Clanton, Mississippi

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Non vi scervellate a cercare Clanton, Ford County, Mississippi su Google Maps o, se siete all’antica, su mappe stradali o atlanti, neppure sui più dettagliati. La cittadina di provincia in cui John Grisham ha ambientato vari e importanti romanzi – Il momento di uccidere, La convocazione, L’ultimo giurato, Ritorno a Ford County, L’ombra del sicomoro – in realtà non esiste. Al massimo c’è una Clanton nel vicino Alabama, ma non è la stessa cosa.

Le vostre ricerche, così, si fermeranno al Mississippi. Perché quello – uno degli stati più poveri degli Usa, nel cosiddetto Profondo Sud – esiste eccome. E Grisham lo conosce bene, dal momento che ci è cresciuto e andato a scuola, vi ha lavorato ai tempi in cui faceva l’avvocato e lì possiede tuttora una residenza di campagna, a Oxford.

Clanton, invece, così come la contea in cui sorge, è una località immaginaria, in cui il re del legal thriller cerca di riprodurre le caratteristiche, nel bene e nel male, del “suo” Mississippi. Clanton è inventata, così come la Messina de L’allenatore, la Bowmore di Ultima sentenza o la Strattenburg della saga di Theodore Boone, mentre in altri casi John Grisham ha optato per città veramente esistenti. Anche la contea di Ford è immaginaria, e qui è stato facile: le contee americane (equivalenti pressappoco alle nostre province) portano spesso il cognome di presidenti degli Usa.

WELCOME TO CLANTON

In base alle informazioni deducibili dai romanzi di Grisham, Clanton è una cittadina di circa diecimila abitanti situata nella parte nordoccidentale dello stato, in una zona rurale non lontana da Memphis, che, seppure ubicata nel Tennessee, è la grande città più vicina, il punto di riferimento per tutto ciò di cui si ha bisogno e che nelle campagne non si trova. Il clima è tipicamente caldo umido.

Clanton rispecchia i caratteristici problemi del Sud degli Usa: in primis la difficile convivenza tra bianchi e neri e le gravi questioni razziali – più acute negli anni ’60 e ’70 e poi, con l’integrazione, affievolitesi ma mai scomparse – e quindi la povertà e l’ignoranza dell’abitante medio, le abitudini retrograde della popolazione, l’isolamento culturale, la violenza, la pena di morte, la frustrazione dei piccoli avvocati e l’indifferenza della borghesia locale. Anche se, come ha rivelato lo stesso Grisham in un’intervista a La Repubblica nel 2010, “ci sono persone meravigliose, e generose. Vivo in Virginia, in una piccola città, e mi sarebbe difficile vivere in qualsiasi altro posto. Il Sud rappresenta la mia cultura, le mie origini. E i problemi che ci sono… beh, sono comuni a molti altri luoghi“.

PROVINCIA PROFONDA

Clanton è una tipica città di provincia americana, con l'”aggravante” di trovarsi nel povero Mississippi. L’arteria principale è la Main Street, ricorrente in quasi tutte le cittadine d’America, sulla quale si affacciano i principali negozi, caffè e attività. Edificio dominante è il tribunale, che si affaccia sulla piazza centrale, circondato da edifici in gran parte occupati da studi legali.

Gli svaghi sono davvero pochi, a Clanton. Qualche locale e nulla più, e clientela non sempre raccomandabile. Allora, nei venerdì sera d’autunno, tutti ad affollare le gradinate dello stadio per tifare a squarciagola per la locale squadra di football liceale: i Cougars della Clanton High School, stando al racconto riportato ne L’ultimo giurato. I personaggi locali costituiscono una fauna ben riconoscibile: da onesti lavoratori a delinquenti senz’arte né parte, da contadini del circondario ad avvocati di piccolo cabotaggio, da normali famiglie a fidati tutori dell’ordine (immancabile lo sceriffo), dalle varie personalità di giudice fino a pastori e fedeli di svariate confessioni religiose.

Alcuni hanno visto nel nome Clanton un richiamo al famigerato Ku Klux Klan (“Klan Town”), che fu molto attivo in quel territorio, ma lo stesso Grisham ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. In realtà, un aggancio tra il nome Clanton e la biografia di John Grisham c’è: Don Clanton era il suo allenatore di football ai tempi del liceo alla Southaven High School.

