Perché “John Grisham Italia”

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Otto mesi di blog e quaranta post pubblicati: a fine anno solare, è il momento di un primo bilancio di John Grisham Italia. Soprattutto, è il momento delle presentazioni, visto il low profile con cui ho avviato questo blog. Il responsabile e finora unico autore sono io, Francesco Mecucci, giornalista, blogger e ovviamente appassionato lettore di John Grisham.

Andando in cerca di community italiane di appassionati di Grisham e non trovandone alcuna, ho deciso di lanciarne una io, visto che sull’argomento ne so abbastanza. Anche se purtroppo lo scarso tempo libero a disposizione non mi permette, almeno per ora, di andare oltre questo semplice blog aggiornato con frequenza più o meno settimanale (chi vuole darmi una mano, si proponga!)

COME HO SCOPERTO JOHN GRISHAM

Leggo Grisham da circa dieci anni. Tutto è iniziato con la… pioggia. Vagando per Roma in una grigia giornata con l’ombrello, entro in una libreria e mi imbatto ne “L’uomo della pioggia“. Dando un’occhiata alla sinossi in quarta di copertina, mi incuriosisce subito la storia di questo avvocato alle prime armi che si trova ad affrontare una causa milionaria contro una potente compagnia di assicurazioni per difendere una povera donna. La lettura del romanzo non tradisce le aspettative e la mia personale biblioteca si arricchisce presto di altri titoli: “Il socio“, “Il rapporto Pelican“, “La convocazione“, “Il testamento” e man mano tutti, alcuni dei quali accompagnati dalla visione dei film che ne sono stati tratti.

Da allora è una progressiva scoperta del personaggio John Grisham e dei suoi libri, nei cui valori espressi spesso mi ritrovo. In particolare, è stato bello scoprire che lo scrittore sia riuscito a dare il meglio di sé anche in alcuni generi diversi dal suo tradizionale legal thriller: ad esempio, quando parla di sport, una sua passione genuina, e riconosco che l’atmosfera de “L’allenatore” mi è rimasta dentro.

JG_02TEMI E VALORI NEI ROMANZI DI GRISHAM

Nonostante la critica bolli spesso Grisham come ripetitivo e superficiale – le sovrastrutture mentali e lo snobismo di certi cosiddetti “intellettuali” in Italia sono, a mio avviso, davvero stucchevoli – dai suoi romanzi emergono una serie di valori e di temi che ritengo molto importanti:

  • Il risvolto sociale delle storie narrate: le forti critiche e accuse rivolte al sistema giudiziario americano, alla pena di morte e alle grandi società assicurative, farmaceutiche, chimiche, minerarie, petrolifere, del tabacco, e la contestuale difesa delle povere vittime; il tutto osservato dal punto di vista dell’avvocato che, posto di fronte a determinate realtà, prende coscienza e riesce a cambiare la vita degli altri e soprattutto se stesso.
  • L’importanza dello sport come strumento di riflessione e perdono (“L’allenatore”, “Calico Joe”) oppure di redenzione e nuove opportunità (“Il professionista”). John Grisham arricchisce molti suoi romanzi con riferimenti sportivi, a riprova che lo sport è una componente essenziale della società.
  • La passione per l’Italia: John Grisham ambienta “Il Broker” a Bologna e a Treviso e “Il professionista” a Parma, forse rimarcando troppo qualche luogo comune sulla percezione che gli stranieri hanno dell’Italia, ma dipingendo un quadro tutto sommato reale e positivo.
  • La ricostruzione efficace di alcuni contesti chiave della società statunitense: i meccanismi dei processi e della giustizia, la vita nei grandi studi legali delle metropoli, la “religione” del football nelle cittadine di provincia, le difficoltà dell’integrazione razziale nel Sud, i disastri ambientali provocati dall’operato delle grandi compagnie e tanti altri.
  • L’importanza di John Grisham per il cinema: da vari romanzi sono stati tratti film di grande successo, diretti e interpretati da alcuni dei registi e degli attori più celebri di Hollywood.
  • Una semplicità di fondo che non fa mai male: nonostante la presenza di tutte queste tematiche, i romanzi di John Grisham hanno un’impostazione semplice e capace di toccare i valori basilari della vita delle persone, senza inutili sovrastrutture mentali. E forse è proprio questo il motivo del suo grande successo in tutto il mondo.
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Fuga dal Natale

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john_grisham_fuga_natale_krank“Dare buca” al solito Natale e andarsene in crociera ai Caraibi? E’ il sogno di molti. Luther Krank ha deciso: niente spese per gli addobbi, il pupazzo Frosty sul tetto di casa, i regali, i pranzi, le donazioni a questo o a quello… Niente di niente, si va ai Caraibi: i soldi che a ogni Natale escono dal portafogli, stavolta si spendono al mare!

