Il rito del venerdì sera

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Venerdì d’autunno: in molte località degli Stati Uniti, soprattutto nelle sperdute cittadine di provincia, la serata del venerdì è consacrata al football liceale (high school football). John Grisham, da adolescente, ha vissuto in prima persona questa sorta di follia collettiva e spesso la ricorda anche nei suoi libri, a tal punto da dedicarne interamente uno all’argomento, “L’allenatore“. Ecco un passo tratto da “L’ultimo giurato“, ambientato negli anni ’70 in Mississippi. Il protagonista del libro, Willie Traynor, è l’editore e direttore del giornale di una piccola città e si ritrova immerso nell’atmosfera dell’high school football.

Ai primi d’agosto, però, il giornale ebbe un altro momento di gloria quando Davey ‘Linguaccia’ Bass mi spiegò i riti del football liceale. A Wilson Caudle lo sport non interessava: peccato che tutti gli altri cittadini di Clanton vivessero e morissero con i Cougars tutti i venerdì sera. Mr Caudle aveva relegato Linguaccia nelle ultime pagine del giornale e di rado pubblicava qualche foto. Io sentii odore di soldi e i Cougars cominciarono a diventare argomento da prima pagina.

La mia carriera di giocatore di football era finita alle medie per mano di un sadico ex marine che la mia tranquilla, piccola scuola aveva per qualche motivo ingaggiato come allenatore. Correvo sulla pista di atletica, in tenuta completa, con caso e tutto il resto, con trentacinque gradi all’ombra e il novantacinque per cento di umidità e, per non so quale motivo, l’allenatore si rifiutava di farci bere. (…) Abbandonai il football per dedicarmi al tennis e alle ragazze, e mai lo rimpiansi per un solo istante. La mia scuola giocava le sue partite il sabato pomeriggio, così nulla conoscevo della religione del football del venerdì sera. Accettai con gioia di essere un convertito ritardatario.

Quando i Cougars si riunirono per il loro primo allenamento, Linguaccia e Wiley erano presenti. Pubblicammo una grande fotografia in prima pagina di quattro giocatori, due bianchi e due neri, e un’altra dello staff tecnico, che comprendeva un assistente di colore. Linguaccia scrisse un lungo articolo sulla squadra, i giocatori e le prospettive per il campionato, ed eravamo solo alla prima settimana di allenamenti. (…)

Il “Times” pubblicò lunghi articoli sulle cheerleader, la banda, le squadre minori, su tutto quello che riuscimmo a pensare. E per ogni articolo c’erano delle foto. Non so quanti ragazzi restarono fuori dalle pagine del nostro giornale, ma di sicuro non furono molti. La prima partita fu l’annuale faida familiare contro Karaway, una cittadina molto più piccola con un allenatore molto più in gamba. Io mi sedetti in tribuna con Harry Rex e ci sgolammo insieme fino a perdere la voce. Lo stadio registrò il tutto esaurito, con un pubblico soprattutto bianco. Ma gli stessi bianchi che con tanta tenacia si erano opposti ad accettare gli studenti neri, quel venerdì sera si trasformarono all’improvviso. Nel primo quarto della prima partita, nacque una stella nel nome di Ricky Patterson, un torello dalla pelle nera e con le ali ai piedi la prima volta che ricevette il pallone corse ottanta yard. La seconda volta ne fece quarantacinque, e da quel momento tutte le volte che gli lanciavano la palla il pubblico si alzava in piedi gridando.

Sei settimane dopo che l’ordine dell’integrazione scolastica si era abbattuto sulla città, guardavo quegli stessi zotici intolleranti e ottusi urlare come pazzi e saltare sugli spalti ogni volta che Ricky riceveva la palla. Clanton vinse per trentaquattro a trenta al termine di una gara mozzafiato e noi raccontammo la partita senza il minimo pudore. Tutta la prima pagina era dedicata esclusivamente al football. Avviammo subito un concorso di “giocatore della settimana”, con un premio di cento dollari da versare per una borsa di studio in un fondo che rimase vago per mesi. Il nostro primo vincitore fu Ricky e ciò richiese un’altra intervista corredata di fotografia. Quando Clanton vinse le prime quattro partite, il “Times” si fece trovare puntuale ad aizzare l’entusiasmo, e la nostra tiratura toccò le cinquemilacinquecento copie”.

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