High School Football

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Lo sport è spesso una costante dei romanzi di John Grisham. Specialmente il football americano, a cui l’autore ha interamente dedicato ben due romanzi: “L’allenatore” e “Il professionista“. Soprattutto il primo è ambientato nel mondo dell’high school football, vale a dire il football giocato nei licei degli Stati Uniti. Una realtà che ha ispirato tanti film e che è retta da regole tutte particolari e in cui si trovano molti stereotipi ricorrenti. Questo è il momento ideale per parlarne: tra fine agosto e inizio settembre iniziano i campionati di football americano liceale e lo stesso agosto è un mese di duri allenamenti per i giocatori.

PAZZI PER I GIOCATORI LICEALI

Nelle cittadine della profonda provincia americana, dove non ci sono università e lo sport professionistico è solo un lontano vagheggiamento, per la gente del posto l’unica alternativa al tirar tardi nei bar è la partita di football della locale high school (corrispondente pressappoco al liceo o scuola superiore italiana). Tutta la popolazione, ogni venerdì sera d’autunno, santifica un rito collettivo riversandosi nello stadio – tipicamente con due grandi gradinate sui lati lunghi – per vedere darsi battaglia robusti ragazzi al massimo diciottenni, ma trattati come star. Per loro è una ragione di vita.

FRIDAY NIGHT LIGHTS

Lì, sotto le brillanti friday night lights, prendono vita le speranze dei tifosi e dei giovani giocatori, per i quali disputare un grande campionato significa ottenere una borsa di studio per l’università e quindi lasciare la cittadina priva di prospettive. Ma per molti di loro che non proseguiranno nella carriera sportiva, il football liceale è la fabbrica dei ricordi più belli ed esaltanti di anni spensierati. Eccolo, il cliché che grazie a innumerevoli film americani di sport (tra cui, limpidissimo, “Friday Night Lights” del 2004 con Billy Bob Thornton) è entrato nel nostro immaginario con l’impeto di un runningback.

SOGNI DI PROVINCIA

Cittadine anonime che ogni venerdì sera si sentono al centro del mondo, in stadi maestosi, curatissimi e sproporzionati, dove nascono, fioriscono e poi magicamente scompaiono (perché, per fortuna, il liceo finisce…) piccole grandi leggende locali. Un mondo stereotipato, provinciale, appartato ma ricco di fascino, in cui tutti diventano protagonisti, a partire dai ragazzi del football, belli, giovani, forti, invincibili, al coach che è anche maestro di vita, alle immancabili cheerleaders, fino a tutti gli abitanti “impazziti” che, nei bar come nei fast-food, nelle vie come nei pick-up parcheggiati, non parlano d’altro che della squadra, aspettando la prossima sera in cui Cougars, Titans, Spartans (come i protagonisti de “L’allenatore“), Panthers o cos’altro scenderanno ancora in campo per infiammare i loro cuori. Pronti a esaltarsi o a deprimersi a seconda del risultato: perché quando non hai altro conta solo quello.

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Ice Bucket Challenge, c’è anche John Grisham

Video

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John Grisham non si sottrae alla Ice Bucket Challenge. Celebrità di tutto il mondo e di ogni settore si stanno sottoponendo all’ormai virale secchiata di acqua e ghiaccio, accompagnata da una donazione per combattere la SLA e da un invito a fare altrettanto. Una “moda” a scopo benefico i cui video impazzano sui social media.

John Grisham ha risposto positivamente alla “nomination” del suo amico scrittore Stephen King e si è fatto gettare addosso un secchio di acqua ghiacciata mentre fumava un sigaro. Ecco il video su YouTube.