Luther e la moglie Nora, ritrovatisi soli dopo la partenza della figlia Blair, appena laureata, per una missione umanitaria in Perù, decidono una clamorosa “fuga dal Natale” e da tutto il suo consumismo. Il piano è pronto. Ma Luther e Nora non hanno fatto i conti con l’invadenza dei vicini di casa – vivono in un tipico sobborgo dell’Illinois – e con la potenza di quella che, comunque, resta pur sempre la festa più bella e coinvolgente dell’anno…

LIBRO E POI FILM

Fuga dal Natale” è un romanzo di John Grisham del 2001, uscito in Italia nell’anno successivo. Titolo originale: “Skipping Christmas“. Nel 2004 ne è stato tratto il film diretto da Joe Roth, omonimo solo nella versione italiana (“Fuga dal Natale“, appunto), mentre il titolo originale per il grande schermo è “Christmas with the Kranks“.

Protagonisti del film Tim Allen nel ruolo di Luther Krank, Jamie Lee Curtis nei panni di Nora, mentre Dan Aykroyd (che molti ricorderanno come uno dei due Blues Brothers) è Vic Frohmeyer, il volitivo e antipatico capoquartiere che comanda l'”assedio” ai Krank per far sì che trascorrino il Natale a casa come tutti gli anni…

UN GRISHAM DA COMMEDIA

Fuga dal Natale“, libro e film, sono assolutamente da leggere e da guardare nei giorni che precedono il 25 dicembre. Una commedia ironica e divertente, ma anche piena di umanità. E con una critica, tutt’altro che velata, verso l’ipocrisia e il moralismo a oltranza della classe borghese e tendenzialmente conservatrice.

John Grisham e, sulle sue orme, Joe Roth dipingono un convincente quadretto dell’America delle casette con giardino e delle piccole comunità in cui tutti si interessano di tutti, ma anche stracarica di apparenze e falsità. Tuttavia a trionfare, al di là di ogni desolante meschinità, è la magica atmosfera del Natale: le luci, la neve, il calore del trascorrere le feste con i propri cari. Cose di cui, in fondo, tutti abbiamo bisogno. Tanto da arrivare alla frase conclusiva del romanzo: “Saltare il Natale. Che idea ridicola. Magari l’anno prossimo“.

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“Innocente” a teatro

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"Innocente" tratto da John Grisham

Innocente” (titolo originale: “The Innocent Man“) è un libro di John Grisham, uscito nel 2006. Non è un romanzo, ma un saggio-inchiesta, in quanto racconta una storia vera: la vicenda di Ron Williamson (1953-2004), ex promettente giocatore di baseball sprofondato nel dramma dell’alcolismo e della tossicodipendenza, ingiustamente accusato di omicidio e condannato alla pena di morte. Alcuni anni fa l’Officina Teatro del Mat (Movimento Artistico Ticinese) di Lugano, Svizzera, ne ha tratto l’omonimo spettacolo teatrale, che sarà riproposto il 6 febbraio 2015 al Teatro Portland di Trento.

ASCESA E DECLINO DI RON WILLIAMSON

Ronald Keith “Ron” Williamson è un brillante giovane di Ada, cittadina dell’Oklahoma, speranza del baseball in procinto di terminare il liceo e con il sogno di diventare un giocatore professionista della Mlb. Rifiutate le offerte di varie università, viene scelto dagli Oakland Athletics che – come da prassi – lo spediscono a farsi le ossa nelle squadre affiliate che militano nelle categorie minori. Qui, complice anche un infortunio, non riesce a emergere e di fatto la sua carriera è già conclusa a nemmeno venticinque anni. Sfumato il sogno del baseball, Ron piomba in una vita di crisi depressive e abuso di alcol e droghe.

Accusato ingiustamente dell’omicidio di una donna di Ada, la sua città, Ron Williamson subisce un processo sommario e viene condannato alla pena capitale. Inizia così il calvario dell’ancora giovane Ron nel temibile braccio della morte: nonostante sia sempre più vicino alla pazzia, è deciso a voler dimostrare a tutti i costi la sua innocenza. Sarà scagionato nel 1999, quando ormai la sua salute è irrimediabilmente compromessa. Morirà cinque anni dopo, all’età di 51.

LO SPETTACOLO

Mirko D’Urso firma drammaturgia, regia e interpretazione dello spettacolo “Innocente tratto dal libro di John Grisham. Come si legge nelle note di regia, “non vuole essere una (scontata) denuncia della pena di morte. Lo spettatore assisterà alla lenta agonia di un uomo ingiustamente condannato a morte. Assisterà alla sua rabbia, alla sua disperazione, alla sua frustrazione, alla sua rassegnazione, alla sua pazzia, alla sua morte. Senza poter far nulla, ma essendo “obbligato” ad accettare ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi. Una cella. Un tuta arancione. Un uomo. Una finestra, la quarta partete. E dall’altra parte di pubblico che involontariamente e cinicamente diventerà, la società, la legge, il boia. E si vergognerà“.

Innocente” è stato presentato al Teatro Foce di Lugano nel 2010 e nel 2011 nella Rassegna Mat (Movimento Artistico Ticinese). Nel 2011 ed è stato inserito nella rassegna Creatività al Teatro Sociale di Bellinzona. Nel 2012 è stato in cartellone al Teatro Dimitri di Verscio e al Teatro della Cooperativa di Milano. Il 6 febbraio 2015 sarà a Trento per la stagione del Teatro Portland.

IL TRAILER

John Grisham, “I segreti di Gray Mountain”

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Ecco in libreria “I segreti di Gray Mountain“, l’ultimo libro di John Grisham!

John Grisham, "I segreti di Gray Mountain"