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The Innocence Project

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L’errore giudiziario – che su Wikipedia è definito “la sanzione, detentiva o pecuniaria, per una persona che non ha commesso il reato di cui è accusato” – apre una piaga profonda o insanabile nella vita di una persona e dei suoi cari, così come nella società e nel sistema legale, dal momento che lascia impunito il reale colpevole e pone restrizioni alla libertà di un innocente.

John Grisham, avvocato prima ancora che scrittore, ha sempre dimostrato una forte sensibilità verso questo tema, che emerge con grande evidenza in alcuni dei suoi libri quali “Innocente” (il saggio-inchiesta sulla vicenda di Ron Williamson) oppure “Io confesso“. Grisham, infatti, fa parte del direttivo di The Innocence Project, associazione che da oltre vent’anni, negli Stati Uniti, ha dichiarato guerra all’errore giudiziario.

innocence_project_logoCOSA E’ THE INNOCENCE PROJECT

The Innocence Project è un’associazione nazionale non-profit che dal 1992 si batte per due grandi obiettivi:

  1. liberare e sostenere persone erroneamente detenute, attraverso il ricorso al test del dna;
  2. riformare la legge e il sistema penale, in modo da prevenire future ingiustizie.

L’associazione fu fondata da Barry Scheck e Peter Neufeld presso la Benjamin Cardozo School of Law della Yeshiva University di New York, per assistere i detenuti la cui innocenza poteva essere provata attraverso il test del dna. Da allora, attualmente 329 persone sono state scagionate negli Stati Uniti, di cui 18 nel braccio della morte. Queste persone – principalmente di età compresa tra 26 e 41 anni e per un terzo tra 14 e 22 – hanno ingiustamente scontato in cella una media di 14 anni prima del rilascio. Il 70% sono di colore.

Lo staff di avvocati a tempo pieno di The Innocence Project e gli studenti della Cardozo curano la diretta rappresentanza legale in molti di questi casi. Una percentuale compresa tra il 2,5 e il 5% dei detenuti negli Usa è composta da innocenti, traducibile in oltre 20mila persone ingiustamente rinchiuse in penitenziario.

LA SALVEZZA DAL DNA

L’innovativa tecnologia del dna impiegata dall’organizzazione ha dimostrato che le incarcerazioni sbagliate non erano casi rari o isolati, ma assai numerosi e derivanti da falle del sistema. Per questo The Innocence Project si dedica anche alla prevenzione, attraverso una riforma della legge per evitare queste assurde situazioni. Una sezione, infine, si occupa del reinserimento sociale delle persone scarcerate, per aiutarle a ricostruirsi una vita al di fuori delle sbarre.

Grazie all’attività di The Innocence Project, è stato possibile scovare ben 140 veri colpevoli che altrimenti sarebbero rimasti a piede libero. Un aiuto notevole, quindi, fornito alla giustizia degli Stati Uniti

Cosa può condurre a un errore giudiziario oppure alla sua cancellazione? Sono tanti i fattori in gioco: dalla fallace identificazione da parte di un testimone oculare alla testimonianza di un informatore, da false confessioni a una linea di difesa debole e inadeguata, per finire con la negligenza da parte delle pubbliche istituzioni e la presentazione di prove improprie o non valide durante i processi.

QUANTI E DOVE

Sono oltre 3000, ogni anno, le persone che si rivolgono a The Innocence Project per la prima volta e insieme alle altre totalizzano un numero che va dai 6000 agli 8000 casi da valutare. I casi attivi sono 300. I finanziamenti all’associazione arrivano per il 45% da donazioni individuali, il 30% da fondazioni, il 15% da cene ed eventi di beneficenza, il 7% dalla Cardozo School of Law e il resto soprattutto da aziende.

The Innocence Project non si ferma agli Stati Uniti ma fa parte di un network mondiale (The Innocence Network), composto da 69 organizzazioni in tutto il globo mosse dai medesimi obiettivi: Taiwan, Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Sudafrica, Israele, Italia, Irlanda, Francia, Paesi Bassi.