichiarato lo stesso scrittore in un’intervista a Time, in cui si dice convinto che il cambiamento avverrà molto presto e che un simbolo della schiavitù e dell’odio razziale non sarà più presente sulla bandiera dello Stato in cui Grisham è cresciuto (è nato in Arkansas). Tutto questo nonostante il Mississippi non si sia mai distinto sul piano del progresso e dei cambiamenti di mentalità.

Il re del legal thriller è tra i firmatari di una petizione lanciata sul locale Mississippi Clarion-Ledger. Insieme a lui ci sono anche altri personaggi celebri originari del Mississippi: l’attore Morgan Freeman, il cantautore Jimmy Buffett, l’ex quarterback Nfl Archie Manning, il coach di football della University of Mississippi Hugh Freeze, la scrittrice Kathryn Stockett (autrice del libro The Help sulle tematiche dei diritti civili, da cui è stato tratto l’omonimo film), più i due senatori federali e una serie di giornalisti, politici, editori legati al Mississippi. Si sono detti favorevoli persino alcuni candidati alle primarie del Partito Repubblicano in vista delle elezioni presidenziali Usa 2016.

Non è pulito né onorevole – si legge nell’appello – chiedere a cittadini neri del Mississippi di frequentare scuole, gareggiare in competizioni sportive, lavorare nel settore pubblico, prestare servizio nella Guardia Nazionale e condurre le loro vite normali sotto una bandiera statale che glorifica una guerra combattuta per tenere in schiavitù i loro antenati“. I firmatari richiamano inoltre la storia della bandiera, facendo notare che lo stesso generale confederato Robert E. Lee aveva chiesto che venisse rimossa già alla fine della guerra civile, avvenuta nel lontanissimo 1865.

UNA BANDIERA NON PIU’ AMATA

jg_bandiera_confederata_sudistaLa bandiera confederata rappresenta i 13 stati – Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Carolina, South Carolina, Tennessee, Texas, Virginia – che nel 1861 operarono una secessione dal resto degli Stati Uniti, dando il via alla guerra civile americana, nota anche come guerra di secessione e conclusasi quattro anni dopo con la vittoria dei nordisti e la riunificazione degli Usa.

Il vessillo è composto da una croce di Sant’Andrea blu su campo rosso, percorsa da tredici stelle, uno per ogni Stato. Nelle singole bandiere degli stati confederati, colori e motivi della bandiera sudista sono richiamati in almeno sei di essi ed è esplicitamente presente in quella del Mississippi. Essa, inoltre, viene persino issata in contesti ufficiali, nonostante richiami un mondo dominato fino a pochi decenni fa dalla schiavitù e dalla segregazione razziale.

Da diverso tempo, negli Stati del sud si sta facendo fortemente strada l’idea di eliminare qualsiasi riferimento alla bandiera confederata. I grandi supermercati Wal-Mart hanno cessato la vendita di qualsiasi prodotto abbia a che fare con quella bandiera. Una questione rafforzata in seguito alla strage di matrice razziale avvenuta nel giugno 2015 a Charleston, in South Carolina, in cui il ventunenne Dylann Roof sparò in una chiesa uccidendo nove fedeli afroamericani.

Persino la Ncaa – la potente organizzazione che amministra lo sport universitario negli Usa – ha soltanto quest’anno posto fine a un divieto al South Carolina di ospitare alcune competizioni sportive, che durava da quasi quindici anni, in quanto la bandiera confederata sventolava sull’edificio del parlamento statale.

“CAMBIAMENTO LENTO E DIFFICILE, MA ARRIVERA'”

jg_jackson_mississippi_capitolLa minaccia di sanzioni della Ncaa – ha detto John Grisham – potrebbe accelerare la soluzione del problema. Lo sport universitario qui è una parte importante delle nostre vite e se la Ncaa adottasse regole che penalizzano le squadre per cui tifiamo, potremmo pure cominciare a dimenticarci della guerra civile. In Mississippi, purtroppo, il cambiamento è lento ma credo che succederà più presto che tardi“.

John Grisham è favorevole alla rimozione della bandiera confederata dal Mississippi fin dal referendum statale del 2001, in cui tuttavia gli elettori dello Stato in cui vive bocciarono l’idea. Ora il tema è tornato fortemente di attualità, non solo per i fatti di sangue ma anche grazie alla petizione promossa da personaggi molto noti in tutti gli States.

Ma cosa ne pensa il cittadino medio del Mississippi? E cosa serve per cambiarne la mentalità? “Non c’entra il cittadino medio e non voglio speculare su cosa pensano gli abitanti del Mississippi – spiega Grisham – Si tratta di una questione politica, spetta alla legislatura occuparsene. Nel 1984, quando ero un giovane membro democratico alla Camera dei Rappresentanti, ci fu la proposta di rendere festivo il giorno di nascita di Martin Luther King. Ma cadde nel vuoto. Mentre il tempo passava, molti Stati hanno introdotto quella festività e finalmente la facemmo passare anche in Mississippi. Come ho detto, qui il cambiamento è lento e difficile“.

John Grisham, tra i firmatari della lettera, ha ovviamente contribuito alla redazione del testo, la cui prima bozza è stata scritta dallo scrittore Greg Iles. “Abbiamo iniziato a contattare altri amici – conclude Grisham – soprattutto scrittori, giornalisti, editori, poeti. La risposta è stata davvero entusiasta e la lista è man mano cresciuta sempre di più, fino a comprendere i due senatori locali Thad Cochran e Roger Wicker, oltre allo speaker della Camera statale. Tuttavia è impossibile prevedere come la questione sarà affrontata nell’arena politica“.

jg_momento_uccidere_bandieraLA BANDIERA NE IL MOMENTO DI UCCIDERE

La bandiera confederata è mai apparsa nei romanzi di John Grisham?

Sì, nel suo esordio letterario, Il momento di uccidere. I lettori più attenti, e anche coloro che hanno visto il film tratto da quel romanzo, ricorderanno la bandiera appesa al lunotto del fuoristrada giallo di Billy Ray Cobb e Pete Willard, i due trucidi teppisti che violentarono la figlia di Carl Lee Hailey venendo poi uccisi a fucilate da quest’ultimo.